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Gestione rifiuti: un problema infinito

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Gestione dei rifiuti: un problema infinito

La raccolta e la gestione dei rifiuti è diventata  ormai il problema centrale di ogni amministrazione comunale. Gli ATO si sono rivelati un fallimento totale: il tentativo era quello di fare gestire ai privati, in una sorta di società mista, la raccolta dei rifiuti: i sindaci si sarebbero scrollati di un problema insostenibile e si sarebbero limitati a raccogliere la tassa per i rifiuti e a stornare le somme agli ATO. Tutto ciò ha comportato un notevole aumento dei prezzi, sia per i cittadini che per l’ATO, che, secondo le tipiche abitudini del clientelismo siciliano, ha fatto sedere a tavolino una serie di nuovi dirigenti dei quali non c’era alcun bisogno.  Si aggiunge a ciò la mancata decisione di procedere alla raccolta differenziata, che, in molti comuni è diventata addirittura fonte di ricchezza: oggi Alcamo. È la prima città siciliana e la settima d’Italia per avere, da qualche anno, portato avanti la differenziata , con una sostanziosa diminuzione della tassa e una complessiva pulizia delle strade. Terrasini aveva cominciato e poi ha lasciato perdere. Negli altri comuni le campane per la differenziata servono solo per diventare luoghi di deposito di altri rifiuti, sono quasi sempre stracolme e non svuotate, e capita anche che quello che viene raccolto sia poi riversato tra gli altri rifiuti dai quali avrebbe dovuto “differenziarsi”.  Ancora più spinoso il problema delle discariche: I pochi comuni che ne possiedono una sono  assaltati  dagli altri comuni che ne sono privi e che devono provvedere al trasporto , allo scarico e al pagamento, su disposizione dei prefetti. Il debito dei comuni che scaricano cresce giornalmente e spesso  i titolari delle discariche fanno trovare i cancelli chiusi, per insolvenza.  Quando si esaurisce lo spazio di una discarica si punta a un’altra, anche se, per i camion pieni,  ci sono da percorrere centinaia di chilometri. E così il costo dell’usura dei mezzi si aggiunge a quello del carburante e a quello dello scarico: non è raro che i mezzi del comune non siano disponibili e, in questo caso si ricorre ai privati, che noleggiano i loro camion, facendo lievitare i prezzi. In tutto questo vorticoso giro di soldi la mafia non può restare estranea: a Napoli, come a Palermo “a monnezza è oro” è il nuovo affare che comprende il ritiro, il compostaggio in discarica , ma anche l’imballaggio e il trasporto in Germania, che compra volentieri i nostri rifiuti. Di discariche ancora aperte, in Sicilia, ne sono rimaste ben poche: quasi tutta la Sicilia Occidentale si serve di Bellolampo, la grande fossa dove si scarica tutto quello che viene prodotto a Palermo e zone limitrofe, e di Siculiana, nell’agrigentino. Ma il problema si ripresenterà non appena questi due siti si satureranno: e allora? Nessuno vuole, sul proprio territorio, le discariche, nessuno vuole gli inceneritori e i termovalorizzatori: non li vogliono gli ambientalisti, per problemi di salute, ma non li vuole neanche la mafia, che perderebbe  una notevole fonte di lucro: rimane aperto pertanto il dilemma se è meglio morire di puzza, di diossina e di tutto quello che comporta convivere con cumuli di rifiuti sotto casa, oppure con polveri sottili e altri veleni prodotti dalla combustione. Visto così il problema sembra senza soluzioni. Almeno sin quando qualcuno non disponga che ogni comune deve provvedere, all’interno del suo territorio, a risolvere il problema identificando gli spazi per la raccolta differenziata e quelli per lo scarico, magari consorziandosi con i comuni limitrofi e identificando, con nome e cognome, coloro che si occupano  m. Ma questo significherebbe chiudere spazi e terreni d’accumulazione a Cosa Nostra, e nessuno lo vuole.

Sabato 17 alle ore 17,30  novembre L’Associazione culturale Peppino Impastato  si occuperà del problema in un convegno organizzato a Cinisi, nella casa che fu del boss Badalamenti, con la partecipazione di studiosi, magistrati, ambientalisti   

(Salvo Vitale)

( 16 novembre 2012 )



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