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Manca ancora poco all'ora X

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Manca ancora  poco all’ora X

 

Ci siamo: il grande giorno è arrivato: sabato ci sarà la canonica “pausa di riflessione”,  ovvero il momento in cui tutti gli attivisti, rappresentanti, galoppini, leccapiedi, leccaculo, pennivendoli, burocrati, funzionari, girovaghi del porta a porta, portaborse, tesserati, simpatizzanti, soldatini al seguito di sergenti, sottotenenti, tenenti, generali, colonnelli, duci, ducetti,  giaguari, gattopardi, caimani, cagnolini, leoni, lenoni, escort, e tanta altra gente di questa risma  spareranno le ultime cartucce, e poi finalmente il voto, il momento liberatorio, quello in cui il cittadino, servendosi della scheda e della matita, potrà esprimere non la sua libera e ponderata scelta, ma la scelta di colui al quale si  ha “l’obbligo”, perché ha fatto un favore, perché è sempre disponibile, o quella di uno sconosciuto, ma amico di un amico, oppure quella di colui che, rispetto a tutte le balle che sono state dette in televisione, ha convinto di più.  E di balle ne sono state dette tante!! Quello che le ha sparate più grosse, come al solito è il pornoduce, che è un abile piazzista. Vendola l’ha definito il Vanna Marchi della politica. Abolizione dell’IMU, (dopo l’ICI delle precedenti elezioni), che il suo partito ha votato in Parlamento, con tanto di lettera e bollettino già pronto per andare a ritirare il rimborso), abolizione di Equitalia, l’Agenzia succhiasangue creata dai suoi governi, la garanzia della creazione di quattro milioni di posti di lavoro ( e considerato che in Italia i disoccupati sono tre milioni e mezzo, bisognerà andare a cercarne altri all’estero), il condono tombale,(requiem eterna), quello edilizio e fiscale, l’allarme per il ritorno del pericolo rosso rappresentato da quel  cattivaccio di Vendola, come già Bertinotti, ma anche il “pericolo per la democrazia” rappresentato dal comico Grillo e la teoria che egli è stato defenestrato dal governo a seguito di una congiura ordita da Napolitano e da alcuni leaders europei che non gradivano la sua politica antitedesca. Tutto ciò farcito con l’acquisto di Balotelli, il ritorno di Kakà, la promessa di Piscià e di altri campioni, capaci di suonarle al Barcellona di Messi e di Fessi. Sembrerebbero tutte cose incredibili, ma l’Italia è fatta così, c’è chi ci crede ancora, c’è gente a cui piace, che si identifica nelle sue sguaiataggini, nei suoi bungabunda, nelle sue incredibili capacità di prendere per il culo il fisco e la giustizia: la pubblicità funziona così, farti credere l’incredibile, cioè che la macchia-imu o la tosse grassa vanno via, oppure far dire a una donna che viene quattro volte, riempirsi di cerone per sembrare più brutto, farsi stirare le rughe e presentarsi con la smunta faccia da preservativo usato, farsi incollare i capelli biondicci, che nessun vento potrà smuovere, esibire la fidanzatina e dichiarare di essere povero perché la Veronica gli succhia tutti i soldi (solo quelli).

Come ballista  Bersani è più contenuto, ma ne spara pure tante: per cominciare ha annunciato la classica bugia: “La prima cosa che faremo quando saremo al governo sarà la legge sul conflitto di interessi”. Lo avevano detto anche D’Alema e poi Prodi, ma poi non ne hanno fatto niente; sai com’è, qualche piccolo spazio a Canale cinque o nell’abusiva Rete quattro, dove tanto ci manca il Fido Fede.

 Anche lui, dopo aver votato l’IMU, attenzione, per senso di responsabilità, ne promette una graduale abolizione, ma indica una sorta di travaso dei soldi attraverso la temuta (per i più ricchi) patrimoniale. Il berlusca invece i soldi non sa se prenderli in Svizzera o presso la Cassa Depositi e Prestiti. Ma anche Grillo e Ingroia vogliono abolire l’IMU. Grillo addirittura parla di un “reddito di cittadinanza”, o giù di lì, cioè una sorta di stipendio da dare ai disoccupati: la cosa esiste già in altri paesi europei, ma dove funzionano gli uffici di collocamento, le assunzioni costano meno, per i datori di lavoro, i vincoli e le prescrizioni non sono tanti, il lavoro c’è. In Italia è una balla che vola come le tante mille balle blu. Per non parlare di Monti che dice anche lui di volere abolire l’IMU, dopo averla messa, che dice di essere amico della Merckel, alla quale non piace Bersani, che dice di non volere governare con Vendola, ma solo con Bersani, per scoprire alla fine che Bersani è un comunistaccio e che, alla fine, è meglio Berlusconi. Ma non ci voleva molto a pensare che il suo centro era di destra. Di Giannino, con il suo look impossibile e le sue false lauree, meglio non parlare: e tuttavia tutti hanno dimenticato la millantata frequenza di Berlusconi alla Sorbona di Parigi o le lauree acquistate in Albania di Renzo Bossi Trota o di Rosy Mauro. E infine Ingroia, il quale non ha resistito alla tentazione di scrivere il suo nome nel simbolo di rivoluzione civile, così come Berlusconi e Monti: Bersani ha detto che quella di volere identificare un’idea con un nome, un leader è un arretramento della democrazia, che, anziché essere rappresentata da tutti i cittadini, si identifica in uno di essi, l’uomo solo al comando. Si noti pure che i manifesti con la faccia di Ingroia sono gli unici che si notano sui muri, in una campagna elettorale in cui, il Porcellum  almeno questo è riuscito a conseguire: liberare i muri da quelle brutte facce che comparivano in ogni angolo e ci perseguitavano come un incubo con i loro sguaiati e stupidi slogan: niente manifesti. D’altronde, perché spendere soldi per queste cose, quando ormai chi deve salire, essere eletto, è deciso a tavolino? E qua casca l’asino e si spiegano le piazze piene ai comizi di Grillo e il suo ventilato venti per cento con un centinaio di deputati: i partiti tradizionali non sono stati in grado di fare due cose semplicissime: una nuova legge elettorale e una drastica riduzione degli stipendi dei parlamentari, che sono i più alti d’Europa. Tutto ciò ha generato la più grande sfiducia nella politica e l’espandersi dell’antipolitica, che poi è pure una politica che non sappiamo dove porterà. Intanto pare ogni giorno prender corpo lo spettro dell’ingovernabilità e la prospettiva di nuove elezioni, perché nessuno vuole fare sacrifici e tutti preferiscono credere ancora nell’età dell’oro, mentre basterebbe guardarsi attorno per vedere non un sogno, ma un incubo, ovvero quello che sta succedendo in Grecia. Dopo veniamo noi.

(Salvo Vitale)

( 22 febbraio 2013 )



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