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Solidarietà ad Agnese Borsellino (Salvo Vitale)
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SOLIDARIETA’ AD AGNESE BORSELLINO
Qualche giorno fa il solito generale Subranni, richiamando una frase di Agnese Borsellino, detta e verbalizzata nel 2010, ma chissà perché venuta fuori solo adesso, ha detto che la vedova del magistrato ucciso forse non ricorda bene a causa del morbo dell’Alzhaimer che l’avrebbe colpito. Agnese aveva, in quel verbale richiamato qualcosa di terribile che Paolo gli aveva confessato il giorno prima di essere ucciso, ovvero che era stato “tradito” da uno dei suoi migliori collaboratori. Pare di capire che costui era Subranni, il quale, secondo Borsellino, su testimonianza della moglie, “era punciutu”. La “puncitina” è l’atto di affiliazione alla mafia : si punge un dito con un ago, si fa scorrere una goccia di sangue su un santino, si brucia il santino tra le mani e, nel frattempo si pronuncia il giuramento.
Esprimo la mia solidarietà ad Agnese Borsellino, assieme a quella dell’Associazione Peppino Impastato, composta dai compagni di Peppino. Subranni lo ricordiamo bene: in quel 9 maggio 1978 venne da Palermo, allora tenentino in cerca di gloria, dando ai carabinieri di Cinisi indicazioni ben precise: la rotaia divelta e i resti del corpo di Peppino Impastato erano la conseguenza di un tentativo di attentato terroristico fallito. In Sicilia non c’erano mai stati terroristi: l’unico terrorismo possibile era quello mafioso, che aveva il perfetto controllo del territorio dei traffici d’armi che passavano per la zona. Vennero fatte perquisizioni, senza successo, nelle case dei compagni di Peppino, alla ricerca di un socio dell’attentatore, essendo del tutto improbabile che Peppino potesse essere saltato in aria da solo, senza che nessuno sistemasse il detonatore e innescasse la miccia che, dall’auto di Peppino avrebbe dovuto portare la scintilla al luogo dell’esplosivo. In questa sorta di frenesia i carabinieri vennero anche a perquisire la radio, naturalmente senza mandato di perquisizione e aprendo con una chiave che asserirono essere quella dell’Impastato, come se Peppino su quella chiave avesse scritto il nome: dalla perquisizione venne portato via un rotolo di cavo telefonico che un compagno aveva lasciato lì e che serviva per attaccare i fili dell’altoparlante alla batteria, quando si facevano i comizi. Volevano far credere che quello era il filo mancante. Ma il filo non era abbastanza lungo. Perquisendo la casa di Peppino, l’allora carabiniere ausiliario in forza alla caserma di Partinico, Carmelo Canale, poi al seguito di Paolo Borsellino e successivamente indagato per mafia,e cognato del maresciallo dei carabinieri della caserma di Terrasini, Antonio Lombardo, poi suicida, trovò una lettera scritta nervosamente, che iniziava: “sono ormai nove mesi, tanti quanti ne occorrono per un normale parto, che medito sulla necessità di abbandonare la politica e la vita…è cominciata a febbraio….”. Quella lettera era datata, era stata scritta a novembre 1977, ma i carabinieri e il magistrato non esitarono ad usarla come prova del suicidio di Peppino. Sì, perché nel giro di qualche giorno, vista l’impossibilità di sostenere l’ipotesi dell’attentato, si passò ma quella del suicidio. Di quella lettera, di cui nessuno sapeva niente, vennero fatti pubblicare alcuni passaggi sul Giornale di Sicilia, con la nota che tali frasi “erano state ricostruite con l’aiuto dei compagni di Impastato”. E ancor di più, quando, considerato che dai carabinieri non potevamo avere giustizia, ci mettemmo a cercare tracce, assieme ai brandelli del corpo di Peppino, lasciati all’aria e in pasto agli uccelli, e trovammo le macchie di sangue in un casolare che era lì, ma che nessuno aveva notato, l’indomani trovammo, sempre sul Giornale di Sicilia, l’affermazione che “per i carabinieri trattasi di sangue mestruale”. Malgrado i manifesti, malgrado la grande folla al funerale, malgrado le manifestazioni in tutta Italia, malgrado l’elezione, in memoria, di Peppino Impastato al consiglio comunale di Cinisi, in cui era candidato, ancora il tenente Subranni, in un suo verbale del 30 maggio, cioè 20 giorni dopo, sosteneva ancora la tesi dell’attentato terroristico e