MAFIA 2013: AUGURI DI MALU ANNU
Quest’anno abbiamo avuto un buon raccolto: sono caduti in trappola grossi lestofanti che, inutilmente hanno cercato di raccogliere l’eredità del capo dei capi, u zzu Totò u Curtu, la cui leggenda e il cui posto nessuno è riuscito ancora a scalfire. E’ vero, lui non uscirà più, ma in compenso c’è il suo rampollo che, dopo essersi aggirato, sgradito ospite, per Corleone, per stare vicino a manna Ninetta Bagarella, ora è andato in Padania, dicendo di essersi messo la testa a posto e cercando di raccogliere le fila di un immenso impero che si sta sfaldando pezzo dopo pezzo. L’anno scorso qualcuno aveva scritto, in un muro di Corleone: “Bentornato Totuccio”: ci auguriamo, gli auguriamo che questa scritta possa essere fatta sulle mura dell’Ucciardone. Lunghe latitanze sono finite in questi anni, è stato snidato u zzu Binnu Provenzano, che pareva inafferrabile, adesso è caduto dal letto, ha sbattuto la testa ed è in coma all’ospedale: i figli e la moglie Saveria, suo primo e unico amore, vorrebbero riportarlo a casa, ma la cosa non è facile: chi semina vento raccoglie tempesta. E’ finita all’ombra delle celle una dinastia di mascalzoni e violenti, quella dei Fardazza, che avevano imposto a Partinico un controllo fatto di terrore: padri, figli, sorelle, nipoti sono in parte al fresco, in parte in giro, ma non possono allargarsi troppo. E’ caduto in trappola u Baruni, Totò Lo Piccolo, che passava la villeggiatura, e non solo quella, tra Giardinello, Partinico, Terrasini, Cinisi, Carini e San Lorenzo: lo avevamo in casa e nessuno lo sapeva. Una fine poco gloriosa anche per il latitante Mimiddu Raccuglia, “u veterinariu”, molto affezionato ai capibanda di Partinico, Borgetto ed Altofonte: undici anni di latitanza, otto omicidi sulle spalle, tra cui quello del piccolo Di Matteo. Adesso riposa al fresco. Dopo di lui è toccato a “u picciutteddu” Gianni Nicchi, : suo padre aveva un’ossessione, quella di tramandare la stirpe, e “Tiramisù”, così lo chiamano gli amici, prima di andare dentro lo ha fatto contento: chissà se il Nicchino sarà in grado di percorrere la strada del padre? Altri pesci piccoli e grandi sono finiti nella rete delle forze dell’ordine, a Napoli, in Calabria, a Milano, malgrado queste abbiano visto ridursi mezzi e soldi per portare avanti la lotta. Altri cadranno. Alla fine ne resterà uno solo, lui, l’immortale, l’invisibile, l’inafferrabile primula rossa, Diabolik, u strocchiu, cioè lo strabico, o come lo chiamavano gli amici, “u siccu” . Fuma Malboro rosse, ha girato il mondo, è stato visto in Venezuela, a Parigi, a Milano, in Spagna, ha una figlia che , si dice, non ha mai visto, porta occhiali Rayban a goccia, si veste alla moda, gli piacciono le straniere, va dicendo:”Ho ucciso tante persone che potrei riempire un cimitero”. Noi non gli auguriamo di finire al cimitero, tanto ci andrà a finire comunque, ma di andare a far compagnia ai tanti suoi amici che lo aspettano nelle patrie galere. Malu annu, Don Matteo.
(S.V.)