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Terrasini: Poveri ficus, povera piazza !!!

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Non sono mai stati imponenti, maestosi, né bellissimi da vedere, perché le periodiche, eccessive potature, nell’arco di 90 anni circa, non hanno mai consentito ai 23 esemplari di ficus benjamina di elevarsi ancora di più e di infoltire rigogliosamente le loro chiome. Su di loro, nei decenni passati, si è detto di tutto: che sporcavano i marciapiedi e l’asfalto, lasciando cadere, nel periodo della loro maturazione i loro piccolissimi frutti, ( i “piripicchia”): i marciapiedi erano insudiciati da tutto quello che i frequentatori abituali e occasionali vi lasciavano cadere: cicche, gelato, ricotta, crema pasticciera, caffè, gomme da masticare, birra, alcolici vari, sputi, cartacce e rifiuti di ogni sorta.

E’ stata sempre la frequenza e la frequenza degli umani quella che ha  incrostato di luridume  Piazza Duomo, che mai ha ricevuto, nei decenni scorsi, il sollievo di accurati lavaggi. Solo le piogge hanno in parte portato via e ridotto le vergogne dell’incuria e dell’abbandono. Altro che “piripicchia”! Gli  “zozzoni” siamo stati noi! Si è detto ancora che la loro silenziosa presenza era anche dannosa e ingombrante perché, con le loro lunghe radici danneggiavano e deformavano abitazioni e marciapiedi. Ci sono state estenuanti “querelles” e peripatetiche dissertazioni piazzaiole sulla necessità o meno di togliere per sempre i ficus. In poco più di 90 anni quelle radici malfamate non sono riuscite a buttar giù niente, non hanno provocato lesioni ai muri interni o esterni delle case, non hanno provocato seri danni né tantomeno  hanno compromesso o impedito le normali attività umane. Unico inconveniente il rigonfiamento di alcune parti dei marciapiedi e la penetrazione di qualche radice sottile e filamentosa nel wc o nel lavandino di un esercizio commerciale. Eppure quegli alberi, già da decenni, avevano ricevuto una sorta di condanna inappellabile all’estirpazione. Un destino segnato, la volontà cinica di fare “piazza pulita”, oppure il bisogno inconfessato e inconfessabile di dare continuità a una sadica, violenta e inspiegabile vendetta contro i ficus?. La verità è che quegli alberi non sono mai stati apprezzati ed amati abbastanza, non sono mai stati curati adeguatamente da tutti quelli che hanno goduto della loro salutare e benefica presenza.

Dopo lo scempio dei prospetti che, a partire dai primi anni  ‘60 ha deturpato quasi irrimediabilmente le facciate delle palazzine allineate in schiera ai due lati della piazza, la presenza “ingombrante” dei ficus era diventata ancor più necessaria e indispensabile per coprire con un paravento naturale gran parte di quegli obbrobri. Inoltre riempivano di verde i fianchi della piazza, regalavano ai due lati due belle porzioni di ombra, assicuravano con le loro chiome un buon assorbimento di suoni e decibel garantendo in ogni occasione (spettacoli, comizi, concerti) un’ottima acustica. Eppure non abbiamo saputo difenderli! Ce li hanno portati via e non abbiamo neanche reagito! Non c’è di che essere fieri! Abbiamo permesso, con la nostra passività, a una minoranza ristretta ( la ditta appaltatrice e le istituzioni locali) di decidere pretestuosamente sulla sorte dei nostri ficus. Li hanno fatti sparire dalla piazza per contentare le richieste di pochissime persone, li hanno condannati a morire, e noi cittadini abbiamo, come tante altre volte, rinunciato al diritto-dovere di opporci e di indignarci. Moralmente siamo complici di un tale misfatto!

I lavori di rifacimento della pavimentazione della piazza non prevedevano la rimozione, l’espianto e la sostituzione dei ficus: nel progetto, approvato sin dal 2006, non se ne fa menzione alcuna. Probabilmente queste cose erano già state considerate e previste da qualcuno, perché, in corso d’opera, senza alcuna esitazione e senza opportuna precauzione, è stato deciso e tempestivamente effettuato attorno agli alberi  un taglio delle radici a breve distanza dalla base dei tronchi, e questo ne ha compromesso la stabilità. L’intervento sulle radici si è subito rivelato fatale per quei 23 testimoni di 90 anni di storia di una comunità  mite e operosa, ma indifferente ed apatica quando c’è da difendere i beni comuni e le risorse del luogo, sino al punto di farsi espropriare anche di quel piccolo polmone verde e a farsi mutilare.  Perché l’espianto dei 23 alberi è una grave mutilazione per tutta la comunità. Quello che è sparito, che ci hanno tolto, è un bene perduto per sempre. Era il cuore verde del paese, un bene di tutti e quindi intoccabile e da tutelare a tutti i costi. 

