9 maggio 2013 tra Cinisi e Terrasini
Ricordo ancora il primo “9 maggio” al quale ho partecipato da ragazzo.
Frequentavo le scuole medie di Cinisi e alcuni insegnanti particolarmente illuminati mi presentarono per la prima volta la storia di Peppino, insistendo sul significato profondo della sua vita.
Mi sono legato immediatamente a quel giovane che portava il mio stesso cognome e che appariva ai miei occhi come un personaggio rivoluzionario.
Un ragazzo di Cinisi, come me, che aveva trovato la forza e il coraggio per lottare contro il potere mafioso che, come se non bastasse, risiedeva nella sua stessa casa.
Ripenso vividamente al momento in cui per la prima volta ho appreso la sua storia e percepisco ancora le vibrazioni della mia anima per l’ammirazione verso il sacrificio di quel ragazzo di appena 30 anni.
Ricordo anche una sensazione di disilluso stupore quando, partecipando per la prima volta alle manifestazioni organizzate in onore di Peppino, mi sono reso conto che i dibattiti e le conferenze erano semi-deserte e i partecipanti ai cortei erano pochissimi.
Per molti anni, in occasione di quella data, lo stesso gruppo di persone, formato principalmente dai compagni di Peppino e da pochi altri cinisensi, ha ricordato e reso onore al proprio compaesano assassinato dalla mafia.
Poi nel 2000 tutto è cambiato.
L’uscita dei Cento Passi, il bellissimo film di Marco Tullio Giordana, ha permesso di sdoganare a livello nazionale la figura di Peppino Impastato e ha contribuito a sensibilizzare una fetta considerevole di persone che, fino a quel momento, non avevano mai sentito il suo nome.
Da quel momento la commemorazione del 9 maggio ha registrato una partecipazione massiccia di gente proveniente da tutt’Italia per ricordare il giovane di Cinisi che ha sacrificato la sua vita per lottare la mafia siciliana.
Il corteo per Peppino Impastato
Quest’anno l’evento è stato particolarmente ricco e interessante: conferenze e dibattiti partecipatissimi, mostre di pittura, concerti, un colorato corteo da radio Aut fino alla casa di Peppino (oggi diventata un museo dedicato alla sua vita) e alla casa del boss Badalamenti (bene confiscato alla mafia e gestito dall’associazione Peppino Impastato), la presenza di numerosi sindaci di vari comuni italiani.
Tra i tanti eventi che hanno corredato la trentacinquesima commemorazione della scomparsa di Peppino Impastato, mi piace ricordare l’omaggio al poeta Gaspare Cucinella che ha ricevuto una targa alla carriera e ha recitato alcune delle sue poesie.
Gaspare Cucinella ha tra l’altro scritto una bellissima poesia dedicata a Peppino intitolata Na stidda chiamata Peppino.
Partecipare dopo tanto tempo al 9 maggio di Cinisi è stato molto toccante perchè mi ha ricordato l’importanza della memoria storica e della partecipazione di un’intera comunità agli eventi fondamentali della sua cultura.
Ho lasciato il corteo con l’animo gonfio di speranze nel prossimo e nella Sicilia, convinto che un mondo diverso sia possibile.
Tuttavia mi è bastato percorrere pochi chilometri per mettere da parte le utopie esistenziali e rendermi conto che la Sicilia è ancora impelagata nelle sue contraddizioni e nel gattopardesco “tutto cambia per non cambiare nulla”.
Mi è bastato spostarmi di qualche chilometro con la mia Punto bianca, passando da Cinisi a Terrasini, per rendermi conto che le lotte di Peppino sono più che mai attuali e il sacrificio della sua vita deve ricordarci che non bisogna mai arrendersi davanti alle ingiustizie.
Arrivato al lungomare di Terrasini, la mia attenzione è stata catturata da un gruppo di persone che contemplava e commentava animosamente una specie di cantiere in costruzione sulla costa.
Incuriosito da quella strana presenza edile su un tratto di costa incontaminato e, tra l’altro, pericoloso per via della franosità della roccia (recentemente due giovani hanno perso la vita precipitando dalla scogliera), ho deciso di scendere dall’auto per prendere informazioni.
I presenti mi hanno spiegato che quello che si dispiegava davanti ai miei occhi era il cantiere che porterà alla realizzazione dell’ I-club, uno spazio “sapientemente adagiato nella costa di Terrasini” che ospiterà un ristorante, un Solarium “in cui gli ospiti saranno coccolati, serviti e viziati” e una discoteca notturna “che grazie a rinomati dj creerà qualcosa di innovativo”.
