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Per una «via dei Fasci Siciliani» in ogni comune dell’Isola

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Circa centoventi anni fa, tra il 1892 e il 1894, nelle campagne e nelle città della Sicilia nacque e si sviluppò il movimento
dei Fasci dei lavoratori, al quale aderirono contadini, operai, artigiani e intellettuali, con l’obiettivo di migliorare
le condizioni di vita e di lavoro delle classi subalterne, di opporsi a viso aperto all’aristocrazia agraria, alla mafia dei
gabelloti e dei campieri. Il loro era un sogno di giustizia sociale e di libertà, che aveva l’obiettivo di costruire una nuova
società. Fra gli aderenti al movimento dei Fasci, un ruolo di primo piano ebbero le donne, che tentarono per la prima
volta nella storia dell’Isola di organizzarsi per emanciparsi e rivendicare lavoro e diritti. Tra i Fasci più forti e più
organizzati dell’Isola vi furono quello di Palermo, di Piana degli Albanesi e di Corleone. E proprio a Corleone il 30 luglio
1893, si riunirono tutti i Fasci della Provincia di Palermo per elaborare ed approvare quello che viene considerato
il primo esempio di contratto sindacale scritto dell’Italia capitalistica, passato alla storia come “Patti di Corleone”. Con
questa piattaforma rivendicativa, nell’autunno del 1893 a Corleone e in tanti comuni della Sicilia occidentale si svolsero
degli imponenti scioperi contadini, che in diversi casi si conclusero con il miglioramento dei contratti agrari. Alcuni
proprietari terrieri, infatti, per avere coltivate le terre e garantirsi la pace sociale, accettarono le condizioni poste nei
“Patti”. Ma il governo nazionale, presieduto dal siciliano Francesco Crispi, pressato dalla reazione agrario-mafiosa,
decise di adottare in Sicilia il pugno di ferro contro il movimento dei Fasci.
Già il 20 gennaio 1893, a Caltavuturo, l’esercito e i campieri mafiosi avevano sparato sui contadini, che rivendicavano
l’assegnazione delle “terre comuni”, usurpate dai “signori” del municipio, provocando 11 morti e numerosi feriti. Da
dicembre, la reazione fu ancora più decisa e violenta. Il 10 dicembre 1893 a Giardinello mafiosi ed esercito sparano
sui contadini che manifestavano, provocando 11 morti e numerosi i feriti. Il 17 dicembre, a Monreale, una dimostrazione
contro i dazi venne repressa a fuoco, producendo numerosi feriti. A Lercara Friddi il 25 dicembre una dimostrazione
contro le tasse fu repressa nel sangue: i morti furono 11 e numerosi i feriti. Nei primi di gennaio 1894 la dolorosa
catena si allungò. A Pietraperzia, il 1° gennaio una dimostrazione contro le tasse costò la vita ad 8 dimostranti, mentre
15 furono feriti. Lo stesso giorno a Gibellina si ebbero 20 morti e numerosi feriti. Il 2 gennaio a Belmonte Mezzagno
2 morti, mentre il 3 gennaio a Marineo i morti furono 18 e molti i feriti. Due giorni dopo, Santa Caterina Villarmosa
chiuse la lunga catena di violenze con 13 morti e numerosi feriti. Complessivamente, si contarono più di 100 morti,
diverse centinaia i feriti e oltre 3.500 lavoratori arrestati e incarcerati. Il 4 gennaio 1894, infine, il Governo Crispi decretava
lo stato d’assedio in Sicilia, dando pieni poteri civili e militari al generale Morra di Lavriano. Questi fece arrestare
tutti i dirigenti più importanti dei Fasci dei lavoratori dell'Isola, facendoli processare da tribunali militari, che li
condannarono a durissime pene detentive. Ma gli arresti e i processi non colpirono soltanto i capi del movimento, ma
anche le masse contadine e tutti quei professionisti e quegli studenti che furono sospettati di aver partecipato alle
dimostrazioni o semplicemente di simpatizzare per i Fasci. In ben 70 paesi furono effettuati arresti di massa. Circa
1.000 persone furono inviate al soggiorno obbligato nelle isole minori, senza nessun processo. Fu sospesa la libertà
individuale, l'inviolabilità del domicilio, la libertà di stampa, il diritto di riunione e di associazione, furono sciolte tutte le
associazioni contadine ed operaie. In questo modo, venne definitivamente distrutto il primo movimento popolare organizzato
della Sicilia, che si poneva seriamente il problema del lavoro e dello sviluppo, contrastando la vecchia aristocrazia
agraria e i gabelloti mafiosi. Lo Stato con la sua azione energica contro i contadini e gli operai e a favore delle
vecchie classi dominanti condannò la Sicilia al sottosviluppo. Se la mafia rimase forte e continuò a rafforzarsi sempre
di più, fino ad occupare pezzi importanti delle istituzioni, lo si deve alle scelte di allora e alle tante complicità dei governi,
di cui il gabinetto Crispi costituì un esempio emblematico.
Quella scritta dai Fasci dei lavoratori è stata una delle più importanti pagine di storia sociale e politica non solo della
Sicilia, ma anche d’Italia e d’Europa. Eppure, ancora oggi molti manuali scolastici non le dedicano neanche una riga.
In provincia di Palermo, strade dedicate ai “Fasci Siciliani” esistono solo nei comuni di Misilmeri, Marineo e Borgetto.
Non ce ne sono Palermo, a Piana degli Albanesi e nemmeno a Corleone. Eppure in queste tre città operavano i Fasci
più importanti della Sicilia, guidati da personaggi di rilievo come Rosario Garibaldi Bosco, Nicola Barbato e Bernardino
Verro. Quasi in tutti i comuni, invece, c’è una via dedicata a quel Francesco Crispi, che represse nel sangue il movimento
dei Fasci. Sarebbe auspicabile, quindi, che, a partire da Palermo, Piana degli Albanesi e Corleone, tutti
i comuni della provincia di Palermo e della Sicilia dedicassero una via al movimento dei Fasci Siciliani. Ed è
quanto chiedono le organizzazioni firmatarie del presente documento ai sindaci, alle giunte e ai consigli comunali
dei comuni della nostra Isola, allo scopo di onorare e di rendere giustizia storica alle migliaia di donne
e di uomini che animarono il movimento dei Fasci dei lavoratori della fine dell’800.
Caltavuturo, 20 Gennaio 2012
Per una «via dei Fasci Siciliani» in ogni comune dell’Isola
Giuseppe C. Marino
Docente Università di Palermo
Storico del movimento contadino
Dino Paternostro
Segretario Camera del lavoro Corleone
Resp.le D.to “Legalità” Cgil Palermo
Giuseppe Crapisi
Coordinatore Libera Informazione
Palermo
Antonino Musca
Presidente Circolo Arci
“20 Gennaio” - Caltavuturo
Ottavio Terranova
Presidente A.N.P.I. Palermo
Coordinatore A.N.P.I. Sicilia

