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Il Grillo parlante

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Ieri sera sono stato ad Alcamo per sentire Beppe Grillo Un po’ per curiosità, un po’ per simpatia. Volevo capire il perché del grande successo che quest’uomo sta riscuotendo. Dopo lo sbarco a nuoto attraverso lo stretto di Messina, impresa notevole per un uomo di 64 anni, con cento chili di peso, il suo giro in Sicilia è stato un crescendo di successi, con comizi affollatissimi, come non eravamo più abituati a vedere. Sembra proprio di vedere un nuovo profeta, al cui passaggio accorrono folle trabocchevoli. I sondaggi più recenti lo danno al 20%, primo partito in Sicilia. Che succede? Possibile che i siciliani siano pronti, come hanno fatto tante altre volte in passato, ad andare dietro a un nuovo “liberatore”, come hanno fatto con Garibaldi, o come hanno fatto con Berlusconi all’epoca del 61 a zero? Anche ad Alcamo la folla era impressionante. Grillo ha detto: “La questura mi ha comunicato che eravate in duecento, ma vedo che siete in settemila”. Magari settemila no, ma tre o quattro mila sicuramente. Sono stato preso, all’inizio, dal pensiero che molti non erano venuti a sentire il politico, ma il comico, poi, man mano che il comizio procedeva, a giudicare dalla quantità di applausi, fatti al momento giusto, mi sono reso conto che ero davanti a un pubblico maturo e ormai “schifiato” dalla politica, dalle sue ruberie, dalle decisioni  che hanno fatto cadere sulle spalle dei ceti sociali più deboli le misure economiche del governo. Grillo ha passato in rassegna tutte le tecniche con cui la televisione cerca di diffondere informazioni false su di lui e sul suo movimento, parlando della sottomissione dei giornalisti ai padroni delle testate per cui lavorano e dei tentativi  di far credere che dietro di lui agiscano chissà quali oscuri poteri e personaggi. Per questo ha deciso di non intervenire più in televisione, ma di servirsi della rete e del suo blog, che è uno dei più attivi al mondo. Gli applausi maggiori sono arrivati quando il comico ha parlato delle incredibili somme di denaro incassate dai politici, tanto che “Obama sta pensando di candidarsi al Parlamento siciliano” e della restituzione allo stato dei rimborsi elettorali ricevuti dal Movimento a cinque stelle. Con qualche richiamo alle motivazioni che stanno dietro ad ogni rivoluzione, ha detto che bisognerà non solo liberarsi dell’attuale casta politica, ma fare a loro gli accertamenti fiscali, tassare le loro ricchezze, costringerli a lavorare. Ancora applausi. “Diranno che questo è populismo, ma non me ne importa un cazzo…”  Non ha detto niente di nuovo. Mentre parlava riflettevo sulla “normalità” delle cose da lui dette, cioè sul fatto che “normalmente dovrebbe essere così’, liste senza condannati o inquisiti, due legislature e a casa, niente rimborsi elettorali, governo con la partecipazione diretta e il coinvolgimento delle masse, come è insito nel concetto di democrazia. Grillo ha citato Schultz, presidente del parlamento europeo, che ha detto che per lui Grillo è un pericolo per la democrazia tradizionale: ed è proprio questo tipo di democrazia che  è diventata la negazione della democrazia, che ha creato un distacco incolmabile tra paese legale e paese reale. Il cittadino esercita la democrazia solo una volta ogni cinque anni, o comunque quelle poche volte in cui è chiamato a mettere la croce sulla scheda elettorale: anzi, con il “porcellum”, che nessuno vuole veramente cambiare, non può neanche scegliere da chi vuole essere rappresentato, in quanto ci pensano i partiti. Questa casta di privilegiati crede di poter fare tutto quello che vuole e non è disposta a cedere di un passo, anche quando vede che, con l’avanzare dell’antipolitica, la terra sta franando sotto i suoi piedi. La normalità di una Sicilia che lavora, che usa le sue ricchezze in maniera che tutti possano goderne, che valorizzi l’agricoltura, anziché essere schiava dei prodotti del nord o dell’estero, diventa anormalità rispetto alle scelte della politica, che, invece di investire soldi a migliorare le infrastrutture e le strade, pensa al ponte sullo stretto.  Sono tornato a Partinico e sul corso ho incontrato un traffico bestiale. Tutti suonavano il clacson: in mezzo alla strada c’era Briganò con altri della sua parrocchia, che fermava le macchine per distribuire facsimili, mentre altri al volante imprecavano dicendo che non l’avrebbero più  votato. Ho pensato al concetto di normalità: in un paese normale qualche vigile urbano avrebbe invitato il candidato a  non intralciare il traffico e a sloggiare, a Partinico tutto questo è normale, anormale sarebbe stato l’intervento del vigile.    Non ho notizie di come sia finita la rimpatriata a Città del Mare con Di Trapani e Brunetta, ma anche qua ho pensato che, fare intervenire Brunetta era una buona scelta per perdere voti. Mi sono chiesto perché Grillo non sia venuto a Partinico: chiaramente perché non è ancor nato un gruppo che lo appoggiasse. E perché non è successo? Perché Partinico  è  un paese normale, in cui tutto procede secondo i parametri della democrazia “tradizionale”, in cui  c’è una classe politica che comanda e continua a comandare da padre in figlio e che sta bene come sta, non ha bisogno di cambiare nulla. In serata la Gabanelli, a Report, ha fatto una documentata rassegna di tutti i candidati inquisiti o con pendenze penali, soprattutto nelle liste di Miccichè, che è alleato di Raffaele Lombardo, e di Musumeci, alleato con i resti di Forza Italia e con i resti della parte peggiore dell’UDC passati  nel PID di Saverio Romano. In tutto questo casino succede che il PD che appoggiava Lombardo è ora alleato dell’UDC che era all’opposizione, mentre Miccichè, che era all’opposizione, è ora con Lombardo.  E mentre Crocetta invita a mettere una crocetta sul suo nome, Miccichè scrive nel suo manifesto “Sogno siciliano”, con una sorta di distacco di colore nella lettera “o” di sogno, così’ da sembrare una u e da leggersi  “sugnu” . Qualcuno, su Facebook gli ha risposto: “soca”  

Salvo Vitale    

( 22 ottobre 2012 )



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