Le parole virgolettate, come avrete ben capito, sono tratte direttamente dal sito dell’I-club che descrive la propria creazione come una perla di rara bellezza capace di integrarsi perfettamente nel paesaggio costiero in cui si collocherà e di incrementare il turismo locale richiamando visitatori da tutto il mondo.
Il cantiere dell’I-club a Calarossa
Il progetto, sulla carta, è stupendo: una piattaforma a due passi dal mare dove divertirsi e fare festa fino a notte fonda, un punto di osservazione unico per ammirare tramonti mozzafiato e un motore economico per incrementare il turismo siciliano.
Perché lamentarsi allora? Perché voler andare sempre contro ogni iniziativa? Perchè voler fare i bastian-contrari opponendosi a ogni novità e a ogni forma di cambiamento?
Perché la realtà è ben diversa dai testi poetici del sito web che decantano una struttura paradisiaca dove sognare e abbronzarsi allegramente.
In realtà quella struttura è un pugno nell’occhio e un pugno nella pancia della dignità siciliana.
Il Solarium installato sulla magnifica costa di Calarossa è una contraddizione inaccettabile per le seguenti ragioni:
- A livello paesaggistico è un pugno nell’occhio che rovina uno scenario da cartolina incantevole.
La sua presenza aggredisce brutalmente un tratto di costa incontaminato.
Non c’erano altri posti per realizzare questo progetto?
- Ruberà i tramonti agli abitanti di Terrasini.
Se i clienti della struttura potranno usufruire di splendidi tramonti, le tante coppie che si fermano sulla cosiddetta “piazzetta degli innamorati” per godersi il romantico tuffo del disco solare in mare, dovranno includere nella loro visione idilliaca anche un rettangolone bianco chiamato I-club. Un tramonto macchiato di bianco vi sembra romantico?
- E’ pericoloso.
Non riesco a credere che il comune abbia autorizzato la costruzione di un locale a strapiombo della costa, in cima a un promontorio che si getta sul mare!!! Ma siamo sicuri che i controlli geologici siano stati effettuati correttamente?
- Distrugge la bellezza.
E’ un vero e proprio assassinio della bellezza della zona dell’isolotto che verrà deturpata e privata del suo fascino.
- Il gioco non vale la candela.
Capisco che in nome del Dio denaro si è spesso pronti a sacrificare i valori più elevati, che come diceva Coleman “Business is Business”, che in Sicilia il lavoro bisogna crearselo ma francamente reputo che il gioco non valga la candela.
Voglio dire che la struttura, una volta ultimata, darà occupazione a un numero molto limitato di personale e, in ogni caso, non tale da giustificare un simile scempio paesaggistico.
Il cantiere di costruzione dell’I-club
Nel corso della sua breve vita Peppino condusse svariate lotte a difesa del territorio e contro le speculazioni edilizie, partecipò alla difesa dei terreni della zona del Mulinazzo che furono espropriati per quattro soldi ai contadini per realizzare la terza pista dell’aeroporto. Quella del Mulinazzo era una delle zone più rigogliose e floride della costa occidentale e fu sacrificata per favorire l’aeroporto.
La storia si ripete a distanza di tempo e, ancora una volta, il territorio viene mortificato in nome del Dio denaro.
Quel tratto di costa terrasinese, già abbondantemente privatizzato, aveva in passato destato l’attenzione dell’opinione pubblica per il progetto di costruzione di un depuratore.
In quel caso il progetto é fallito grazie soprattutto all’intervento di associazioni ambientaliste e movimenti cittadini.
Chi vincerà questa volta?
Per ricollegare la prima parte del post dedicata a Peppino con la seconda incentrata sullo scempio paesaggistico in atto a Calarossa, ritengo opportuno includere uno spezzone del film i Cento Passi in cui Peppino espone il suo concetto di bellezza:
“Uno sale qua sopra e potrebbe anche pensare che la natura vince sempre, che è ancora più forte dell’uomo…e invece non è così. In fondo tutte le cose, anche le peggiori, una volta fatte poi si trovano una logica, una giustificazione per il solo fatto di esistere.
Dopo un pò tutto fa parte del paesaggio…c’è, esiste…nessuno si ricorda più di com’era prima. Non ci vuole niente a distruggere la bellezza.
E allora…allora invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ‘sctè fessarie, bisognerebbe ricordare alla gente che cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla.
La bellezza…è importante la bellezza…da quella scende giù tutto il resto”
(dal blog “Italiani a Parigi” di Gaspare Impastato)