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I falsi democratici

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I falsi democratici e i trucchi della falsa democrazia

 

  1. Il termine “democrazia è stato usato e abusato. Quello che avrebbe dovuto essere “governo del popolo”, per garantire a tutti le stesse condizioni di libertà, di giustizia e di azione, è rimasto, come sempre un vantaggio di pochi, cioè dei più ricchi o di coloro che occupano i gradini più alti della  scala sociale. Nelle democrazie borghesi sono state spacciate per governo di tutti le oligarchie che hanno mantenuto saldamente in mano il potere: sono loro a decidere chi deve essere candidato, chi deve essere eletto, quali sono i limiti entro i quali si può spostare un’apertura o una chiusura delle regole democratiche. Sono loro che decidono come orientare il voto, attraverso un sapiente controllo di tutto ciò che produce consenso elettorale, dai mezzi d’informazione, all’economia, all’assistenza pubblica, al clientelismo. Una delle più elementari regole della democrazia è, o dovrebbe essere il sistema proporzionale, ovvero che ogni forza politica e ogni gruppo di cittadini abbia la sua rappresentanza: in tal senso dovrebbero essere studiate tutte le garanzie possibili per dare rappresentanza e voce alle minoranze. E invece si è creato il sistema maggioritario, che consente la rappresentanza solo a chi vince ed esclude i perdenti, anche per un solo voto di differenza. Il 61 a zero in Sicilia è stata la conferma più abnorme di questa assurdità, sostenuta anche dalle forze di sinistra, che hanno dovuto ricorrere al “mattarellum”, cioè alla quota proporzionale di un quarto degli eletti, per essere ancora presenti. Il vincolo al numero dei candidati, la norma che prevede l’elezione piena di un candidato di una lista in una circoscrizione,  come condizione per consentire l’elezione di altri candidati della stessa lista in altre circoscrizioni,  lo sbarramento del 3, del 5 per cento, adesso si dice, addirittura del 7%. Onde consentire l’ingresso in parlamento solo alla Lega ed escludere Vendola, Di Pietro, i Verdi e i Rifondaroli, l’abolizione della preferenza, e soprattutto il premio di maggioranza alla lista o alla coalizione che riceve più voti, sono tutti trucchi meschini per falsare le regole della democrazia e consentire la cosiddetta “governabilità” anche con un 30% di voti, riducendo le minoranze a semplice rappresentanza, tuttavia ben foraggiata da stipendi, prebende, gettoni di presenza, sconti, scorte, esenzioni, privilegi vari e persino bagni termali per tutta la famiglia. E’ chiaro che, in questi termini, parlare di democrazia diventa uno specchietto per le allodole. Secondo un trucco ormai collaudato, ci si preoccupa dei limiti delle democrazie in altri paesi e si tende ad offuscare i propri limiti. Cinquanta che protestano a Cuba o in Cina fanno più notizia di cinquecentomila che scioperano a Roma. Ggli attuali partiti politici presenti in parlamento sono perfettamente d’accordo sullo studio di norme che consentano loro di sopravvivere e sbarrare l’accesso alle nuove forze. L’abolizione delle preferenze, voluta dal “Porcellum” sta bene a tutti, così nessuno si preoccuperà se il tale amico o il tale notabile di partito non possa essere rieletto: sarà eletto d’ufficio, alla faccia della volontà popolare. La mistificazione arriva al punto di dire che i tipi come Fiorito sono possibili perché ci sono le preferenze, che quindi diverrebbero sinonimo di clientelismo. E perché? Il popolo sceglie solo coloro che lo corrompono o lo allettano con false promesse? Sono tutti imbecilli gli elettori, mentre intelligenti sarebbero solo i segretari di partito. Queste strategie da furbetti, degni di essere processati per truffa alle norme della democrazia, sono sostenute all’unisono sia dal PD che dal PdL. Non si sono ancora resi conto che si scavano la fossa con le proprie mani e che le fresche energie del Movimento a Cinque stelle continuano a macinare consensi e a mettere in crisi la sopravvivenza   della partitocrazia e la sua fame di denaro pubblico. Fra l’altro, all’origine della crisi che stiamo vivendo c’è un meccanismo che ormai sta caratterizzando il nostro nuovo secolo, ovvero un ritorno al medioevo e alla scala gerarchizzata degli uomini in vassalli, valvassori, valvassini, militi. I ricchi hanno allargato, e continuano a farlo, i loro margini di profitto, e possono consentirsi di guazzare nel loro mondo dorato fatto di alberghi a 5 stelle, crociere, vacanze mitiche, negozi specializzati, griffe, gioielli ecc. I lavoratori, che hanno sempre meno soldi da spendere, non potendo comprare bloccano il piccolo profitto, l’unico loro accessibile, e sono risucchiati da un cerchio di miseria e disoccupazione. Metti poi che non esiste più un partito cui fare riferimento per organizzare le lotte sociali e progettare una società nuova, basata su parametri ben diversi dagli attuali, ed hai un’idea di quanto ben poco sia cambiato da quel dieci per cento dei tempi di Pericle. Quindi, niente democrazia, e neanche “aristocrazia”, perché “aristoi, in greco significa “i migliori”:  figurarsi se i migliori erano i passati “berluscones” o sono gli attuali “professori”, interamente al servizio dei “poteri forti”. non c’è un governo dei migliori, ma di pochi, “oligoi”, e cioè un’oligarchia”, una “timocrazia”, ovvero,   se  vogliamo addirittura usare un termine caro al fascismo, ovvero una “plutocrazia”, in cui “plutos” è il dio denaro.

 (Salvo Vitale)

( 5 novembre 2012 )



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