Buste paga
Io mi rendo conto, sempre più spesso, di essere un povero ingenuo. Imprenditore per anni, finito oramai come è pubblicamente noto e risaputo, scopro nuove forme di sfruttamento dei lavoratori onesti sempre più fantasiosi. L'ultima è successo ad una mia figliola studentessa in un Università del sud Italia. Per potersi mantenere agli studi, si è fatta ingaggiare da una nota catena di vendita al dettaglio di camicie (in franchising) alle seguente condizioni: messa in ordine part time con contratto a tempo indeterminato, 400 euro di stipendio netto, firma obbligatoria sulla busta paga dello stipendio dove risultano netti 600 euro mensili, firma della busta paga per (non)ricevuta della 13° e 14° mensilità. Sono scandalizzato: mai e poi mai da imprenditore mi è passato per l'anticamera del cervello un simile comportamento. Sarà per questo che ho fatto una triste fine! Il tutto serve poi a pagare IN NERO una parte dello stipendio dell'altra commessa full time. In effetti, i conti in questo modo quadrano formalmente! Blindati di fronte a qualsiasi controllo! E vista l'assoluta necessità di mia figlia di lavorare per poter studiare, nulla si può contro questo nuovo modo di sfruttamento. In fondo, preferisco Marchionne, che fa gli interessi dell'azienda con l'approvazione forzata e forzosa di sindacati ed operai. Almeno è onesto! E lo sfruttamento è chiarissimo. Tutto ciò non succede solo nel sud: sono stato informato dello stesso comportamento di un ristorante in Umbria dove una persona, perfettamente inquadrata e messa in ordine, prende 600 euro e firma una busta paga di 950. O prendere o lasciare. Quanto tempo ancora, ci vorrà per cambiare le cose? Non ne ho idea. E quando dico queste cose mi viene ribadito: zitto. che almeno loro lavorano! La Germania, anni fa, instaurò un "lavoriamo meno ma lavoriamo tutti!". E uscì dalla crisi della riunificazione con la DDR. Che aspettiamo ad imitare le soluzioni virtuose e percorribile?
Roberto A., Massa Martana 07.03.12