L'avvicendarsi della campagna elettorale e dell'impegno del dott. Antonio Ingroia all'interno del dibattito pubblico nazionale ci ha portato a riflettere su una sua possibile candidatura per le prossime elezioni politiche.
Diffidiamo da ciò con affetto e stima, ed è per questo che abbiamo deciso di scrivergli una lettera sperando di suscitare le sue attenzioni prima del 21 dicembre, data del congresso del movimento arancione
Al Giudice Antonio Ingroia.
Carissimo dott. Ingroia,
a scrivere questa lettera in una fredda serata invernale sono dei giovani studenti universitari che hanno avuto il piacere di conoscerla e apprezzarla lo scorso 25 ottobre a Bologna.
In realtà siamo un gruppo di ragazzi provenienti da tutt’ Italia che quasi per caso si sono conosciuti in questa città per motivi di studio, e che già in passato hanno avuto l’onore e il piacere di conoscere la sua storia e le sue battaglie giudiziarie per affermare quegli ideali e quei valori già tanto cari ai magistrati che con lei, prima di lei, hanno lavorato presso una delle procure di frontiera più martoriate di questo Paese come è quella della sua amata Palermo.
Il suo percorso oggi l’ha portata lontano da qui, avendo accettato un incarico di grande responsabilità per il quale ogni italiano dovrebbe essere orgoglioso di sentirsi già rappresentato nella sua persona.
L’attenzione che più e più volte ha riposto sul dibattito politico italiano in questi anni, spesso intervenendo e rivendicando quella libertà di manifestazione del pensiero che ogni giudice, anche al di fuori delle proprie funzioni dovrebbe essere libero di esercitare, l’ha posta sotto una luce mediatica fin troppo spesso strumentalizzata da chi non vuole che in quella “stanza delle verità”, di cui ci ha parlato il 19 luglio di quest’anno in via D’Amelio, sia fatta piena luce.
Siamo convinti anche noi che il rinnovamento di una fallimentare classe politica debba passare oggi da quei cittadini che saranno in grado di avere il coraggio di mettersi in gioco in questo periodo di forti cambiamenti.
L’essere promotori e spesso testimonianza vivente di percorsi di legalità e giustizia dovrebbe essere all’ordine del giorno in un paese normale. Da noi non è affatto così. Anzi è proprio la magistratura a venire frequentemente identificata come un potere alternativo, talora anche suppletivo, della politica qualora questa sia in ritardo o assente nel governo della polis.
Tutte queste cose, caro dott. Ingroia, lei le sa già e forse da lontano riesce a focalizzarle e a inquadrarle sicuramente più oggettivamente di noi che in questi giorni ci vediamo rimbalzare di testata in testata (almeno giornalisticamente parlando) paventate annunciazioni e avventi sulla possibilità di una sua candidatura alle prossime elezioni politiche.
Abbiamo paura… Non vogliamo, come ha scritto correttamente il giornalista Peter Gomez, che il suo apporto diretto alla causa del movimento arancione, presti il fianco a tutti quegli speculatori che in questi mesi non hanno fatto altro che demolire l’impianto accusatorio e a negare la stessa possibilità giuridica dell’esistenza del processo sulla trattativa Stato-mafia che in queste settimane si sta celebrando a Palermo.
Non si può chiedere a un magistrato di rinunciare al proprio diritto di elettorato passivo, né contestiamo un sostegno genuino e talora anche pratico alla causa di un movimento che si batte per il rinnovamento e la crescita di un paese fragile come il nostro.
Ci troviamo innanzi a un bivio di fronte al quale anche altri magistrati in passato si sono trovati, ma che stavolta rischia di dividere chi ha creduto nel suo lavoro fin dall'inizio, unendosi a quell'accorato grido di verità e giustizia che emerge dalle ultime frasi della requisitoria del processo oggi in corso innanzi al giudice per le indagini preliminari di Palermo.
Tenendo bene a cuore l’esito del suo faticoso lavoro cosi come il suo rientro in Italia una volta terminato l’incarico in Guatemala, speriamo fino in fondo di poter ancora continuare a confrontarci nel nostro operare dalle file di quell’antimafia sociale, anche a lei tanto cara, con il Giudice Antonio Ingroia prima che col politico Ingroia, qualunque sia il ruolo di rappresentanza che i cittadini vorrebbero conferirle.
Confidiamo che non dia adito alle supposizioni, ai sondaggi, a personalismi politici infondati, ma che continui a darci conferma di come oggi valga ancora la pena continuare a migliorare il proprio piccolo pezzo di mondo facendo bene il proprio mestiere, specialmente quando questo tiene insieme salde quelle tensioni morali e quegli ideali che generazioni intere le stanno affidando… “specialmente le più giovani” come qualcuno ci disse in una calda estate di vent’anni fa.
Con stima e grandissimo affetto
FIRMATO