E’ molto strano e discutibile quello che è successo  tra il 20 e il 25 febbraio scorso. Prima è stata fatta una trincea attorno a ogni albero a un metro circa di  distanza dal tronco e quindi sono state tagliate le radici. A questa ingiustificabile  violenza si è aggiunta quella di una potatura devastante che ha  reciso tutti i rami portanti di ogni chioma e ha lasciato pochi spogli tronconi. Il taglio sconsiderato delle radici ha prodotto immediatamente i suoi effetti negativi durante la bufera di vento nella notte del 22 febbraio. Sono rimasti in piedi per pochissimo tempo, come fantasmi, dopo che erano stati ridotti a scheletri.  Sono stati anche “sfrattati” di colpo e senza preavviso migliaia di volatili stanziali di varie specie e di piccola taglia, costretti a trasferirsi da quel momento tra le fronde dei ficus ancora presenti nella villa San Giuseppe, causando un problema di sovraffollamento e di difficile coabitazione con gli inquilini abituali degli alberi della piazzetta.

All’alba del 22 febbraio, dopo le raffiche di vento della notte, i ficus, già traballanti, sono stati trovati a terra, come cadaveri. Due erano già stati abbattuti dal vento, data la loro instabilità, gli altri sono stati rimossi dalle ruspe: un vero e proprio colpo di mano alle prime luci dell’alba, in modo che non ci fossero troppi occhi in giro. La strage era compiuta. Che ci facevano gli operai e le ruspe in azione così presto quella mattina? Quella notte di burrasca aveva sicuramente fornito un pretesto, una copertura e un alibi. Come mai già da quella mattina la ditta appaltatrice e l’amministrazione erano in possesso del nullaosta della Sovrintendenza? Come mai nei giorni precedenti la strage nessuno si era attivato per consultare un esperto botanico? Riteniamo che, nonostante il parere  della Sovrintendenza, né il sindaco, né il direttore dei lavori, né il responsabile dell’Ufficio tecnico comunale potevano e dovevano assumersi la responsabilità di autorizzare l’espianto dei ficus e la loro rimozione senza adottare preventivamente tutte le misure necessarie al mantenimento in loco delle essenze esistenti. E poi, ove fosse stato concordato il trasferimento in altri siti, dopo aver fatto quanto dovuto per conservare l’integrità e la consistenza delle zolle a copertura degli esigui monconi di radici rimasti  prima del trasporto e del successivo trapianto in altri luoghi, bisognava concordare con un esperto le modalità più opportune e più adeguate per garantire a quelle piante buone la possibilità di attecchire. Niente di tutto questo! Soltanto improvvisazione e approssimazione dall’inizio alla fine! E’ stata confermata e documentata da qualche cittadino l’assoluta negligenza con cui le piante sono state trattate. Al momento del trasporto nessun albero aveva più una zolla o un residuo di zolla: erano stati spogliati anche della terra che a stento riuscivano a trattenere perché avevano poche radici e perché erano stati prima abbandonati a terra per 3 giorni e poi scrollati troppo al momento in cui sono stati portati via. Per non parlare della mancanza di un progetto sulla nuova ubicazione dei ficus. Dei 15 ficus trapiantati all’interno della Villa a mare e degli 8 trapiantati in via Escrivà difficilmente potremo vederne attecchire qualcuno dopo il “trattamento speciale”  che hanno subìto, Del resto non ci vuole molto a capire che i ficus di villa a mare, esposti al maestrale e alla salsedine marina, non potranno mai riadattarsi rispetto alla protezione dei palazzi circostanti che avevano in piazza. Quella del trapianto altrove è stata un’ennesima beffa per far credere, a chi avrebbe avuto qualcosa da ridire, che in fondo gli alberi erano stati salvati, quando invece erano stati condannati. Una beffa prevedibile e annunciata.

 Spazzati via gli alberi dalla piazza le radici sono rimaste là dov’erano e nessuno potrà più toglierle. Resteranno sotto il basolato, sotto i nuovi marciapiedi, sotto le case e arriveranno  ancora, con le loro terminazioni più sottili alle vie parallele alla piazza, via Perez e via dell’Arco. Anzi potrebbero irrobustirsi e allungare ancora: pare che le radici di questa specie di ficus possano continuare a vivere anche senza la pianta. In ogni caso la strage dei ficus non ha dato soluzione al problema delle radici. Riteniamo ancora che sia stato procurato per negligenza, incuria, incompetenza e miopia culturale e politica un grande danno ambientale che certamente non potrà essere rimediato e ripagato con la sostituzione dei ficus, con l’impianto di banali piante di melangolo o di palme washingtonia.  

