Annullata la condanna a Dell’Utri
Tutto a posto, non è successo niente. Il giudice Iacoviello ha sentenziato: i giudici hanno sbagliato, non c’erano motivi per condannare Dell’Utri e quindi, visto, considerato, preso atto ecc. si dispone che l’imputato non è più imputato, la mafia ringrazia, ogni tanto c’è qualche magistrato non comunista che si ricorda degli amici, perché don Marcello è un amico. Come non scordare che è il fondatore di Forzaitalia? E prima ancora il direttore di Publitalia? Come non ricordare la sua felice intuizione di creare un partito-azienda che raccogliesse sotto di sé l’eredità della vecchia prima repubblica e ne fondasse una nuova, identica alla prima, ma più agile e spregiudicata negli affari, nella spartizione dei soldi dello stato, nel controllo del giro nazionale e internazionale? Con chi ti metti? E soprattutto, come non scordare lo stretto legame, gli accordi di ferro con tutti gli amici siciliani per far convergere sul nuovo partito i voti in cambio della signoria totale sulla nuova Italia? Ci sono stati alcuni, politici e giudici, tutti sbirri, fitusi, ficcanaso e soprattutto comunisti che hanno voluto mettersi di traverso, complicare le cose, perseguitare questo grande illustre bibliofilo che si ispira a Socrate, che come Socrate ha subito un processo ed è stato ingiustamente condannato, ma che, diversamente da Socrate, non ha scelto di morire, ma di vivere, perché sapeva che poteva farcela, che gli amici non si scordano degli amici nel momento del bisogno, che la grande fratellanza, la cosa nostra funziona sempre e può affacciarsi in qualunque momento, aggiustare le cose, tornare ad inabissarsi, per riemergere nel momento opportuno. Oddio, c’è ancora qualche dettaglio, ma si sistemerà tutto. Rimane la vecchia sentenza di primo appello con la condanna a nove anni, e da quella bisogna ripartire per rifare il processo. Tutto daccapo, abbiamo scherzato. E già si è provveduto comunque a sistemare le cose anche per il nuovo processo: c’è un presidente della corte che è un vero amico, un certo Aldo Grassi, allievo prediletto del giudice Carnevale, ve lo ricordate?, l’ammazzasentenze, comunque assolto sempre anche lui, il quale provvederà a mettere le cose a posto, così come le ha messe a posto l’amico Iacoviello. Bisogna sempre aver fiducia negli amici: si vedono al momento del bisogno. Se la sentenza fosse stata confermata il povero dell’Utri, classe 1941, avrebbe da subito dovuto passare qualche annetto in galera, facendo compagnia al suo amico Cuffaro, ma vuoi mettere lui, Marcello, il più grande, il capo dei capi, con quel fessacchiotto di Totò vasavasa? E’ giusto che qualcuno paghi per tutti, altrimenti poi la gente parla. Ma la classe non è acqua fresca, e don Marcello ha classe, legge libri di filosofia, colleziona libri rari, tesse i fili della tela in cui l’Italia è avvolta e continuerà ad esserlo ancora per molto tempo, con l’appoggio di quella che una volta era l’opposizione: perché anche là si è realizzato il capolavoro: mettere a tacere chi poteva dar fastidio, anzi invitarlo a stare insieme: così uno scandaletto per te e uno per me e vai…. “Quannu a pignata vugghi s’o calari a pasta pi tutti” (“quando la pentola bolle, bisogna buttare la pasta per tutti”) diceva il buon Salvo Lima. Anche per quelli che starnazzano, come Bossi e Di Pietro: quattro fili di pasta e si “ntuppanu a vucca”. Del resto questo governo è fatto da amici, lo appoggiano tutti per questo, tu fai finta che ti lamenti oggi, tu domani, ma intanto avanti tutta prendendo per il culo i fessi che ci credono e continuando a spremere soldi dalle tasche dei poveracci.
(Salvo Vitale)