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Monti se ne va (?)

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Monti se ne va (?)

Lo Zombie, annunciando il suo rientro nell'agone politico, come se ci fosse una volta in cui se n'era andato, ha combinato il primo danno affondando Monti, che ha rifiutato di farsi cuocere a fuoco lento, il secondo facendo di nuovo crescere lo spread, che, secondo lui non esiste, il terzo spaccando il suo partito, dove gli ex di AN, cioè i neofascisti, da Alemanno alla Meloni, se ne vogliono andare, il quarto allontanando la Lega che, con lui tra le scatole, non ha intenzione di tornare insieme, il quinto eliminando le primarie, che gli avrebbero potuto aprire qualche spazio di democrazia e di partecipazione popolarel, il sesto confermando il Porcellum, ovvero l'attuale legge elettorale che gli consentirà di scegliere dall'alto, a suo piacimento, i suoi pretoriani, dei quali, egli dice di voler confermare solo il 10%. Ma nessuno si illuda: siamo davanti alla prosecuzione d'una recita iniziata lo scorso anno con il suo "forzato" allontanamento e il passaggio del testimone a Monti.  Non è stata tanto una felice trovata di Napolitano, ma di un gesto concordato da tutte le parti per togliere le castagne dal fuoco a un'Italia che stava per avviarsi sulla pericolosa china del default. Il Professore con i suoi tecnici era chiamato a fare stringere la cinghia agli Italiani, in modo che la colpa delle tasse, della recessione e del mancato rilancio economico ricadesse interamente sul suo governo, non voluto o eletto dal popolo e non su colui che aveva causato tutto questo. Una volta indirizzata l'attenzione sul Cattivaccio, spalleggiato dalla Sinistra, anche lei indicata come tassaiola e belva affamata dei soldi degli Italiani, il gioco era fatto: l'annuncio trionfale del sesto "ritorno in campo", con l'aureola di salvatore della patria, contro Monti, contro i tedeschi, contro i francesi socialisti, contro l'Europa tutta, e quindi contro l'euro, cui addebitare l'origine di tutti i mali. In tutto questo, lo stratega del cavolo e la sua eminenza grigia Gianni Letta non hanno calcolato un insignificante, ma pericoloso particolare:ovvero, che è passato un anno di disintossicazione, anche se parziale, dal berlusconismo e dall'ossessività delle sue immagini e delle sue bravate. Se le condizioni di nascita del fenomeno da baraccone erano state quelle derivate dal potere devastante  del bombardamento mediatico su un popolo, come quello italiano che, per affermazione dell"'uom fatale", cioè il Berlusca, aveva l'età mentale di un tredicenne, adesso c'è un anno in più di maturazione e quindi si pèrospetta qualcosa in meno da poer cogliere, puntando sulla dabbenaggine dell'elettore. E' vero che il potenziale mediatico è ancora saldamente nelle sue mani: a parte le olgettine, pagate a 2500 euro al mese, a parte le veline, le bellezze da copertina, le minorenni, sono rimaste in lizza anche le vecchie puttane, rimesse a nuovo a forza di plastiche facciali, i soliti colonnelli, La Russa, Gasparri, Verdini, Bondi, il soldato semplice Schifani, i tre lacchè, direttori di Libero, Il Giornale, il Tempo, i due direttori di RAI Uno e RAI Due, Mentana de La Sette, che non dimentica mai i vecchi amici e i giornalisti di Sky, che sembrano avere un particolare feeling col pornoduce, dal momento che sono pronti a trasmettere tutte le idiozie che gli escono di bocca. E tuttavia i consumi sono calati, la pubblicità fa meno vittime, la disoccupazione è aumentata, raggiungendo livelli del 30% la produzione industriale cala ad ogni trimestre, le aziende chiudono perchè non possono più far fronte ai debiti e non vedono rispettati i tempio per riscuotere i crediti.

