ARLECCHINO
La maschera che mi vedete addosso e, soprattutto, il costume è quella dell’Arlecchino primordiale, quella di quattro secoli fa, esattamente nel 1585 saliva su un palcoscenico di Parigi un grosso attore giovane che veniva da Mantova e si chiamava Tristano Martinelli. Sessant’anni dopo andava sul palcoscenico con un altro costume il Biancolelli, Domenico Biancolelli. Tristano Martinelli proveniva da una compagnia gloriosa, quella dei Gelosi. Avevano costituito, insieme ad altri attori, una compagnia che si chiamava dei Raccolti. Questa maschera non è del tutto italiana, una piccola parte è legata agli zanni ma la gran parte appartiene a un’altra cultura: quella francese legata a una specie di homo selvaticus, una specie di fauno, attraverso le foglie si intende e si scopre questa allusione, foglie di cui è cosparso il costume. E anche il maquillage allude a certe clownerie dei demoni nelle feste popolari medioevali della Francia, ci sono illustrazioni in grandi quantità che lo ricordano.
Arlecchino è diavolo, Arlequin era il nome di un demonio medioevale, così come è ricordato anche Hellechino da Dante Alighieri nella Divina Commedia, all’inferno. All’inizio la maschera di Arlecchino era legata sicuramente alla cultura popolare e a quel gusto Rableriano che aveva determinato svolgimenti in chiave di racconto di teatro e spettacolo nella Francia centrale e soprattutto quella del nord. Così vediamo questo Arlecchino che arriva con un’irruenza incredibile rispetto all’Arlecchino che noi conosciamo: l’Arlecchino paccioccone che svolazza, che ruba qualche salame, che si prende qualche pacca e poi finisce col dire un sacco di frottole, viene poi perdonato e tutto finisce in gloria con una grande mangiata. No, questo Arlecchino è irruento, sfacciato, provocatorio, soprattutto una specie di anarcoide che non accetta nessuna regola, neanche la morale, le leggi, la retorica, i luoghi comuni del tempo. Tanto è vero che a provocazione entra in scena, si cala le brache e si mette a defecare tranquillamente, prende il risultato del suo sforzo e lo lancia verso il pubblico gridando: “Porta buono! Porta felicità! Porta fortuna!”. Ed è nata lì, presso i francesi questa espressione ormai comune di “Oh merde!”.
Faceva anche cose scurrili di altro genere, quello di fare pipì addosso al pubblico, naturalmente c’era un trucco, anche per la cacca, era budino, o meglio castagnaccio che poi veniva mangiato con la gente che veniva a teatro “Speriamo che lanci merda questa sera!” Il gioco arrivava alla scurrilità anche verso il gioco della sessualità e soprattutto l’irriverenza contro quelli che erano i costumi e la gente che questi costumi sosteneva, come i preti, la corte, i ministri e anche i banchieri. La possibilità di essere così violento e spregiudicato era determinato da un accordo straordinario datogli da re. Il re era innamorato pazzo della Commedia dell’Arte e in particolar modo di questa maschera, basti pensare che la regina tenne a battesimo, e non esiste un altro esempio nella storia, i figli di Arlecchino.
Vi accennavo di come Arlecchino riuscisse a realizzare una vera e propria costanza di tormentoni, di provocazioni continue, verso le personalità, le situazioni del mondo politico soprattutto, religioso e anche a quello bancario, legato ai poteri finanziari. Tre erano i personaggi che venivano soprattutto bastonati, approfittando della stima che il re nutriva per lui, tre grandi ministri, uno era addirittura guardasigilli e si chiamava Poplé. Poplé era un energumeno, piuttosto rozzo, simpatico in certi atteggiamenti proprio perché era ignorante e presuntuoso, una specie di Bersani della situazione.
Un altro personaggio famoso della triade che veniva perseguitata da Arlecchino era Flecher. Flecher era Berluscazzo, vi assicuro che c’era una caricatura di Berluscazzo uguale, preciso, aumentato dal fatto che aveva la parrucca, però gli venivano fuori le palette (orecchie). Un Berluscazzo c’è sempre stato nel mondo politico: nella piramide di Cheope c’è un bassorilievo e c’è Berluscazzo (mima l’azione) ! La frangettina, con il serpentino in capo.
Un altro personaggio era senz’altro Clocar, che era il primo ministro, ed è Monti, una bestia politica, con questa esuberanza, molte volte tracotanza, spocchia, con quelle pause stupende che soltanto lui ha, che nel mondo politico non c’è nessuno che abbia queste pause intense con scatti del viso rivolto a sinistra: “Oggi............ l’Italia.............. si trova............... ad essere sempre più legata all’Europa!”.
