11 gennaio del 1999 attraversavi L’ULTIMO VECCHIO PONTE...
Sono cresciuto con “Storia di un impiegato”, mi hai insegnato con le tue canzoni a sognare e a sperare in un mondo migliore. Con la tua vita hai mostrato la coerenza delle parole, virtù rara. Uno dei pochi “esseri umani” che erano quello che dicevano, senza inganni, senza usare belle parole come vessillo o maschera di ciò che nascondiamo... La tua vita è stata nel quotidiano un tributo agli ultimi, ai dimenticati. Con te abbiamo imparato che anche in un “mondo di merda” ci sono tanti “eroi nascosti” e che dal letame nascono i fiori. Nei momenti di tristezza e di solitudine le tue canzoni ci hanno dato coraggio e forza e..., le ho “canticchiate” per strada, nella mente, comparse d’improvviso senza un motivo apparente, fumando le nostre sigarette...e di fronte ad un bicchiere di buon vino eri sempre con me...
Sei partito..., lasciandoci il tuo viaggio stupendo nell’animo e nella miseria umana.
Con “Canzone del Padre” ci hai lasciato l’ostinazione nel credere e seguire i sogni anche quando tutto sembra morto, finito. GRAZIE compagno De Andrè per non averci mai lasciato, nemmeno quando sei partito, quando hai attraversato: “L’ULTIMO VECCHIO PONTE” …. ai suicidi dirà, baciandoli alla fronte: venite in Paradiso, là dove vado io, perché non c'è l'inferno nel mondo del buon Dio. Fate che giunga a Voi, con le sue ossa stanche, seguito da migliaia di quelle facce bianche, fate che a Voi ritorni fra i morti per oltraggio, che al cielo e alla terra mostrarono il coraggio. Signori benpensanti, spero non vi dispiaccia se in Cielo, in mezzo ai santi, Dio, fra le sue braccia, soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte, che all'odio e all'ignoranza preferirono la morte... Dio di misericordia, il tuo bel Paradiso lo hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso, per quelli che han vissuto con la coscienza pura, l'inferno esiste solo per chi ne ha paura...
Il presente testo è composto in gran parte da frasi dello stesso De Andrè, in particolar modo “Preghiera di Gennaio”.
Nicola Vigliotti