Lettera a Peppino Impastato
Ciao Peppino.
Volevo scrivere un articolo, ma la tua storia, la conoscono tutti, tranne quelli che non vogliono ascoltarla, perché sai, anche se da trentaquattro anni, non si sente la tua voce dai microfoni di Radio Out e per le strade di Cinisi, i tuoi cartelloni di protesta nei confronti della politica corrotta, non si vedono più, c'è ancora tanta gente cui fai paura. C'è tanta gente che si sente disturbata nel sentire il tuo nome. Fa paura che il figlio di un mafioso, invece di cullarsi nei privilegi donati, non dal rispetto, ma dalla paura, abbia deciso di rimanere in quel piccolo paese schiacciato tra montagna e mare, che se non fosse in Sicilia, sarebbe un angolo di paradiso.
Ho conosciuto la tua storia grazie ad un film cui tu, senza pensarci, hai dato un titolo e una trama. Non dimentico che quella sera di otto anni fa, non volevo proprio vederlo quel film….Un altro film sulla mafia, non ce la facevo a sopportarlo. Fa tanto male sapere che a volte, anche la tv racconta la verità. Una verità, difficile da mandar giù. Quella sera però, non ebbi scelta, così, a malincuore, guardai quel film. Non sapevo che la mia vita sarebbe cambiata. Sì, perché dopo, c'era un'intervista, in cui una donna che non avevo mai visto prima, parlava di come dei vigliacchi avevano ucciso il suo amato figlio. Quella donna che per tanti anni, ha tenuto aperta la vostra casa, accogliendo chiunque volesse conoscere la tua storia: tua madre!
Dopo l'intervista, sentii il bisogno di andare a Cinisi a trovarla, così nell'agosto del 2004, approfittando delle vacanze, arrivai lì, davanti a quella porta. Bussai e tremavo dall'emozione; un'emozione che esplose in un pianto, appena tua zia aprì la porta e la tua mamma, pian piano, si avvicinò a me. Non scorderò mai le sue mani che tenevano le mie, come per tranquillizzarmi. Le promisi di ricordarti sempre, e di far conoscere la tua storia. Sai Peppino, io quella promessa la sto mantenendo, ma se c'è qualcuno che ha dedicato fino all'ultimo giorno della sua vita alla tua memoria e alla lotta, perché tu avessi giustizia, quella è proprio la tua mamma. E' grazie a lei, a tuo fratello Giovanni, al tuo amico Salvo Vitale e al centro di documentazione dedicato a te, che Don Tano, è stato riconosciuto mandante del tuo omicidio e condannato all'ergastolo. Sì, perché i mafiosi, con l'appoggio di parti marce delle istituzioni, per anni hanno fatto passare il messaggio che eri rimasto ucciso durante un atto terroristico!
Per anni coloro che ti hanno amato, hanno dovuto ascoltare le offese alla tua memoria, da parte degli imputati e dei loro avvocati, ma come un fiume in piena, oggi, ci sono tante persone a Cinisi che con tanto affetto e stima, onorano la tua memoria; mentre nella casa di don Tano, adesso si parla di legalità: pensa che schiaffo!!! Sai, in molti paesi e città d'Italia, ci sono state le elezioni amministrative. La gente sta provando a cambiare, ma come si fa a far capire, che dietro a tanti giovani onesti e speranzosi, ci sono ancora i dinosauri della politica che tirano le fila? Intanto siamo già nel 2012…ci pensi? L'Italia è entrata di nuovo in crisi, e un tizio, non eletto dal popolo, ha deciso che la crisi, devono pagarla le classi più deboli.
- Cristina Donzelli