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Il vento è cambiato?

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Il vento è  cambiato?

Prima Berlusconi, poi Lombardo, poi Polverini e adesso Formigoni. Ma anche tutte le grandi città, Milano, Napoli, Venezia, Genova, Bologna, Cagliari, Palermo, prima in gran parte aggrappate al carro del centro-destra, hanno passato la mano. Già questi segnali avrebbero dovuto dire qualcosa sia al partito di Berlusconi che agli ostinati cultori della partitocrazia ad ogni costo. Invece tutto è andato avanti come prima, come se nulla fosse successo. Tutto il verminaio sapientemente occultato dal controllo capillare dei mezzi d’informazione, operato dagli uomini del pornoduce, è cominciato a venir fuori, proprio in un momento in cui si richiedeva alla gente di far sacrifici, mentre i cosiddetti “padroni del vapore” se ne stavano a ballare e a dilapidare tutto quello che era possibile, guardando con un’aria di disprezzo i poveri fessi che li avevano votati, almeno quando potevano farlo. Perché anche di questo sono stati capaci: togliere ai cittadini il diritto di scegliere ed eleggere chi volevano.  E così abbiamo visto l’Italia,  quella che una volta era stata la culla della civiltà, la padrona del mondo conosciuto, finire in mano a un esercito di cortigiani, di lecchini, di parassiti, di imbroglioni, di criminali, di maniaci sessuali, pedofili, incompetenti, senza scrupoli, farabutti, mafiosi e criminali della peggiore specie. Il berlusconismo è stato uno dei più squallidi  momenti della nostra storia repubblicana e c’è voluto solo il coraggio e il senso di giustizia di pochi giudici a scoperchiare la pentola e a incastrare alcuni degli infiniti mascalzoni che si divertivano e continuano a farlo a nostre spese. Monti è solo un curatore fallimentare. Anche in Sicilia non è stato diverso. L’immenso deficit accumulato dal governo Lombardo ci ha portato  a due passi dal fallimento, ma, a parte alcune briciole, nulla è stato fatto per eliminare l’apparato burocratico della Regione siciliana, dove, succhiano sangue più di 20.000 dipendenti , attorno a cui sono collegate altre duecentomila persone, tutte ad attendere l’appalto, il finanziamento, il favore, la commessa, l’impiego per i figli. Tutti costoro rappresentano anche gli avamposti di un sistema clientelare controllato dai 90i deputati regionali, i più pagati del mondo, soprattutto da chi sta in maggioranza. Sulle nomine fatte da Lombardo, sino all’ultimo giorno di permanenza, stendiamo un velo pietoso.  Una cosa è sicura: tutto questo è servito a far conseguire all’MPA il 9,9%, con dieci deputati, e soprattutto a preparare il terreno all’elezione di suo figlio Toti. Si leva il padre ed entra il figlio. Lo avevamo visto appena appena con Bossi e il Trota, diventato consigliere regionale (13.000 euro al mese) e dirigente dell’EXPO (12 mila euro al mese), a parte la paghetta di papà. Magari, chissà,  il nostro giovane rampollo Lombardo, potrà conseguire qualche laurea in Albania, come il Trota. Tra i giovani entra all’ARS Ferrandelli, del PD, che finalmente trova un posto fisso, una volta tramontata la sua candidatura a sindaco di Palermo. Per il resto, questa presunta rivoluzione siciliana è tutta da vedere: ha ragione Alfano quando dice che, mettendo assieme i voti di Miccichè (il 15% e di Musumeci (il 25%), arriviamo al 40% di voti per il centrodestra: cos’è cambiato? Se aggiungiamo il 10% dell’UDC, che, nelle passate elezioni era con il partito dei berluscones, arriviamo a un abbondante 50% dei votanti. Il resto va diviso tra un PD, ancorato al 13,4%, l’Italia dei valori, scesa al 3,5%, Rifondazione, Verdi, e altri, anch’essi al 3%. L’elezione di Crocetta è quella di un politico che ha studiato attentamente un modo come vincere, in una regione in cui il centrosinistra non aveva mai vinto. L’ultima vittoria del “Blocco del popolo”, cioè dei socialcomunisti, avvenne nel 1947, dieci giorni prima della strage di Portella della Ginestra, ma il governo non lo fecero loro, che avevano preso il 30%, bensì gli altri partiti di centrodestra. Ha ragione Vendola quando dice che, con un astensionismo record del 52% non ha vinto nessuno e che la Sicilia è sull’orlo del baratro. Il caso “Miccichè”  è il più curioso: partito con grandi pretese, è riuscito a creare un’alleanza con Raffaele Lombardo, e con Futuro e Libertà, ma ha conseguito solo il 15% ed  è stato superato persino da Cancelleri, classificatosi al terzo posto, col 18%.  Eppure sembra che da questa coalizione potrà venire per Crocetta la soluzione dell’enigma del nuovo governo, dal momento che, come era già avvenuto nel 2008, la sinistra più radicale e Italia dei Valori restano fuori dall’Assemblea regionale siciliana, non essendo riusciti a superare la soglia di sbarramento del 5%. La candidata Giovanna Marano ha infatti ottenuto il 6% dei voti, suddivisi però tra le due liste che la sostenevano: quella formata da Sel, Verdi e Federazione della sinistra, e quella di Italia dei Valori che pure nel maggio scorso aveva ottenuto un largo successo a Palermo con l’elezione del sindaco Leoluca Orlando.

