Al voto
In scena l’indegna farsa
di riconsacrazione dei baroni,
la conferma conclamata
di una schiera di paracadutati
dalle segreterie dei partiti,
tutti più che sicuri
di mantenere intatta
la ragnatela del privilegio
e la possibilità di arraffare,
da trasmettere ereditariamente.
Sete di permanenza al potere,
e il nuovo avanza
col rincaro generalizzato,
con l’aumento dei ritmi
e l’abbassamento dei salari reali,
con le stanze per i vip, le crociere,
l’alta moda, il titolo,
con la scorta, l’autoblu, la presidenza,
il pedofilo in sacrestia,
il mercante che compra la tua vita.
Neofascisti spopolano
con la benedizione del vaticano,
mafiosi fumano nei covi di mediasette,
puttane ficcano con bavosi industriali,
precarie sperano di diventar signore,
proletari si masturbano guardando il nano.
Non è più possibile tacere,
mettere la testa sotto la sabbia,
consegnare il futuro alla marcia furibonda di speculatori assatanati dal profitto.
Sulla scheda il nostro pensiero.
Togliamogli l’applauso,
roviniamogli la festa,
ridiamo dei loro vestiti,
delle loro vuote parole,
cominciamo a vederci, a parlarci,
ad organizzarci, a muoverci.
Gettiamoli nella pattumiera
che hanno costruito per noi:
è per questo che odiano le rivoluzioni:
vogliono restar pastori ed eternarci pecore.
(Questa poesia fa parte del libro "Arrangiamenti" di Salvo Vitale, edizioni Navarra)