Gela: L’ENI continua le trivellazioni senza curarsi dell’ambiente
La Giunta di Governo della Regione Siciliana (Governo Lombardo), il 3 Febbraio del 2011 ha varato la Delibera n. 24, dove esprimeva il proprio indirizzo politico-amministrativo contrario a qualsiasi permesso di ricerca petrolifera d’idrocarburi lungo le coste e nell'entroterra della Regione ed aveva "vincolato in senso negativo l'espressione della volontà delle Amministrazioni regionali, competenti in materia, in occasione di partecipazione della Regione Siciliana nei relativi procedimenti amministrativi".
Il suddetto Governo Lombardo, nello stesso giorno (il 3 febbraio 2011), con un’arroganza sfacciata, paradossale e spregevole, ha varato un’altra delibera, la Delibera n.23, in cui si stipulava il Protocollo D’Intesa con l’ENI e con le società Eni Mediterranea Idrocarburi SpA e Raffinerie di Gela SpA, “con l’obiettivo prioritario di stabilire una reciproca collaborazione al fine di promuovere ed assicurare la coesistenza ed il contemperamento, nel territorio della Regione Siciliana, dei progetti di sviluppo delle attività economiche che garantiscano l’incremento dell’occupazione e la crescita industriale ed economica della Regione, nonché le iniziative per il perseguimento e la tutela degli obiettivi di valorizzazione delle risorse ambientali, storiche, culturali, paesaggistiche e di protezione della salute.”
Il 29 febbraio del 2012, al Protocollo d’Intesa tra Regione Siciliana ed ENI SpA, ENI Mediterranea Idrocarburi SpA e Raffinerie di Gela SpA, veniva integrato l’Addendum, in cui “sono individuate le iniziative che le parti intendono realizzare per dare attuazione al Protocollo d’Intesa:
- “Sviluppo dei giacimenti di gas metano di Argo e Cassiopea nello Stretto di Sicilia facenti parte di una precedente concessione;
- Ottimizzazione della produzione del campo di Gela
- Realizzazione del pozzo esplorativo VELA 1 per la ricerca di gas metano nello stretto di Sicilia;
- Progetto volto all’iniezione di Anidride Carbonica, recuperata dall’impianto di ossidazione del Metano delle Raffinerie di Gela (RaGe), nel giacimento “ Giaurone” allo scopo di ottimizzarne la produzione. RaGe si dichiara disponibile a collaborare nell’iniziativa che consentirà di ridurre le proprie emissioni di oltre 70.000 t/anno.”
Nell’Addendum è espressamente indicato che la Regione Siciliana si adopererà per realizzare le relative iniziative affinché:
- “Siano sollecitamente emanati i provvedimenti;
- Siano rispettati i dettati dalle Norme vigenti per il rilascio dell’autorizzazione dei provvedimenti;
- Sia data completa attuazione alla Direttiva Comunitario n. 2009/31/CE relativa allo stoccaggio geologico di biossido di carbonio, così come recepita dallo stato italiano con il D. lgs. n. 162 del 14-9-2011”.
Appare netto il contrasto tra le necessarie cautele sulle perforazioni OFF SHORE espresse dalla Giunta Lombardo e l’accordo con ENI, finalizzato non solo per incrementare i pozzi metaniferi dei permessi esistenti ma per introdurre una nuova pratica di estrazione forzata tramite iniezione di CO2.
La Giunta, così facendo, tacitava le proteste dei sindaci contro l’inquinamento marino e, senza dare l’opportuna divulgazione, favoriva il monopolio dell’ENI utilizzando, a tal fine, presunte garanzie dell’ambiente e dell’occupazione a Gela.
Pertanto rileviamo la necessità di riflettere ed assumere coerenti e conseguenti comportamenti su una semplice considerazione: le risorse Demersali e Alieutiche (Pesca), già sottoposte ad "eccesso di prelievo", sono rinnovabili mentre l'estrazione petrolifera non è rinnovabile.
Oggi sarebbe opportuno che la Giunta Crocetta, al più presto, si pronunciasse su queste gravi contraddizioni e deliberi affinché lo Stretto di Sicilia diventi un mare di Pace, un’area di cooperazione tra i popoli rivieraschi per la conservazione e lo sviluppo delle risorse marine alimentari.
In tal senso sarebbe più opportuno istituire un grande parco marino internazionale e dire:
NO AI MUOS - NO AI DRONI
(A cura di Federico Calvi, Pino Dicevi e Michele Pipitone)