martedì 22 maggio 2012
Io non li voglio vedere nè ascoltare. In parlamento foraggiano la mafia e poi scendono in piazza a commemorare Giovanni Falcone.
NON LI VOGLIO VEDERE
di Sergio Di Cori Modigliani
Stanno preparando il vestito buono per la festa.
Passeranno la notte a lustrarsi le piume.
E domani, l’uno dopo l’altro,
con una faccia che definire di bronzo è un eufemismo,
correranno da una parte all’altra della penisola
cercando i riflettori della tivvù,
il microfono dei giornalisti,
inondandoci della loro vomitevole retorica
su twitter, facebook, e in ogni angolo della rete;
loro, tutti loro, gli assassini di Giovanni Falcone,
della moglie, e dei tre agenti della sua scorta,
saranno proprio quelli che ne celebreranno la memoria.
Firmandola. Sottoscrivendola.
Faranno a gara per raccontarci come combattere ciò che loro proteggono.
Spiegheranno l’immensa eredità di un magistrato coraggioso;
loro, proprio loro che ne hanno trafugato il testamento,
alterato la firma,
prodotto un perdurante falso ideologico
che ha consentito ai loro partiti di rinverdire i fasti di un eterno potere.
Li vedremo tutti in fila, schierati come i santi.
Ci sarà addirittura chi oserà versare qualche calda lacrima,
a suggello e firma dell’ipocrisia di stato,
di quel trasformismo vigliacco e indomabile
che ha costruito nei decenni la mala pianta del cinismo e dell’indifferenza,
l’humus naturale dal quale tutte le mafie attive
traggono i profitti delle loro azioni criminali.
Domani, non leggerò i giornali, non ascolterò le notizie,
non seguirò i telegiornali,
e men che meno salterò come una pispola allegra
da un mi piace all’altro su facebook
a commento dii striscette melense e ipocrite che inonderanno la rete
con una disgustosa ondata di demagogia piatta e ipocrita.
Domani, uccideranno ancora Giovanni Falcone, sua moglie e la sua scorta.
E io non voglio farne parte.
Per questo ne parlo oggi, con un giorno di anticipo.
Seguitano a ucciderlo, ogni giorno, nella società civile e in parlamento.
Per questo vogliono museizzarlo,
trasformandolo in una specie di santino da usare ad ogni buona occasione.
Perché sono proprio loro gli eterni assassini, questa è la verità,
altrimenti non ci ritroveremmo, venti anni dopo,
nella stessa identica situazione di allora.
Domani, vestiti a festa,
faranno a gara a chi lo commemora e piange di più.
Tutti i funzionari pubblici della repubblica,
anche quelli del più piccolo e povero comune,
tutti quelli che hanno preso tangenti
privilegiando l’interesse personale a quello del bene pubblico,
sono quelli che seguitano ogni giorno ad assassinare Giovanni Falcone,
sua moglie e i tre agenti della scorta.
Quelli che hanno reso vana e vacua la loro morte.
Gli imprenditori che partecipano alle gare
sostenendo che bisogna pagare le tangenti
se si vuole sopravvivere sul mercato.
I direttori editoriali responsabili delle case editrici,
delle società di produzione cinematografica, televisiva e radiofonica,
che riconoscono e accolgono come autori
solo persone presentate, suggerite, spinte e imposte
dalle segreterie dei singoli partiti politici
che poi provvederanno a fornire i loro buoni uffici
facendo piovere su di loro sovvenzioni statali pagate con le nostre tasse.
Loro, nessuno escluso, sono gli assassini di Giovanni Falcone,
di sua moglie e tre agenti della scorta.
Io non li voglio vedere.
Non voglio vedere le loro facce ipocrite.
Sono gli assassini di Giovanni Falcone tutti quelli –nessuno escluso-
che dicono “lo fanno tutti, che cosa ci vuoi fare?”.
Così come lo sono tutti coloro che si trincerano
dietro il “ma io ho una famiglia”
e fingono di non sapere che in italiano esiste la frase
“no, io queste cose non le faccio”.
