7 MAGGIO: TERZA GIORNATA DEL FORUM DEDICATA AI BENI COMUNI
L’argomento è di scottante attualità. Il referendum ha abolito la privatizzazione dell’acqua, ma sono in atto una serie di spinte sotterranee, provenienti da Comuni con amministrazioni sia di destra che di sinistra, i quali stanno studiando tutti i modi per aggirare i risultati del referendum e affidare la gestione a enti privati, magari con partecipazione comunale. Il Forum è stato coordinato da Pino Dicevi che, in apertura ha letto un messaggio di Alberto Lucarelli, impossibilitato a intervenire personalmente, ma impegnato nell’amministrazione dei beni comuni a Napoli, dove è assessore e dove sta ottenendo importanti risultati . Dicevi ha illustrato l’attività che l’Associazione Peppino Impastato sta svolgendo sul territorio, attraverso il coinvolgimento di diverse amministrazioni comunali in una “Rete dei Sindaci” che si impegnino nella ripubblicizzazione dell’acqua, fuori dalle tradizionali manovre della gestione clientelistica. Maurizio Montalto, noto giurista del Forum Nazionale dell’Acqua pubblica, ha parlato di un’analoga esperienza di “Rete dei Sindaci” che sta prendendo corpo in Campania e nelle Marche e che mira ad andare oltre gli ATO, ovvero questi enti inventati per fare risolvere a soggetti politici e a strutture inutili la gestione delle acque e dei rifiuti. Tale gestione si è rivelata fallimentare e, giornalmente crea problemi che rischiano di per incapacità dei sindaci ,di sommergere i cittadini di rifiuti o di rendere problematica la disponibilità dell’acqua nei rubinetti. Quello della riscossione dei tributi è un problema connesso, sia perché anche qui si è ricorso alle banche, come il Montepaschi di Siena, sia perché non sempre esistono strumenti per la registrazione dei consumi e per il loro relativo pagamento. Nel corso del dibattito il concetto di bene comune si è allargato al diritto a un ambiente sano, all’istruzione, alla sanità, all’ordine pubblico e quindi a tutto ciò cui il cittadino ha diritto e che, nelle politiche liberiste, viene dirottato verso la gestione privata, nel nome del profitto o dell’incapacità di gestione. Sono stati citati anche esempi, come quello della diga sullo Jato, la cui gestione è passata dal Consorzio irriguo Jato al Consorzio Palermo 2, uno dei tanti carrozzoni clientelari, che si è rivelato incapace di gestire l’acqua per uso irriguo, abbandonando una serie di campagne alla desertificazione e preoccupandosi di fornire acqua solo a Palermo. Nel suo intervento Vincenzo Miliucci, dell’Esecutivo nazionale dei Cobas, ha illustrato una serie di possibilità con cui ci si può sottrarre all’estorsione fiscale, rifiutandola, nel nome di un diritto all’esistenza, che è il primo, elementare più importante diritto ad avere il minimo indispensabile per mandare avanti la propria vita. Miliucci ha prospettato una progressiva crescita rivoluzionaria del dissenso attraverso “il rifiuto” della “bolletta” e una riappropriazione dal basso dei beni comuni , soprattutto di quelli negati e messi a disposizione solo da chi ha i soldi per poterli pagare.
Interessante anche l’intervento di Fiorella Giordano, che, per il movimento “A Sud” ha riassunto le vicende con cui i vari stati nazionali hanno cercato di raggiungere accordi, come il protocollo di Kioto, che scade quest’anno, per ridimensionare le emissioni di anidride carbonica , i fallimenti di questi incontri, le manovre per eludere ciò che viene sottoscritto e il degrado inarrestabile del pianeta . Valentiba Buonadonna ha allargato il tema di “bene comune” al diritto alla giustizia, che spesso viene anch’esso monetizzato e quindi reso difficile, sia attraverso le nuove figure dei “mediatori”, sia per la mancanza di un gruppo di avvocati che si occupino dell’assistenza dei ceti più deboli.
Molto partecipata anche la presentazione del libro “Gli ultimi mohicani” di Matteo Pucciarelli, condotta da Mario Minardi. Il libro è una storia di Democrazia Proletaria, il movimento e, successivamente, il partito nel quale sono confluiti gran parte dei movimenti antagonisti nati negli anni ’70 e il cui simbolo è stato utilizzato anche da Peppino Impastato per partecipare sia alle elezioni regionali del ’76, sia a quelle comunali del 1978, l’anno in cui venne ucciso. Il dibattito ha portato avanti una serie di testimonianze dirette sui movimenti del ’77, sulla loro crisi, sullo scioglimento di Lotta Continua, sul tentativo elettorale di Nuova Sinistra Unita e sulla figura di Vittorio Foa.
La serata è andata avanti con un simpaticissimo spettacolo del gruppo “A lu bal” dedicato ai disabili e con la recita dello spettacolo teatrale “Malacarne”, che ha per protagonista Peppino Impastato e che è stato costruito sul romanzo di Giorgio Di Vita “Non con un lamento” e sulla biografia di Salvo Vitale “Peppino Impastato, una vita contro la mafia”. I testi, le musiche, l’intensità della recita, la riproposizione di brani integrali con la voce di Peppino, e la ricostruzione degli eventi che portarono alla sua morte, hanno creato forti emozioni particolarmente tra i compagni di Peppino che assistevano allo spettacolo.