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Lettera di Agnese Moro

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Cinisi: i 100 passi dei sindaci. Il messaggio di Agnese Moro

Agnese Moro.

Caro Giovanni,

vorrei tanto essere con te e con tutti voi in questa giornata di ricordo e di impegno. Ma sono a Roma per le celebrazioni della Giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi. Speriamo che quei tempi non tornino mai.

Ti sono e vi sono vicina con il pensiero, con la stima e con l’affetto. Mi piacerebbe aver conosciuto tua mamma e Peppino. Chissà se conoscendoli ne avrei capito subito la grandezza. A volte ci vuole tempo per capire le cose importanti. Come ti dicevo a Bari mi dispiace che le nostre lacrime, dal ’78, abbiano coperto le vostre. Del resto mi pare che né voi né noi abbiamo mai avuto la possibilità di piangere davvero i nostri cari uccisi. Abbiamo dovuto da subito tutelarli, proteggerne la memoria, far capire chi erano e perché sono morti. Chiedere per loro giustizia e ottenerla, con tanta fatica, e solo in parte.

Tuo fratello e mio padre erano molto diversi. Ma qualcosa li unisce. Qualcosa che viene prima e va al di là del fatto di essere stati uccisi, e per di più lo stesso giorno. Credo che entrambi amassero la giustizia e la liberazione, da ottenere con la mite e coraggiosa strada della democrazia, che è tale solo con l’assunzione di responsabilità da parte di ognuno. Come tanti, prima e dopo di loro, hanno pagato questi amori a caro prezzo. Sapevano che poteva succedere, ma non si sono fermati. Un po’ vorrei che l’avessero fatto, e che non ci avessero lasciati soli. Ma era la loro strada. A noi è rimasto l’incarico gravoso di essere testimoni del loro impegno. Per fortuna oggi possiamo condividere questo onere con un numero sempre più ampio di persone, tra cui tanti giovani, che hanno trovato in Peppino e Aldo degli amici che possono accompagnarli e aiutarli a scegliere la strada giusta.

Caro Giovanni, mi piacerebbe tanto che un giorno potessimo ricordare i nostri cari non nel giorno della loro morte, ma nel giorno nel quale festeggiamo la nascita della nostra Repubblica, il 2 di giugno. Allora avrebbero davvero il loro posto, che non è quello di vittime, ma quello di costruttori coraggiosi di un Paese in cui ci sia posto per tutti, con eguale dignità e rispetto.

Ti abbraccio. Saluta tua moglie che deve essere una donna straordinaria, i tuoi figli e tutti coloro che, con voi, sono lì a ricordare Peppino Impastato. A presto.

Agnese Moro

( 22 maggio 2012 )



Ci sono 1 commenti sulla notizia
Daniela.Terrasini.: 31/05/2012 00:46:26
Lettera senza retorica. Rispondi a questo messaggio
Non sappiamo come Giovanni Impastato e la sua famiglia abbiano accolto questa lettera,Senza dubbio si nota da parte della Signora Agnese Moro tanta sincerità,ma sopratutto il bisogno di comunicare con una realtà diversa dal contesto politico dove si muoveva il padre.Penso sia importante un messaggio del genere espresso con umiltà, senza retorica e con un grande apprezzamento per la figura di Peppino.Tutti sappiamo ed abbiamo sempre sostenuto la diversità e la distanza fra queste due persone che non hanno mai avuto nulla in comune,tranne il fatto che sono state uccise per cause diverse lo stesso giorno.Il gesto di apertura al dialogo da parte della Signora Agnese penso sia apprezzabile da tutti i punti di vista.Non facciamoci sfuggire questa grande occasione.