Gli assassini sono tutti i cittadini italiani
che nel silenzio garantito dalla privacy,
cautelati dal fatto di non avere testimoni,
nel segreto della cabina elettorale,
mettono una crocetta su un certo simbolo, su un certo nome,
perché sanno che quella lista e quella persona,
domani, a elezioni avvenute (e vincenti)
mi risolveranno il mio problemino,
o daranno il posto a mio figlio, o sistemeranno mia sorella.
Sono decine di milioni gli assassini di Giovanni Falcone,
di sua moglie e dei tre agenti della scorta.
Perché la mafia non è una persona, non è una cosa astratta.
La mafia è un’idea dell’esistenza.
La mafia è una interpretazione della vita,
e chi vi aderisce è un mafioso.
Anche se non lo sa.
Anche se non se lo vuole dire.
Sempre mafioso è.
L’intera classe politica di questo paese,
intellettuale, mediatica, imprenditoriale,
partecipò negli anni’80 e primissimi anni ‘90
al processo di delegittimazione di Giovanni Falcone
isolandolo, diffamandolo, e voltandosi dall’altra parte
quando sapevano che stavano arrivando i killer.
Così come fecero poi con Paolo Borsellino
e con tutti coloro che ebbero l’ardire di armarsi di coraggio
e combattere contro la mafia attiva.
Le stesse persone che allora scelsero di non guardare,
oggi sono in prima fila a commemorarne la scomparsa.
Sono tutti loro i veri assassini.
Io non li voglio né vedere né ascoltare.
Perché i dirigenti mafiosi sono affaristi,
e non corrono il rischio di mettersi nei guai uccidendo gli affari,
se non sanno di avere un territorio amico che li sorregge.
La mafia, di per sé, non esiste, ma esistono i mafiosi.
Perché la mafia è la somma dei singoli comportamenti
che ne determinano l’esistenza.
E noi siamo un paese di mafiosi.
Purtroppo, non è uno stereotipo, è la tragica realtà
con la quale noi tutti dobbiamo avere il coraggio di fare i conti.
Perché questi sono i veri conti,
non lo spread, che è una invenzione astratta.
Potete aderire a qualunque ideologia,
essere di destra o di sinistra,
anarchici o democratici, conservatori o progressisti,
amanti di Keynes, di Marx o della teoria della Moneta Moderna.
Non cambia nulla,
fintantoché non cambieremo il nostro comportamento individuale,
quotidiano, esistenziale,
e prenderemo atto di ciò che siamo.
Per poterci evolvere e liberarci di questo cancro
Ogniqualvolta un cittadino italiano
rinuncia ad esercitare il libero arbitrio,
e rinuncia all’ambizione e al tentativo
(anche se estremo e disperato)
di farsi valere per i propri meriti e le proprie competenze tecniche,
privilegiando la facile e sicura strada della mediazione politica
e della malleveria,
per prendere una scorciatoia garantita dal sistema del malaffare,
il registratore di cassa della mafia fa clang e segna un incasso.
Perché sa che, domani, quel cittadino sarà un mafioso sicuro.
Anche se non lo sa.
E’ una porta alla quale andranno a bussare,
sicuri che verrà subito aperta.
Loro, lo sanno benissimo, che è così.
Lo sappiamo tutti.
Io non li voglio vedere i loro telefilm celebrativi
interpretati da attori raccomandati,
prodotti da aziende mafiose,
e distribuiti alla nostra visione da funzionari mafiosi in doppiopetto.
Proprio no.
Perché sono tutti assassini di Giovanni Falcone,
di sua moglie e dei tre agenti della scorta.
Domani, dedicherò la giornata
al tentativo di ripulirmi spiritualmente,
cercando di fare ordine interiore,
per eliminare ogni residuo di retro-pensiero mafioso,
che alligna dentro di me,
come dentro la mente di ogni singolo italiano,
anche quando non lo sa.
Perché il paese è così.
Altrimenti, non staremmo,
dopo venti lunghi anni,
e una caterva di governi inutili,
nella stessa identica situazione di allora.
( Sito “Libero pensiero, la casa degli Italiani esuli in patria” - adattamenti e riduzione in versi di Salvo Vitale)