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Obiettivo

decresce la grandezza del testo Resetta la grandezza del testo Incrementa la grandezza del testo

L’obiettivo, il progetto monomaniaco della classe dominante, si ripropone imperterrito, sempre uguale: perdere la propria vita a guadagnarsi una sopravvivenza, neppure garantita, compensare con l’illusione del futuro la delusione del presente.

Una nuova coscienza è emersa da tempo a impedirci di accettare una società che dopo aver eliminato il rischio di morire di fame al prezzo della certezza di morire di noia, è tornata a riproporre  la morte per fame, senza eliminare la noia, sua morbosa compagna.

Nessuna società prima di questa  aveva mai educato a una tale intima, umiliante sottomissione senza fine, nessuna aveva  fatto emergere tanto prepotentemente il bisogno di liberarsene.

Non c’è nessuna garanzia di riuscirci, ma c’è una voglia sempre più diffusa di provarci. Essa riguarda la fine di un’infima minoranza di fronte all’armata di tragici idioti educati da secoli a soffrire.

Qualche novità interessante emerge oltre le nebbie dello spettacolo: individui insorgono nella vita quotidiana, spingono la politica a ribellarsi, a dire no alla teologia economicista e rioccupano il territorio della vita preannunciando pacificamente un terremoto, ma nessuno è disposto a cedere di un millimetro Mai il potere si era mostrato tanto miserabile, vigliacco, falso, cinico e inconcludente.

 

La persistenza degli uomini di potere, genera voglia di esplorare altre strade per godere il calore umano della fratellanza, per condividere la solidarietà tra eguali. per fare un elogio pratico delle differenze, la cui pratica è partecipazione a una libertà comune.

La malattia dello schiavo moderno ha un nome antico: alienazione.

Sono  questi schiavi moderni, manipolati e oppressi, che possono guarire l’umanità dalla pandemia d’influenza porcina che impazza e la cui storia che si ripete nei secoli è che ci sono pochi maiali grassi che si cibano delle carni di molti maiali magri. 

(S.V.)

( 18 maggio 2013 )



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