Partiti in crisi, senza se e senza ma.
Federico Pizzarotti, il candidato del Movimento 5 stelle a Parma, è sindaco di Parma. Ha battuto di quasi 20 punti Vincenzo Bernazzoli, il candidato del csx: 60,14 contro il 39,86. Un abisso. E’ la presa della Bastiglia, la Stalingrado sognata da Beppe Grillo. E’ l’addio alla vecchia politica e lo spazio al nuovo. A una cosa politica che ancora non è definita, forse, ma che esiste già e si chiama Movimento 5 stelle . La poltrona di primo cittadino di una delle città più importanti d’Italia. Nessuno lo avrebbe pensato. Non un mese fa. Forse nemmeno ieri. Una campagna elettorale “low cost” di circa 6mila euro, un programma giocato tutto sulla trasparenza. Altri sindaci a Cinque stelle sono stati eletti a Mira, Serego e Comacchio.
Secondo Grillo Il Pd celebra il suo funerale. E’ il funerale di Bersani che Bernazzoli lo aveva fortemente voluto.
Ma non è tutto: A Palermo Orlando ha stravinto rispetto a Ferrandelli, sostenuto da tutto il centrosinistra. A Genova Doria, di Sinistra, Ecologia, Libertà ha vinto, come pochi mesi fa avevano vinto a Milano Pisapia e a Napoli De Magistris. Tutto questo non basta a convincere Bersani che il futuro del PD non è verso i moderati di Casini o gli esuli di Forza Italia, ma verso i movimenti , le nuove idee, e un programma che sia di sinistra, cioè che restituisca alle classi sociali più deboli quello che i pescecani padroni hanno loro rubato. E intanto il partito di plastica di Berlusconi sembra sgretolarsi, così come la Lega dei cialtroni. Ci si chiede come abbiamo potuto sopportare e come ancora sopportiamo facce squallide come quelle del pornoduce, di La Russa, di Gasparri, di Cicchitto, di Scaiola, di Santanchè, di Scilipoti, di Benita Mussolini, di Ferrara, di Sgarbi, di La Vitola, di Cosentino, di Bertolaso, di Formigoni, di Brunetta, della Moratti, di Schifani, di Dell’Utri, di Fede, di Lele Mora, di Bossi, del Trota, di Calderoli, di Borghezio, di Rosi Mauro, e di tante altre cose inutili diventati personaggi di cui parlare o con cui parlare. E per anni hanno dilagato con le loro sguaiate risate, con gesti volgari, con esposizioni di mutande, con interventi sovrapposti che impedivano agli oppositori di dire e agli ascoltatori di capire. Non è finita e non finirà fino a quando il padrone dei mezzi di comunicazione non sarà privato dei suoi giocattoli. E intanto i partiti hanno perso, ma si preparano a incassare un’altra tranche di rimborsi elettorali. (S.V.)