 

Circa centoventi anni fa, tra il 1892 e il 1894, nelle campagne e nelle città della Sicilia nacque e si sviluppò il movimento

dei Fasci dei lavoratori, al quale aderirono contadini, operai, artigiani e intellettuali, con l’obiettivo di migliorare

le condizioni di vita e di lavoro delle classi subalterne, di opporsi a viso aperto all’aristocrazia agraria, alla mafia dei

gabelloti e dei campieri. Il loro era un sogno di giustizia sociale e di libertà, che aveva l’obiettivo di costruire una nuova

società. Fra gli aderenti al movimento dei Fasci, un ruolo di primo piano ebbero le donne, che tentarono per la prima

volta nella storia dell’Isola di organizzarsi per emanciparsi e rivendicare lavoro e diritti. Tra i Fasci più forti e più

organizzati dell’Isola vi furono quello di Palermo, di Piana degli Albanesi e di Corleone. E proprio a Corleone il 30 luglio

1893, si riunirono tutti i Fasci della Provincia di Palermo per elaborare ed approvare quello che viene considerato

il primo esempio di contratto sindacale scritto dell’Italia capitalistica, passato alla storia come “Patti di Corleone”. Con

questa piattaforma rivendicativa, nell’autunno del 1893 a Corleone e in tanti comuni della Sicilia occidentale si svolsero

degli imponenti scioperi contadini, che in diversi casi si conclusero con il miglioramento dei contratti agrari. Alcuni

proprietari terrieri, infatti, per avere coltivate le terre e garantirsi la pace sociale, accettarono le condizioni poste nei

“Patti”. Ma il governo nazionale, presieduto dal siciliano Francesco Crispi, pressato dalla reazione agrario-mafiosa,

decise di adottare in Sicilia il pugno di ferro contro il movimento dei Fasci.

