Addio, Guido
Il compagno Guido Orlando se ne è andato. Ci ha lasciato. E non perchè fosse stanco della vita. Tutt'altro! E' l'ultimo gesto che il corpo malato ha sulla malattia. Guido se ne è andato. Come se ne è andata Fanny Vitale. Come se ne è andato Vito Lo Duca. Accomunati dalla vita nelle stesse esperienze, scelte, lotte e dallo stesso male incurabile.
Lui, amante della semplicità, riservato, sembrava a volte lontano, distaccato. Invece era il suo modo di essere, di partecipare attivamente all'impegno politico e sociale. Amava la vita, Guido. E la musica, il sole, i viaggi. E su tutto questo, la fotografia. Tutto qui.
Ne aveva fatto il suo modo di vivere, rifiutando gli aiuti che una famiglia benestante come la sua voleva dargli. Perchè Guido aveva dalla sua questa "fortuna": l'esser membro di una famiglia benestante. Poteva vivere senza assilli economici, eppure, lui ha rifiutato. Anche Guido, come tanti compagni della sua generazione, come Peppino Impastato, ha rifiutato l'omologazione, la facile vita dell'integrazione, del perbenismo, del consumismo. Anche Lui si è ribellato all'autoritarismo, fosse anche quello dei genitori. Ha vissuto la vita a testa alta, con semplicità e con la dignità di uopmo libero e non ricattabile. Con la dignità di essere se stesso. Costi quello che costi. La libertà non ha prezzo.
Non sono stato amico di Guido. L'amicizia non è premere un bottone: è qualcosa che ci possiede dentro. Non lo frequentavo, non faceva parte del mio gruppo. L'ho conosciuto al Circolo "Musica & Cultura" insieme a tutti i compagni di Terrasini. Abbiamo fotografato, tutti e due, presi dal "virus" della fotografia, le manifestazioni che si susseguivano. Fino all'ultima volta quando a Terrasini si è intitolata la strada a mamma Felicia Bartolotta Impastato. Era stanco, provato, stava spesso seduto sul marciapiedi. Ha guardato la mia nuova fotocamera, compatta, piccolina, leggera. Mi ha detto che era il momento di comprarsene una uguale. Quella sua non riusciva più a tenerla in mano. Troppo pesante. E' l'ultimo ricordo che ho.
Non ero amico di Guido, non ci frequentavamo al di là dell'impegno politico e sociale. E mi dispiace! Però abbiamo lavorato bene insieme, anzi, ne avevo così stima e fiducia da affidargli i miei negativi per la digitalizzazione. L'unica persona che abbia mai avuto i miei negativi con sè: da Musica & Cultura alle manifestazioni per il 9 Maggio. Dall'ultima foto di Peppino durante l'ultimo suo comizio alle macchie di sangue nel casolare. Lui, che aveva più tempo ed attrezzature, si è prestato a fare questo lungo e noioso lavoro. Con calma, diligenza, impegno e serietà. Professionalmente.
E insieme abbiamo preparato la mostra di foto di alcuni anni fa: 30 scatti (anche la nostra economia impone tagli drastici ) per 30 anni: dal funerale di Peppino al funerale di mamma Felicia. Mischiando le mie foto con quelle sue, e togliendo allegramente ognuno le proprie perchè si fa fatica a scegliere tra centinaia di foto le più emblematiche: "lascia la tua, è più rappresentativa" "No, guarda, mi sembra che la tua racconti di più" ... Lui sceglieva le mie ed io proponevo le sue. Senza invidia, senza problemi, senza vanto o competizione. Allegramente.
Ci siamo sempre ritrovati a fotografare in due, ognuno dal suo punto di vista ma senza mai confrontarci. Forse perchè eravamo così simili: taciturni, riservati, mai in competizione. Anzi, aveva i miei scatti digitalizzati e l'autorizzazione ad usarli per amplificare il ricordo di Peppino e del 9 Maggio.
Abbiamo fotografato tanto insieme. Ma oggi sono solo. E non ho la forza di farlo. C'è la musica che tanto amavi che riempie la stanza con la tua bara. Ma non c'è allegria. Ci sono tante persone silenziose, tristi, meste. Molti sono commossi, tutti quelli che ti hanno conosciuto da vicino, tanti. C'è la musica che tanto amavi, ma c'è mestizia.
Ed io non so testimoniare tutto questo. Per la prima volta ho vergogna a fotografare, mi sento un ladro. Mi sembra di rubarti il dolore dei volti, di rubare le lacrime dalle guance. Mi faccio forza. Mi nascondo tra la folla e alzo le mani. Nel gesto di chi si arrende scatto qualche foto. Poi, solo il video della commemorazione dell'amico e il ricordo del fratello.
Niente altro.
Scusami, Guido.
Non immaginavo che avrei pianto per te.
Ho perso un amico che non sapevo di avere.
Resterà un vuoto incolmabile dentro.
Addio, Guido.
Paolo