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Diffamazione a mezzo stampa: no a riforma liberticida

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Diffamazione. “No a riforma liberticida”.

La FNSI scende sul piede di guerra

“Piuttosto lasciamo le cose come stanno”, dice il segretario Siddi. Preoccupano multe-stangata ed estensione norme a web, blog e libri. Battaglia al Senato.

- La Federazione Nazionale della Stampa e l’Unione Nazionale Cronisti hanno detto ‘no’ alla riforma della legge sulla diffamazione all’esame del Senato, definita “liberticida”, con una manifestazione pubblica in Piazza del Pantheon convocata ad horas, alla quale hanno aderito esponenti dell’Ordine nazionale dei Giornalisti. Questa manifestazione, ha detto il presidente della FNSI, sarà solo il preludio di manifestazioni di protesta imponenti, come quelle che bloccarono il disegno di legge sulle intercettazioni, se il parlamento non accantonerà un disegno di legge punitivo e oscurantista. La legge prevede la cancellazione del carcere sostituito da multe molto elevate e l’estensione della normativa ai libri e al web.

Questa riforma, nata con buone intenzioni, hanno detto gli oratori, è diventata una legge punitiva come non se ne sono mai viste in Italia. Perciò la manifestazione si è svolta dietro un grande striscione con la scritta: “No alla censura sulla stampa. No ai bavagli. No alle leggi liberticide”. E’ le stesso striscione che abbiamo già usato contro il ddl Mastella, ha detto il segretario della FNSI, Franco Siddi, sottolineando la continuità di un disegno che tende a limitare la libertà di stampa e, allo stesso tempo, ricordando che i giornalisti italiani si mettono di traverso contro le leggi liberticide sia che la maggioranza sia di centrosinistra, di centrodestra o di grande coalizione. Fra i presenti, oltre a giornalisti e politici, anche rappresentanti di varie associazioni. Franco Siddi ha definito la legge in discussione “grave come non si era mai visto”, anche perché questo progetto è di iniziativa parlamentare. Per fortuna, ha detto Siddi, poche volte finora è stato comminato il carcere ai giornalisti, ma la legge lo consente e perciò andrebbe cambiata. Ma con tutto ciò che è stato caricato su questo provvedimento, ha aggiunto, “è meglio lasciare le cose come stanno”. Il presidente dell’Unci, Guido Columba, ha affermato che con questa legge “i politici cercano di consumare la vendetta contro i giornalisti che cercavano dal 1992, l’anno di Tangentopoli”

Il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, ha invitato a “non commettere l’errore di trasmettere ai cittadini l’impressione che reclamiamo leggi che garantiscano l’impunità. La previsione è che norme così devastanti – ha aggiunto – priverebbero i cittadini dell’informazione fornita da migliaia di giovani che non hanno la retribuzione di Sallusti”. Presenti diversi parlamentari che hanno detto di condividere la battaglia dei giornalisti: Anna Finocchiaro (Pd), Vincenzo Vita (Pd), Enzo Carra e Roberto Rao dell’Udc. A fare scattare l’allarme e la mobilitazione dei giornalisti è stata la decisione della Commissione Giustizia del Senato di chiudere la discussione sul ddl sulla diffamazione. Il testo che domani mercoledì 24 ottobre andrà in Aula contiene la rinuncia alla cosiddetta norma anti-Gabanelli, che aveva fatto molto discutere, prevede di cancellare il carcere per i giornalisti e di introdurre come penalità multe molto elevate, da 5 a 100 mila euro. A Palazzo Madama si annuncia una battaglia a colpi di emendamenti.

Il testo messo a punto dai relatori Filippo Berselli del Pdl e Silvia Della Monica del Pd, prevede che la multa da 5 mila a 100 mila euro sia commisurata alla gravità dell’offesa e alla diffusione della testata. In caso di recidiva la multa è raddoppiata ed è prevista come pena accessoria la sospensione del giornalista dalla professione e dall’attività fino a sei mesi e poi, in caso di recidiva reiterata, fino a tre anni. La pena è aumentata, inoltre, in caso di comportamento doloso, che coinvolge anche l’editore. Il ddl prevede l’obbligo della rettifica, non solo per la stampa periodica, ma anche per i libri, e la pena viene aumentata o diminuita in funzione della sua pubblicazione o meno. La disciplina viene estesa alle testate giornalistiche diffuse anche per via telematica, ma questo aspetto sembra ancora suscettibile di modifiche. Esponenti del Pdl vorrebbero includere anche i blog, mentre alcuni senatori del propongono di estendere la normativa soltanto alle edizioni telematiche dei giornali cartacei. Il ddl prevede anche la cancellazione dei contenuti diffamatori da siti e motori di ricerca. Anche questo punto è molto controverso.

Anna Finocchiaro ha annunciato che il Pd presenterà emendamenti per ridurre il tetto massimo per le multe. Ma il partito non appare compatto: in Commissione il voto contrario di Alberto Maritati è stato decisivo per far cadere un emendamento che abbassava la pena massima a 50 mila euro. Il Pd avanza dubbi anche sulla norma che, in caso di condanna di una testata, prevede la riduzione del finanziamento pubblico del fondo per l’editoria. Anche il Pdl sembra diviso. Maurizio Gasparri considera il “testo equilibrato” perché prevede “l’eliminazione del carcere e l’affermazione che non esiste un diritto a diffamare”. Il senatore del Pdl, Giacomo Caliendo, ha ritirato l’emendamento che prevedeva la nullità delle clausole contrattuali che lasciavano solo all’editore gli oneri derivanti da una condanna, ma non ha escluso di ripresentarla in aula.E comunque, se approvato dal Senato, il ddl dovrà passare al vaglio della Camera, e per evitare il carcere a Sallusti, che ha già rinunciato all’affidamento ai servizi sociali e potrebbe presto finire in galera, l’approvazione dovrebbe arrivare in tempi record.E’ triste che, per evitare il carcere a un gaglioffo

RED www.ossigenoinfo

( 2 novembre 2012 )



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