Piazza duomo senza i ficus non è più e non sarà mai la stessa di prima e non sarà più bella, come vogliono farci credere, sarà soltanto più insignificante e più vuota, e lottizzata dai bar che se ne dividono gli spazi e fanno pagare un servizio a prezzi  superiori a quelli di Taormina e Cefalù: ma lì non sono arrivati a questo scempio. Le palme o i melangoli  non potranno mai ridarci quella quantità e quella qualità di verde e di ombra, non ci restituiranno l’acustica di prima e nient’altro potrà coprire la bruttura di quei prospetti senza alcuna omogeneità e affinità stilistico-cromatica.

Adesso bisognerà cominciare ad preoccuparsi seriamente anche per gli altri ficus rimasti in paese: 14 nella villa San Giuseppe  uno, solitario e rigoglioso in via Benedetto Saputo, di fronte a Palazzo Cataldi, unitamente a  qualche altro sopravvissuto in via Partinico. Bisognerà in tutti i modi impedire a chiunque di eliminarli o di spostarli, perché la nostra comunità non può e non deve essere ancora defraudata e privata del poco di verde che resta.

 Terrasini deve migliorare il suo rapporto con il verde urbano ed extraurbano, deve assumere, anche nel suo statuto comunale, impegni e oneri più concreti e consistenti per la tutela e il potenziamento del verde in tutto il territorio. E poi deve rivedere  il suo rapporto in particolare con i ficus, perchè la “strage”  del 22-02-2012  non è la prima: è come se questa comunità avesse un conto in sospeso da regolare con almeno un paio di specie della vasta famiglia delle moracee C’è un precedente altrettanto ingiustificato e scellerato che si è verificato nell’autunno del 1947. Allora furono abbattuti 22 ficus magnolides a foglia coriacea. Erano alberi davvero eccezionali, imponenti e maestosi. Incorniciavano tutta la via delle rimembranze e ne racchiudevano la prospettiva sul mare in una suggestiva e impareggiabile galleria verde. Ogni albero portava il nome di un caduto della prima guerra mondiale e, per questo motivo, quella che era la via D’Aumale diventò, dagli anni 20 in poi, via delle Rimembranze. Anche allora un’amministrazione “lungimirante e illuminata” tolse ai terrasinesi, per sempre, una vera meraviglia, un capolavoro voluto dai nostri padri e alimentato  dalla natura, di una bellezza unica e irripetibile. Anche allora il pretesto giustificazione fu quello di salvare le case dall’invasione delle radici. Anche in quel caso nessuna casa era stata seriamente danneggiata o lesionata, ma c’erano qua e là radici affioranti sui marciapiedi sterrati. Prevalse comunque la logica più sbrigativa e distruttiva, la stessa logica, pochi giorni fa ci ha fatto perdere i 23 ficus benjamin di piazza Duomo. Abbiamo avuto ancora una volta quello che ci meritiamo, per la cronica, forse inguaribile abulia che ci tiene lontani dalla partecipazione attiva alla gestione della cosa pubblica e che ci porta a rinunciare al diritto-dovere del controllo dal basso. Il verde che possediamo oggi è soltanto una parte ridotta di quello che abbiamo ricevuto dalle generazioni precedenti: questo vuol dire che siamo stati incapaci di difenderlo. Cosa lasceremo alle generazioni future? I pergolati, i fichi, i gelsi bianchi, le bouganvilles davanti alla porta di casa? Tutto scomparso. 

 

Alla luce di quanto è successo sia chiaro che  non permetteremo più a nessuno di “toccare” i ficus di Villa San Giuseppe, il ficus di via Saputo, gli arbusti e gli alberi presenti sul nostro territorio. All’Amministrazione, responsabile dello scempio, ove si voglia dimostrare l’esistenza di un minimo di sensibilità verso la cura del territorio, Chiediamo:

-          Un piano per la riqualificazione del verde esistente e per la piantumazione di altre essenze in zone specifiche, sia urbane che extraurbane, con la consulenza di esperti botanici;

-          La riproposizione e attuazione del progetto in cui si prevedeva, con il riempimento delle cade di sabbia di contrada Ramaria, la piantumazione e il rimboschimento della zona confiscata alla mafia e restituita ai cittadini;

-          L’individuazione, per l’arredo verde di piazza Duomo  di essenze particolari e qualificanti, attraverso la consulenza di un esperto botanico e il consenso di una commissione di cittadini.

 

(Andrea Bartolotta)


 

( 1 aprile 2012 )



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