Questi tre personaggi venivano inseriti in una storiella, un racconto di Arlecchino, come catturati dagli Ugonotti. Gli Ugonotti, voi sapete, erano i protestanti della Francia. Arlecchino racconta che gli Ugonotti acchiappano i tre ministri e li condannano a morte attraverso un processo, c’è anche un giudice popolare e offrono ai tre ministri di scegliere quale mezzo di morte preferiscono, col taglio della testa, per fucilazione o impiccagione. Noi dobbiamo fare una variante, dobbiamo prendere la morte per taglio della testa e inserirci al suo posto la sedia elettrica e, naturalmente, dobbiamo inserire i nostri tre ministri per capire la storia.
Questi tre ministri vengono catturati da una fantomatica banda di rivoltosi e il primo ad essere interpellato dal giudice è Berluscazzo. A Berluscazzo si rivolge il giudice: “Lei come vuol finire i suoi giorni? Sulla sedia elettrica, per impiccagione o fucilazione?” subito Craxi dice “Con la sedia elettrica. Anche in ricordo di un mio carissimo amico, Bush appunto, che ha la sedia elettrica come simbolo della sua tradizione culturale, c’è stato anche qualche screzio con lui, ma oggi siamo arrivati a un senso di amicizia stupenda, quasi uguale a quella che io tengo per Putin!” Siede sulla sedia elettrica, conosce tutto della sedia elettrica perché ne aveva già acquistata una personalmente per farci sedere Prodi, ma appena si era seduto Prodi aveva abbassato appena la leva, tutta una squacquarata tremenda...
Il nostro Bersanius si siede subito sulla sua sedia elettrica, ci sono le manopole, si mette tutto a posto, anche il cerchio sulla testa, poi dà ordine lui in prima persona i calare la leva titititititi scariche tremende, un po’ di odore di bruciato, tracchete!, un’altra scarica, sussulta, gli girano un po’ gli occhi, non sente niente, tracchete!, una sudata è per terra, si alza in piedi: “Sono vivo!”. E il giudice: “Lei è fortunato. Per legge internazionale, dopo la terza scarica lei ha diritto di essere messo in libertà. Se ne vada pure.”. Se ne va felice, incontra sulla porta Berluscazzo che se ne sta lì pronto a entrare, con la sua borsa piena di documenti che ha fregato in tutti gli anni di ministero al Sisme, Sisde... se li porta nella tomba perché spera nell’aldilà di ricattare il padreterno, la madonna, i santi, lo spirito santo, tutti quanti gli angeli... Come esce Bersanius gli dice “La sedia elettrica non funziona!” - “Ah sì? Grazie!” Entra, si va a sedere subito Berluscazzo sulla sedia elettrica e il giudice “Ma lei non preferisce l’impiccagione?” - “No, no, la sedia elettrica! Quello che ha scelto Bersanius per me è perfetto, quando andiamo al ristorante sceglie sempre lui.” Si siede, dà ordine lui di calare la leva, una vibrazione tremenda, le palette cominciano a oscillare, un’altra scarica tracchete!, gli si allunga il collo di trentacinque centimetri, Modigliani prima maniera, bellissimo, tre cravatte una dietro l’altra, un’altra scarica tracchete!, gran puzzo di penne bruciate, perché sapete che Berluscazzo ha le ali, sue personali che poi si piega dietro così... il rigonfio sopra la giacca è determinato dalla protuberanza delle due ali accostate... quando si leva la giacca ihhiiaaaa!, un condor meraviglioso, un po’ corto di collo, accollato. Subito Berluscazzo dice “Sono vivo!” Anche per lui valgono le regole internazionali. Se ne va e incontra Monti , il minotauro magnifico e gli dice “La sedia elettrica non funziona!” - “Eh?!” - “La sedia elettrica non funzionaaa!!!” - “Non ti arrabbiare perdio! Ho capito, la sedia elettrica non funziona!” Entra e il giudice “Lei cosa preferisce? La sedia elettrica, l’impiccagione o la fucilazione?” - “Eh no eh! La sedia elettrica non funziona! Preferisco la fucilazione!”
Questa storiella ve l’ho raccontata perché voi vi rendiate conto del gusto, dei moduli grotteschi di quei tempi, che assomigliano moltissimo ai nostri, e soprattutto per premunirvi del fatto che quando noi andiamo a realizzare degli approcci comici o satirici su personaggi della nostra vita contemporanea non facciamo dell’anacronismo di maniera o gratuito lo facciamo proprio per allacciarci a un gusto che è proprio dell’inizio della Commedia dell’Arte.
NOTA: Oggi è il primo giorno di Carnevale e vogliamo ricordarlo con questo studio di Dario Fo, su Arlecchino, nota maschera napoletana che, a quanto pare, ebbe origini più lontane in Francia: i nomi dei tre condannati all’esecuzione, in origine erano quelli di Craxi, Andreotti e Pietro Longo, negli anni 70 esponente del partito socialdemocratico.Mi sono permesso di cambiarli, anche se Berluscazzo, messo al posto di Andreotti, ci perde molto. Se dovessi identificare Arlecchino in un personaggio politico, sceglierei Beppe Grillo, sia per la sua capacità di fare ridere, di essere un istrione, sia per la molteplicità e vivacità di colori politici presenti nel suo movimento (S.V.)