 E andiamo al Movimento a Cinque stelle: Cancelleri e’ letteralmente decollato nella sua Caltanissetta, con il 38% a fronte del 32 della lista. Il suo risulta il partito più votato in Sicilia, con il 14,9 e consegue 14 o 15 seggi. Si potrebbe cavillare, che se aggiungiamo al 13,4% del PD il 3,36 della lista Crocetta, arriviamo al 16,40, e che quindi è il PD il più votato. Tutto questo, mentre il PdL si ferma al 12,9 %, praticamente si è quasi dissolto.

Secondo una ripartizione dei seggi, provvisoria, la coalizione di Pd, Udc, Api e Psi che ha appoggiato Rosario Crocetta presidente, ottiene nelle urne, col sistema proporzionale, 30 deputati all’Assemblea regionale, dei quali 14 del Pd, 5 della lista Crocetta, 11 dell’Udc. L’alleanza di centrodestra che ha sostenuto Nello Musumeci elegge 21 parlamentari, dei quali 13 del Pdl, 4 della lista Musumeci, 4 del Cantiere Popolare. Il Movimento 5 Stelle porta a Palazzo dei Normanni 14 eletti. L’alleanza sicilianista che ha appoggiato la candidatura di Gianfranco Micciche’ ha 15 deputati, dei quali 10 del Partito dei siciliani-Mpa di Raffaele Lombardo, e 5 di Grande Sud. In base alla legge elettorale siciliana, i restanti seggi sarebbero attribuiti: uno al presidente eletto, e cioe’ Crocetta, uno a Nello Musumeci, in quanto secondo per numero di voti nella corsa a governatore, e gli altri otto alla coalizione collegata al presidente eletto se non superasse da sola, come pare che sia, dei 37 seggi. In tal caso, Crocetta disporrebbe in totale di 39 deputati su 90, e dunque non avrebbe una maggioranza in aula. Se la coalizione di Miccichè, al completo , con i suoi 15 deputati, o se solo l’MPA di Lombardo, con 10 deputati, appoggeranno la maggioranza, Crocetta potrà governare. Ma a quale prezzo? Si riproporrà, tale e quale, la maggioranza del passato governo di Lombardo, ed i sogni di “rivoluzione” e di rinnovamento,  naufragheranno nell’eterno paradigma gattopardesco del “far vedere che qualcosa cambi, affinchè nulla cambi. Altrimenti ha ragione Crocetta, torniamo al voto. Due ultime curiosità: Molte delle persone che avrebbero dovuto andare a casa e togliersi di mezzo sono state rielette; per fare qualche nome,  : Dina,( UDC)  Lentini (UDC) Savona,(Grande Sud), Cascio, Scoma e Caputo (PDL), Cracolici, e Lupo (PD), Di mauro e Toti Lombardo (MPA) : tra gli eletti del PDL c’è un certo  Giorgio Assenza, (PDL), il cui cognome non promette niente di buono. Entrano all’ARS solo tre donne, Vanessa Ferreri e Claudia la Rocca, del Movimento a Cinque stelle e Margherita La Rocca dell’ UDC. Il resto è solo noia. E la mafia? Crocetta ha detto che, con lui al governo i mafiosi possono farsi la valigia. Veramente, tra questi ci sarebbero anche alcuni suoi amici dell’UDC. Ma che volete? Non si può fare la frittata senza rompere le uova!!

(Salvo Vitale)

 

 

( 30 ottobre 2012 )



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