Già il 20 gennaio 1893, a Caltavuturo, l’esercito e i campieri mafiosi avevano sparato sui contadini, che rivendicavano

l’assegnazione delle “terre comuni”, usurpate dai “signori” del municipio, provocando 11 morti e numerosi feriti. Da

dicembre, la reazione fu ancora più decisa e violenta. Il 10 dicembre 1893 a Giardinello mafiosi ed esercito sparano

sui contadini che manifestavano, provocando 11 morti e numerosi i feriti. Il 17 dicembre, a Monreale, una dimostrazione

contro i dazi venne repressa a fuoco, producendo numerosi feriti. A Lercara Friddi il 25 dicembre una dimostrazione

contro le tasse fu repressa nel sangue: i morti furono 11 e numerosi i feriti. Nei primi di gennaio 1894 la dolorosa

catena si allungò. A Pietraperzia, il 1° gennaio una dimostrazione contro le tasse costò la vita ad 8 dimostranti, mentre

15 furono feriti. Lo stesso giorno a Gibellina si ebbero 20 morti e numerosi feriti. Il 2 gennaio a Belmonte Mezzagno

2 morti, mentre il 3 gennaio a Marineo i morti furono 18 e molti i feriti. Due giorni dopo, Santa Caterina Villarmosa

chiuse la lunga catena di violenze con 13 morti e numerosi feriti. Complessivamente, si contarono più di 100 morti,

diverse centinaia i feriti e oltre 3.500 lavoratori arrestati e incarcerati. Il 4 gennaio 1894, infine, il Governo Crispi decretava

lo stato d’assedio in Sicilia, dando pieni poteri civili e militari al generale Morra di Lavriano. Questi fece arrestare

tutti i dirigenti più importanti dei Fasci dei lavoratori dell'Isola, facendoli processare da tribunali militari, che li

condannarono a durissime pene detentive. Ma gli arresti e i processi non colpirono soltanto i capi del movimento, ma

anche le masse contadine e tutti quei professionisti e quegli studenti che furono sospettati di aver partecipato alle

dimostrazioni o semplicemente di simpatizzare per i Fasci. In ben 70 paesi furono effettuati arresti di massa. Circa

1.000 persone furono inviate al soggiorno obbligato nelle isole minori, senza nessun processo. Fu sospesa la libertà

individuale, l'inviolabilità del domicilio, la libertà di stampa, il diritto di riunione e di associazione, furono sciolte tutte le

associazioni contadine ed operaie. In questo modo, venne definitivamente distrutto il primo movimento popolare organizzato

della Sicilia, che si poneva seriamente il problema del lavoro e dello sviluppo, contrastando la vecchia aristocrazia

agraria e i gabelloti mafiosi. Lo Stato con la sua azione energica contro i contadini e gli operai e a favore delle

vecchie classi dominanti condannò la Sicilia al sottosviluppo. Se la mafia rimase forte e continuò a rafforzarsi sempre

di più, fino ad occupare pezzi importanti delle istituzioni, lo si deve alle scelte di allora e alle tante complicità dei governi,

di cui il gabinetto Crispi costituì un esempio emblematico.

Quella scritta dai Fasci dei lavoratori è stata una delle più importanti pagine di storia sociale e politica non solo della

Sicilia, ma anche d’Italia e d’Europa. Eppure, ancora oggi molti manuali scolastici non le dedicano neanche una riga.

In provincia di Palermo, strade dedicate ai “Fasci Siciliani” esistono solo nei comuni di Misilmeri, Marineo e Borgetto.

Non ce ne sono Palermo, a Piana degli Albanesi e nemmeno a Corleone. Eppure in queste tre città operavano i Fasci

più importanti della Sicilia, guidati da personaggi di rilievo come Rosario Garibaldi Bosco, Nicola Barbato e Bernardino

Verro. Quasi in tutti i comuni, invece, c’è una via dedicata a quel Francesco Crispi, che represse nel sangue il movimento

dei Fasci. Sarebbe auspicabile, quindi, che, a partire da Palermo, Piana degli Albanesi e Corleone, tutti

i comuni della provincia di Palermo e della Sicilia dedicassero una via al movimento dei Fasci Siciliani. Ed è

quanto chiedono le organizzazioni firmatarie del presente documento ai sindaci, alle giunte e ai consigli comunali

dei comuni della nostra Isola, allo scopo di onorare e di rendere giustizia storica alle migliaia di donne

e di uomini che animarono il movimento dei Fasci dei lavoratori della fine dell’800.

Caltavuturo, 20 Gennaio 2012

Per una «via dei Fasci Siciliani» in ogni comune dell’Isola

 

Giuseppe C. Marino    Docente Università di Palermo    Storico del movimento contadino

Dino Paternostro    Segretario Camera del lavoro Corleone    Resp.le D.to “Legalità” Cgil Palermo

Giuseppe Crapisi    Coordinatore Libera Informazione Palermo

Antonino Musca    Presidente Circolo Arci “20 Gennaio” - Caltavuturo

Ottavio Terranova    Presidente A.N.P.I. Palermo    Coordinatore A.N.P.I. Sicilia

( 26 gennaio 2012 )



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