 

La Francia considera ormai l’Italia una sua colonia: Alitalia, Carrefour, Auchan , Renault, Pegeot, Citroen, moda, (Gucci, Armani), profumi sono saldamente in mano ad investitori francesi che sanno come far pagare agli italiani le difficoltà che non risparmiano neanche loro. Idem dicasi della Germania, che può contare sulla sua siderurgia, specialmente ora che il colosso italiano dell’ILVA è nei guai. Resiste a malapena, ma è ormai quasi distrutto, lo zoccolo duro delle piccole e medie imprese del Nord: molti titolari, a partire dalla Fiat, preferiscono investire dove la forza lavoro le materie prime, e in genere tutti i costi di produzione offrono guadagni maggiori. Per non parlare della Cina, ormai paurosamente “vicina” e pronta a fagocitare tutto quello che è in crisi, per riadattarlo alla sua gestione. E’ chiaro che lo spazio d’azione del Cavaliere senza cavallo si è ridotto di molto, che, dopo tanti anni di balle e di bolle mediatiche pochi sono disposti a credergli e che solo i riccastri alla Briatore, possono sperare nel ritorno dello zombie per avere ancora garanzie che la loro ricchezza possa aumentare.  E Monti?  Coraggio, non se ne andrà. Intanto continuerà ad essere al suo posto sino alle nuove elezioni, previste a Febbraio, e sino alla nomina del nuovo governo, presumibilmente a marzo. Si sta creando un’area di centro, quella sponsorizzata da Montezemolo, altro riccastro in cerca di spazio, da Casini, genero del riccastro Caltagirone, da Fini,(avevo una casetta piccolina in Montecà) dal ministro Ricciardi e forse anche da Di Pietro (che di case ne ha tante) e dall’imminente movimento arancione di De Magistris, ( ma questo è tutto da vedere), che si ispira  alle idee del Professore e lo vorrebbe come leader di un movimento centrista moderato e riformatore. Difficilmente egli si lascerà attrarre da queste sirene: quando andrà via, cioè a marzo, ci troveremo a pochi giorni dall’elezione del nuovo presidente della Repubblica, ed è quello il posto in cui “il salvatore della credibilità italiana” andrà a sedere, Berlusca permettendo, perché da tempo egli aveva in mente, per quel posto, il fido Gianni Letta. E infatti è qua il suo errore di calcolo: ritirando la fiducia a Monti egli ha accelerato pericolosamente i tempi e non potrà più contare su una maggioranza parlamentare, come adesso: nel nuovo parlamento, davanti a lui ci sarà Bersani, con la quasi certezza di essere il nuovo capo del governo, e Grillo, che vorrà avere in mano il pallino e comunque dovrebbe imprimere una nuova svolta alla caterva di privilegi e di sprechi sui quali hanno  nuotato gli sciacalli della vecchia e nuova destra, Lega compresa. Almeno si spera.

 

Nota: all’ultimo minuto, alle ore 12 del 12-12-2012 arriva la notizia che lo Zombie, partecipando all’ennesima presentazione dell’ennesimo libro di Vespa su di lui, ha detto: Non mi candiderò, forse sì e forse no, se Monti si assumerà l’incarico di candidarsi per rappresentare la destra italiana. Ma non lo credo, perché me lo ha detto lui. Gli conviene non avere un colore politico. Con la Lega va tutto bene, noi daremo il governo della Lombardia a Maroni e lui appoggerà Alfano, ma va bene anche Montezemolo olio e prezzemolo, io mi sacrificherò ancora una volta facendo un passo indietro e non candidando il mio vecchio compagno di merende Dell’Utri. Boom!!!  Ancora una volta bisogna saper leggere: non si tratta, come ha detto Casini, di un evidente stato confusionale, ogni parola è stata calcolata: non si candida perché i sondaggi gli dicono che è perdente, e lui non può perdere, ma, restando fuori ha qualche possibilità di concorrere per il Quirinale, o di mandarci il fidoLetta, con i voti del centro moderato filomontiano.  Coraggio: la campagna elettorale deve ancora cominciare, siamo solo all’esordio.

(Salvo Vitale)

 

 

 

( 12 dicembre 2012 )



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