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Monti, gli Italiani e la sindrome di Stoccolma (Bartolo Lorefice)

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Monti, gli italiani e la sindrome di Stoccolma

 

(Bartolo Lorefice)

 

Ci risiamo. La storia recente del nostro Paese sembra avvitarsi attorno alla continua ricerca dell’uomo forte di turno, il personaggio carismatico, dotato di potenzialità uniche ed irripetibili, l’Uomo della Provvidenza, di cui gli italiani si innamorano perdutamente, perché è colui che può salvare l’Italia, l’unico, il solito.

 

Nell’ordine, gli italioti sono stati sedotti da Mussolini, Craxi, Berlusconi ed ora dal bocconiano con il loden verde. E, si sa, l’innamoramento è un processo irrazionale, totale ed incondizionato.

 

Così accade che quello che doveva essere il tecnico alla guida del Paese in una fase soltanto transitoria, scende in campo con la veemenza del Berlusconi del ’94, occupa televisioni e radio (manca solo che vada da Marzullo e dalla D’Urso) per raccontare la sua rivelazione agli italiani: ancora una volta è arrivato l’uomo della Provvidenza, l’insostituibile, il migliore in campo, l’unico che può dare lustro e credibilità all’Italia all’estero.

 

Già. Peccato che dietro questa immagine artefatta e sapientemente costruita da qualche nutrito team di esperti in comunicazione e marketing politico, si cela tutt’altro.

 

Monti è un candidato politico, altro che tecnico, è l’interprete della peggiore cultura conservatrice, un liberale di destra, uno che “il mercato prima di tutto”, il rappresentante di una destra autentica, non fascista, ma classista, sostenitore di politiche di rigore caricate sulle spalle dei ceti più deboli e dell’estinto ceto medio, un gelido nemico dello stato sociale, Obama, al confronto, sembra Che Guevara.

 

Monti difende apertamente, con orgoglio clericale, gli interessi dei porporati del Vaticano, che hanno benedetto formalmente la sua “salita” in campo.

 

E’ spietato con giovani e lavoratori, dolcissimo e accomodante con banche e grandi investitori. Rappresenta i poteri forti, è talmente evidente che lo potrebbe capire anche un bambino.

 

Vuole risanare l’Italia accantonando politiche per l’occupazione, sostegno alle imprese e all’istruzione pubblica, sostegno dei consumi che calano sempre più vertiginosamente, innescando politiche inflazionistiche che erodono il potere d’acquisto delle famiglie con una tassazione intollerabile.

 

Durante il suo governo golpista, non eletto e voluto e sostenuto da Napolitano, aveva proposto addirittura una tassa sulle bevande gassate. Roba che nemmeno la Thatcher.

 

Ha talmente disistima dell’intelligenza degli italiani che smentisce se stesso, sostenendo che bisogna rinunciare all’aumento dell’Iva, ridare l’Imu ai comuni, abbassare le tasse. Tutti provvedimenti messi in campo da lui stesso e dal suo governo.

 

Ma gli italioti, si sa, sono creduloni, amano credere nei sogni, non riconoscono l’evidenza. Se così non fosse non esisterebbe neanche Berluscazzo. Ma adesso ci vuole Monti, Monti sa cosa deve fare. Ce lo impone l’Europa, ce lo impone la Merkel.

 

Sindrome di Stoccolma? Forse. Masochismo? Probabile. Quello che è sicuro è che l’Italia si conferma  Bananas Repubblic, una democrazia instabile che, ciclicamente, ricorre a soluzioni autoritarie, plebiscitarie, para-golpiste nel suo accidentato percorso verso una normalizzazione democratica mai pienamente raggiunta.

( 6 febbraio 2013 )



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