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Ricordare Rita Atria

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Ricordare Rita Atria

Anche per lei è il ventennale. Una settimana dopo l’attentato a Borsellino, ha deciso di togliersi la vita. Borsellimno la chiamava “a picciridda”. Poi l’hanno chiamata “la siciliana ribelle”, facendone anche un film che ben poco ha a che fare con lei. Ma si sa, il cinema è fiction e pur di rispettare certi parametri di “gradimento”, anzi, di “audience”, non si esita a stravolgere i fatti. Certamente, nella storia della mafia la figura di Rita Atria è molto vicina a quella di Peppino Impastato. Qualche esempio si è avuto con “I cento passi”, dove, tuttavia, la storia di Peppino Impastato c’è ed è dignitosamente ricostruita.

Come Peppino, anche lei proviene da una famiglia mafiosa e rimette in discussione le sue origini e la sua famiglia, per scegliere la strada della giustizia. Ma il paragone si ferma qua. Peppino è un intellettuale e, dietro di lui c’è una grande preparazione politica che lo porta a lavorare nella società per cambiarla e a trasformare la sua vita in “lotta continua”. Rita è solo una ragazza la cui voglia di vivere è strettamente legata a chi gli ha dato una dimensione nuova, che svanisce con la sua fine.

Quest’anno sembra che Rita Atria sia tornata nel suo paese, a Partanna. C’è tornata tra molte polemiche. Da qualche mese è nato un presidio, dedicato a Rita, il quale, in stretta collaborazione con l’Associazione Rita Atria e con l’Associazione Culturale Peppino Impastato, ha deciso di non avere niente a che fare con le ufficialità portate avanti dal Comune, dove c’è un sindaco strettamente legato a un personaggio politico, l’on. Culicchia, molto chiacchierato e legato ad ambienti e personaggi dietro cui si sussura ci sia l’ombra di Matteo Messina Denaro.  In mattinata una cinquantina di ragazzi si sono recati al cimitero e hanno fatto la loro commemorazione: Nadia Furnari, in rappresentanza dell’Associazione Rita Atria, ha detto che Rita tornava nel suo paese, ed ha passato il testimone ai ragazzi del Presidio appena costituitosi. Salvo Vitale ha detto che l’esempio di Rita è un costante monito che diamo a noi stessi, per individuare in noi e all’esterno i germi e gli elementi di modi di fare e di pensare che ci sono stati trasmessi dalla cultura mafiosa.  Sulla tomba è stato posto un pico-glass con la foto di Rita e le firme dei partecipanti.

Don Ciotti, Sonia Alfano e altri rappresentanti dell’Antimafia ufficiale, nel pomeriggio si sono recati al cimitero per porre una lapide sulla tomba di Rita. Quella lapide che la madre aveva rotto con il martello, nell’intenzione di mostrare a tutto il paese che sua figlia non era sua figlia.

In entrambi i casi, mattina e pomeriggio, il paese non c’era, o c’era solo in minima parte. (S.V.)

( 28 luglio 2012 )



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