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Milano da bere

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MILANO - All'1.49 della notte ancora ci sono 21 gradi. Un bimbo d'un anno, appena compiuto, dorme sotto un giubbettino azzurro: continua a rigirarsi nel passeggino e la mamma s'è decisa a inventarsi una coperta; il nonno materno monta la guardia, indaffarato nella strana impresa di usare un pur spesso filo d'erba come stuzzicadenti dopo aver riposto una forma di grana nel sacchetto. Intanto due amici hanno steso un lenzuolo ben attenti a farlo aderire per terra scostando le lattine accartocciate, e un ragazzotto ubriaco ha abbracciato un albero facendosi, nella concitata operazione, la pipì addosso. Poi c'è anche chi, puntualmente, sviene e precipita nel sonno, o nell'incoscienza. Si risveglierà ore dopo se non l'indomani - al massimo, nel corso del tempo qualche passante incuriosito, indifferente, oramai abituato si sarà giusto chinato in allerta come sull'orlo di un burrone - con attorno altri compagni di sventura, altri passeggeri di questo irrisolvibile buco nero rappresentato dai dintorni della Stazione Centrale. Dentro l'hanno ripulita, rifatta e rimessa a nuovo. Non c'era niente e ci sono cento negozi. Fuori è un altro mondo. Lo stesso da una vita. Dove capita che le magnolie muoiano ghiacciate. Dove si ripetono risse e pestaggi, regolamenti di conti e spaccio di droga. Dove aprono un cantiere e i lavori si fermano. Facile obiezione: suvvia, una stazione, per di più in una metropoli, non è un atollo caraibico, il disordine e il degrado sono naturali, fisiologici. Vero, ci mancherebbe. Ma quel laghetto….

Silvano De Lazzari  

( 26 settembre 2012 )



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