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Sugli insulti del No Tav Marco Bruno, l'ispirazione a Peppino Impastato e le dichiarazioni del fratello Giovanni

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È vero, il nostro paese ormai è in balia dell’urgenza. E della fretta. Fretta di scrivere, fretta di commentare, fretta di costruire le notizie senza capire. Peppino Impastato e i Notav, Peppino Impastato e le istituzioni. La posizione assunta dal fratello e i titoli dei giornali che rimpallano:
Ma qualcuno ha letto e capito realmente quanto è stato detto?
Il massimo della disinformazione e l’eccesso di informazione su notizie spesso inutili. Video, articoli, commenti, dibattiti si seguono a ritmo serrato su quanto dichiarato da “un” Notav (non dall’intero movimento) per giustificarsi rispetto ad un insulto ad un carabiniere. Il No Tav dice di ispirarsi a Peppino Impastato. E parte la strumentalizzazione. Facile, si parla di sciocchezze, di aria fritta per non affrontare la reale questione, ossia la costruzione della Tav. Tutto è utile per spostare l’attenzione. La fretta dicevamo, la fretta di spostarsi e di spostare merci, di investire, costruire senza riflettere, senza calcolare i danni e i vantaggi, senza alcun bilancio. La Tav rappresenta tutto questo, tutto ciò che cancella per la velocità e la fretta il silenzio, l’equilibrio naturale e la serenità di una valle. Hai detto niente…e perché? Non si sa. La Tav va fatta perché va fatta, questa è la motivazione. Aiuta il progresso, dicono. Ma qual è il prezzo da pagare, bisognerebbe chiedersi, fermandosi un attimo a pensare, semplicemente. Troppo alto dicono i valligiani e, sinceramente, concordiamo con loro. Ma perché non aprire un dibattito, sereno, pacato ascoltando le reciproche ragioni?I tecnici non sono solo al governo, alcuni con tanto di studi e accertamenti sostengono la tesi del movimento. Movimento che, di base, ha ben poco di violento, ma è formato da persone comuni che si mobilitano per difendere il proprio territorio e per questo vengono bistrattate. Ma come, si parla tanto di sviluppo sostenibile e emergenza ambientale. Bel controsenso. La violenza poi scaturisce dal non ascolto, dall’eccessiva rigidità di chi dovrebbe accogliere le voci dei cittadini che rappresenta e che, invece, fa orecchie da mercante, anzi, alza un muro, che blocca qualsiasi possibilità di confronto. Non è propriamente un atteggiamento responsabile per chi dovrebbe costituire un punto di riferimento.
In ultimo, andiamo ad analizzare quanto detto da Giovanni nella sua intervista al Corriere e alla stampa:
 
« Nella sua vita, Peppino ha avuto scontri molto duri con Polizia e Carabinieri, ma non è mai andato a provocare direttamente un agente. Soprattutto in un momento di tensione come quello della Val di Susa non sarebbe mai andato a insultare un poliziotto» Questo dall’intervista dal Corriere.it. 
 
«Peppino attaccava le forze dell’ordine, denunciava l’uso distorto del potere ma non istigò mai all’odio. Ricordo una serie di documenti di analisi per contestare decisioni discutibili degli investigatori o della magistratura, ma si trattava di discorsi non di bombe. E anche quando si arrivò allo scontro fisico scelse la via della resistenza passiva».
 
Riguardo l’esproprio dei terreni per la costruzione della terza pista dell’aeroporto:
«Quella storia ha qualche punto di contatto con la battaglia dei “No Tav”, nel senso che era un tema di emergente ambientalismo ma anche di denuncia degli interessi mafiosi attorno ai lavori pubblici finanziati a Punta Raisi. C’era poi il problema dell’esproprio dei terreni, quasi sempre in danno dei poveracci. Vennero i carabinieri a “liberare” le terre occupate da Peppino e dai suoi compagni. Fu scelta la resistenza passiva, quasi a voler sottolineare un rifiuto della violenza. La vera arma di Peppino era un’altra: era la parola e, soprattutto, l’ironia. Persino coi fascisti, con i gruppi di destra, non c’era la ricerca dello scontro fisico. Lui era convinto che risultava molto più efficace una trasmissione dissacratoria su “Radio Out” (ancora...si scrive Aut come autonomia). E forse non aveva torto, se la mafia decise di assassinare un ragazzo armato soltanto della propria cultura e dei propri valori».
Infine circa il movimento No Tav:
«E’ stato detto che mio fratello non attaccava le istituzioni e questo non è vero. Attaccava le ingiustizie e le devianze istituzionali. Oggi probabilmente avrebbe condiviso le ragioni del popolo delle valli, le avrebbe sostenuto con tutti gli strumenti politici, legali e consentiti. Certamente non avrebbe legittimato l’uso folle della violenza».
Parole chiare, che lasciano ben poco all’interpretazione e, comunque, ribadiamo: sarebbe il caso che l’informazione si occupi della questione Tav in sé e lasci da parte le chiacchiere e i vaniloqui.

 

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

( 7 marzo 2012 )



Ci sono 1 commenti sulla notizia
Mariella.: 06/03/2012 01:28:57
Responsabilità. Rispondi a questo messaggio
Impegno,garbo,raffinatezza e responsabilità.Giovanni,grazie per il tuo inconfondibile stile!