Oggi primo dicembre.
Rapidamente l’autunno è quasi andato via, con un tempo gradevole, al punto che ancora si incontra gente con le maniche corte. Si può dire che il freddo sia cominciato stamattina, quando il termometro segnava otto gradi. Rispetto ai venti di qualche giorno fa lo scarto è notevole. Anche il vento di scirocco ha dato il posto a una gelida tramontana. Non c’è bisogno di comprare il giornale, già è stato detto tutto. Apertura con il ballottaggio di domani e il tentativo martellante di far credere che nel PD c’è una faida interna, una sorta di lotta al coltello: Renzi è presentato come un furbetto del quartierino di Firenze, che cerca di farsi strada senza avere in programma nulla di sinistra, ma portando con sè le simpatie del suo commensale Berlusca. Che si tratti di un personaggio un po’ farfallone, un po’ tracagnotto, un po’ acchiappanuvole, basta guardarlo in faccia: altro che Obama italiano, nulla a che fare se non lo stare in maniche di camicia rimboccate, tanto per far credere che lavora tutto il giorno. E in realtà il sindachello si sta dando un gran da fare: non c’è canale televisivo, non giornale, non emittente radiofonica che non ti sbatta la sua faccia di guaglione e la sua voce petulante che dice tutto e non dice niente. Forse è un po’ più discreto Bersani, meno invadente: sa che, dietro di sé c’è tutto l’apparato del partito, che difficilmente potrà perdere, con i suoi dieci punti di vantaggio. Ma anche qua si stenta a trovare una traccia lontana della grande tradizione della sinistra italiana: tutto è molto sfumato per non creare traumi, per non allarmare la piccola e media borghesia italiana. Il consenso dei ceti medi e dei cattolici è la linea che i reduci del vecchio partito comunista inseguono da sempre, e per questo, solo a parole si sente parlare di giustizia sociale, di redistribuzione del reddito, di difesa dei lavoratori. Insomma, l’impressione è quella di un personaggio senza identità, di una sorta di ectoplasma sopravvissuto al berlusconismo, con la faccia di buon padre di famiglia, un funzionario di partito, più che un leader. Il confronto con le masse, il rapporto diretto con i bisogni della gente, sembrano cose dell’Ottocento e sono stati dati in mano alla Lega. Basta attenersi a una generica linea politica, un colpo alla sinistra di Vendola, un colpo alla destra di Casini e il gioco è fatto. Domani finirà questa inutile pantomima, organizzata per dare una parvenza di consenso popolare, ma di cui già si sapeva tutto sin dall’inizio. Per una sorta di par condicio, alla quale i telegiornali non sanno rinunciare, si parla anche di primarie sull’altro fronte, si fanno o non si fanno, deciderà il berlusca, lui non ci crede e non ne ha bisogno, perché ha in mente di tornare in campo, (i processi minacciano di stritolarlo), di creare una nuova Forza Italia con lo spirito del 92, bum!!, quello dell’accordo con la mafia, quello predicato dal porcellone di Ferrara. Attorno a lui gravitano donzelle che sembrano perennemente mestruate, come la Gelmini, la Meloni, la Brambrilla, la Carfagna, la Santadechè: costei si vergogna di essere italiana, ma rimane sempre qua: il suo amante Sallusti, lecchino e fedele servitore del padrone, per richiamare l’attenzione si atteggia a Socrate, diffama i giudici che lo hanno condannato, non accetta i domiciliari da condividere a casa della Santa, vuole essere portato in carcere. Non si capisce cosa aspettino per farlo contento. Il Berlusca, come Bersani si atteggia a papà buono, che risolve i conflitti e ha sempre la carta segreta per vincere e tornare al potere. In questo squallido panorama non si parla più di legge elettorale: è quasi scontato che rimarrà il porcellum, che fa comodo a tutti. Non si parla più di riduzione degli stipendi ai parlamentari e ai superburocrati, di riduzione del numero dei parlamentari, di lotta alla corruzione, nessuno accenna, eccetto Crozza, al pauroso riarmo militare che stiamo mettendo in atto, e, per contro, al tentativo di chiudere i pochi restanti spazi di sanità pubblica, privatizzandola, nessuno parla di abolizione dei privilegi del Vaticano, nessuno parla di diritti civili. Nella gestione del quotidiano il governo si è trovato tra i piedi la bomba dell’ILVA di Taranto e ha cercato di sostituirsi ai giudici, intimando di fare, per decreto, ciò che i magistrati avevano proibito, cioè continuare a inquinare. Rispetto a ciò la Bertolino sembra un punto lontano, una santa cristiana. Intanto la Palestina è stata ammessa all’ONU come stato osservatore: staranno lì a guardare senza parlare: l’Italia, spiazzando tutti, ha votato a favore, suscitando le ire di Israele, che invece ha scelto per questi poveracci, la soluzione finale, l’eliminazione totale attraverso la guerra aerea. Il maltempo continua a macinare danni, Crocetta, nella scelta degli assessori, non ne azzecca una, Di Pietro ha fatto la fine di Bertinotti, il quale, tuttavia, non ha investito i soldi dei rimborsi elettorali per l’acquisto di case a sua insaputa. Non c’è molto altro, per oggi, se non che un giovane su tre è disoccupato, senza alcuna speranza di futuro. (Salvo Vitale)