quando, interrogato da Rocco Chinnici fu costretto ad ammettere di avere sbagliato, si giustificò dicendo di avere avuto informazioni sbagliate dai carabinieri di Cinisi. Significativa anche una improvvisa presenza del capitano D’Aleo, della caserma di Monreale, poi anche lui vittima di mafia, che di colpo scomparve dall’indagine: forse che non condivideva i metodi di Subranni. Ma, a concludere questa allucinante vicenda, va anche considerato il ruolo del magistrato che condusse le indagini, il giudice Domenico Signorino, che sarà anche PM al maxiprocesso e che morirà suicida nel novembre 1992, si disse per debiti di gioco: il pentito Gaspare Mutolo, guarda un po’, quello che Paolo Borsellino aveva interrogato, nel suo viaggio a Roma il 17-07-1992 e che avrebbe dovuto reinterrogare, (aggiungiamo che, in una telefonata la mattina del 19 il procuratore Pietro Giammanco, quello che aveva fatto le scarpe a Falcone, lo aveva sollevato da questo interrogatorio, affidandolo, chissà perchè, al giudice Aliquò), in una delle sue dichiarazioni descrive perfettamente la casa del giudice Signorino e l’ubicazione delle varie stanze. A noi è andata bene perché, su sollecitazione del Procuratore capo Gaetano Costa, Signorino si convinse di avere sbagliato tutto e, nove mesi dopo formalizzò l’istruttoria come “omicidio ad opera d’ignoti”: il caso venne preso in mano da Rocco Chinnici e, dopo la sua morte, da Antonino Caponnetto, che arrivò, in quel momento alla conclusione che Peppino era stato ucciso dalla mafia di Cinisi, ma che non c’erano sufficienti prove per incriminare qualcuno. Durante il processo vennero fuori allucinanti dichiarazioni di pentiti, come Francesco di Carlo :“La stazione dei carabinieri di Cinisi non li disturbava ai mafiosi, facevano finta di niente perché ci avevano fatto parlare il colonnello Russo. Al colonnello Russo ci avevano fatto parlare i Salvo e Tanino Badalamenti e si comportavano bene”, o quella di Francesco Onorato “era risaputo che il Badalamenti avesse nelle mani i carabinieri del territorio di sua pertinenza”. Per non parlare dei metodi terrorisatici con cui vennero condotti gli interrogatori: "Come vi permettete di offendere un bravo cittadino come Gaetano Badalamenti, e con quali prove?". Tutto questo ci dà il termometro della situazione. Pertanto, l’affermazione che Subranni fosse “punciutu” non stupisce più di tanto e si inserisce perfettamente in quel quadro di torbide vicende sui rapporti tra le forze dell’ordine, i politici, i magistrati e i mafiosi, che caratterizza la fine degli anni 70 e che dura sino ad oggi.Genera tristezza invece il fatto che uno degli uomini più potenti d'Italia, già generale dei ROS, si permetta di ingiuriare e di offendere una persona che ha saputo dignitosamente portare avanti il suo dolore.
( Salvo Vitale)
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Ci sono 2 commenti sulla notizia
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la signora agnese borsellino merita tutto il nostro rispetto ed onore per come in tutti questi anni pieni di dolore per la perdita di paolo borsellino,per quanto riguarda subranni si meriterebbe essere preso a calci in culo ed essere spedito in galera e buttare la chiave per quanto ha infangato la morte di peppino impastato e continua ancora ad infangare oggi la signora agnese borsellino subranni VERGOGNATI di essere nato e che con la tua condotta mafiosa hai macchiato la divisa onorata dell'arma dei carabinieri,VERGNATI di aver offeso la signora agnese borsellino e chiedigli scusa e perdono in GINOCCHIO,ma la VERGOGNA non e' solo tua ma anche dello STATO ITALIANO che ti permette ancora di sparare fesserie in giro,mi associo a te salvo per la solidarieta' alla signora borsellino,un caro saluto ad agnese borsellino e di ignorare il generale subranni,generale dei miei stivali,un saluto a pugno chiuso a salvo vitale,andrea bartolotta,giovanni riccobono,faro di maggio ed a tutti i compagni dell'ass.peppino impastato di cinisi,un ricordo speciale a chi ci ha lasciato GUIDO ORLANDO,PEPPINO IMPASTATO,MAMMA FELICIA,FANNY VITALE e VITO LO DUCA
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AVEVO DIMENTICAT NEL POST PRECEDENTE IL MIO NOME E LA MIA CITTADINA,CHIEDO SCUSA
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