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Tre lettere di Riccardo Orioles

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Tre lettere di Riccardo Orioles

 

Caro Salvo, non posso venire a Cinisi quest'anno, ma aderisco in pieno, e ti prego di comunicare nella maniera più visibile possibile questa mia adesione, e quella dei Siciliani giovani. Non facciamo in tempo ad annunciarla sul giornale (usciamo a fine mese), ma ne parleremo ex post (almeno quattro pagine) e ti prego di organizzare queste pagine subito dopo il 10. Sono settimane molto importanti, di lavoro. Quest'estateorganizziamo una scadenza importante (una tre giorni) a Modica, ad agosto; ma già fra poche settimane faremo - con l'Arci ed altri - una nuova iniziativa, dopo quella di Comiso, lungo questo filo. A settembre andiamo in edicola e apriamo le redazioni a Catania e Palermo. Ti prego di tenere presente, in ogni momento, che noi ci siamo, e stiamo costruendo la voce di tutti. Aiutami in questo, al di là dei miei limiti, perché vale la pena. Non posso scrivere di più adesso, ma volevo darti subito questo segnale. Un abbraccio, e a presto

Riccardo

 

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Caro Salvo, non è vero che la memoria di Peppino Impastato appartiene a tutti. Appartiene agli antimafiosi, e non appartiene ai mafiosi. Questi ultimi erano sostenuti a Palermo e provincia da alcuni partiti (la locale Dc in primo luogo) che si definivano falsamente "istituzioni".

Io sono, come sai, fortemente contrario alle polemiche pubbliche fra compagni e credo che anche "avendo ragione" sia meglio, in casi del genere, starsene zitti. Ma poiché una polemica c'è stata, io tengo a dire di essere dalla vostra parte, quella tua e dei compagni di Peppino. Vorrei che rendessi pubblico questo.

Riccardo Orioles

 

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Evviva! Ri-chiudiamo la radio di Peppino

Quest’anno, per l’anniversario di Peppino Impastato, celebriamo il suo ricordo – tutti insieme, chi lo fa e chi non se ne accorge -  chiudendo d’autorità la sua radio, Radio Aut. Radio Aut oggi si chiama Telejato, e sta a pochi chilometri da dov’era prima. Lotta contro la mafia, non contro la mafia generica ma proprio contro i boss del paese. C’è sempre un pazzo a dirigerla, che allora si chiamava Giuseppe e adesso pure. Allora Peppino Impastato, il pazzo di Lotta Continua, nemico delle istituzioni e della gente perbene. Adesso Pino Maniàci, che le istituzioni – nella persona del governo Berlusconi prima e del governo Monti -  non vedono l’ora di togliere di mezzo, con un’apposita legge che scatterà fra esattamente un mese. Le belle parole non costano. Ma la realtà è un’altra.

Fra i complici della chiusura della radio di allora ci furono i grandi giornali democratici (“E’ morto un terrorista sulla sua bomba”, la Dc di Palermo (con Lima e Ciancimino), i massimi giornalisti e intellettuali (Impastato chi?) e anche, onesti lettori, voi che eravate allora giovani ma quanto a distrazione non scherzavate.

A Scalfari non venne mai in mente di chiamare Peppino a scrivere su Repubblica. Manco sapeva chi era. Tu pensa se oggigiorno – ad esempio – a un grande democratico come Santoro può mai venire in testa di prendere il telefono e dire: “Maniàci, da oggi mi fai cinque minuti a settimana su Servizio pubblico”. Maniàci chi? Va bene. E’ bello che, tanti anni dopo, a ricordare Peppino siano tutti d’accordo. Non ho mai sentito tante belle parole, sull’antimafia di allora, come in questi giorni. Ma io sono diffidente. D’accordo sugli eroi morti: ma sui vivi?

Io odio le polemiche fra compagni. Ma Peppino, allora, ha avuto accanto solo Umberto Santino, Salvo Vitale, Peppino Di Lello, il giudice Chinnici e pochissimi altri. Di cui – tanto per dire – Umberto è stato messo sotto querela, per conto dell’editore Einaudi (Berlusconi) da Roberto Saviano. Non è vero che Peppino è di tutti. A meno che non diventi di tutti anche Pino Maniàci.

Riccardo Orioles

www.isiciliani.it

( 11 maggio 2012 )



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