/ Archivio notizie e iniziative | BlogAut | 9MAGGIO | Notizia

Tutti contro Grillo, Grillo contro tutti (Marcello Faletra)

decresce la grandezza del testo Resetta la grandezza del testo Incrementa la grandezza del testo

Tutti contro Grillo, Grillo contro tutti

 

La grande paura

L’isteria che serpeggia contro Grillo e i “grillini”, è il sintomo più generale di un’isteria collettiva che ha preso per le budella il cosiddetto “popolo di sinistra”.

La paura che non vi sia un governo è superiore alla paura di eventuali e probabili governi neoliberisti come l’ultimo, proficuamente appoggiato dal PD - vale a dire il sistema che ci ha mandato in rovina.

Stranamente la paura diventa il collante di massa. Le richieste di alleanza fra PD e “grillini” via facebook, twitter, quotidiani, ecc., sono il passaggio all’atto dell’angoscia di un popolo reso orfano dalle politiche delle privatizzazioni e dello stupro economico e morale del paese (il recente crack del Monte dei Paschi è l’ultimo della serie).

Petizioni, appelli, firme, tutto un teatro della paura cavalcato per convincere chi ha deciso di proporre un freno - e un’opposizione - a questo racket economico.

Si chiede a Grillo di “collaborare” per la formazione di un nuovo governo. Per lo scopo sono state create pattuglie di pseudo-grillini che incitano all’inciucio col PD.

Ma la cosa più strana viene dal fatto che nessuno promuove appelli, raccolte di firme per convincere Bersani & C. ad abbandonare la sponda neoliberista che ha mandato in rovina interi paesi. E’ strano che si chiede a Grillo di abbracciare gli “otto” punti di Bersani, dove non vi è alcuna traccia di politica del bene comune e in ogni caso di allontanamento dall’ottica neoliberista, e non invece chiedere a Bersani il contrario: fare per una volta una politica che metta argini alla ferocia del profitto e alla dittatura del mercato! Occorre, almeno per una volta, rovesciare questa ottica tolemaica che vede il PD quale baricentro della politica “responsabile”, e , bisogna pur dirlo, al servizio del capitalismo parassitario.

Un popolo di “sinistra” che si illude che il PD - che ha abbracciato abbondantemente gli assunti neoliberisti - possa essere portavoce dei bisogni della gente è come cercare una morale nel capitalismo, ben sapendo che questo dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati che ha creato se ne fotte!

 

L’accusa di populismo

Ma che cos’è il “populismo” chiamato in causa come un atto d’accusa contro i grillini?

E’ evidente, da quasi tutte le posizioni (articoli, dichiarazioni, servizi televisivi, ecc), che esso è assimilato allo spontaneismo.  Ma lo spontaneismo, osservava già Gramsci, non è un dato storico “puro” come si direbbe di un cristallo. Non è pura “meccanicità” psicologica. Quando si usa questa parola non si fa altro che assumere un atteggiamento di superiorità sociale, una superiorità “storicamente determinata” che è quella degli “illuminati”. La parola “populismo” in tal senso non è altro che lo specchio rovesciato delle èlite che si presumono tali. E’ lo sguardo classista di che vede gli altri come esistenze marginali, esseri periferici a cui si guarda con atteggiamento un po’ indulgente e un po’ riluttante. Più in là lo spontaneismo che ad esempio mette in gioco oggi il PD e i suoi avvocati giornalisti, è fatto confinare col folklore. Come dire “siete divertenti e un po’ incazzati, però non esagerate, in fondo se fate come noi (sic!) le cose si aggiustano!”. Ora, si tratta di vedere nell’apparente mancanza di organizzazione partitica di questo movimento una specie di bricolage politico (nel senso di Lévi-Strauss) che mette in primo piano la comunicazione diretta, non la verticalità strumentale e desueta del partito tradizionale come lo è il PD o il PDL, dove, in quest’ultimo caso, il capo è eletto per acclamazione. Questo è un punto decisivo che non è compreso da chi pratica l’idea di partito come paradigma di una verticalità come quella che connota la chiesa e altre realtà che sorgono per gestire e organizzare la vita materiale e spirituale delle masse. Nel caso dei “grillini”, il fatto che sfuggano ad un controllo verticistico, diventa indizio di “spontaneismo” o “populismo”. Ora, occorre riconoscere che non c’è mutamento storico che non abbia fatto dello “spontaneismo” un metodo. Questo metodo distingue lo spontaneismo selvaggio a cui hanno fatto ricorso i cosiddetti “partiti” istituzionali attraverso lo strumento più populistico e manipolatore della nostra epoca: la televisione, dallo spontaneismo-bricolage, vale a dire la comunicazione e la gestione dei problemi sociali che passa di bocca in bocca, via mail, via blog, e tutte le forme tecnologiche non ancora sottoposte a censure o limitazioni. Quando il contrasto tra capitale e miseria diventa troppo grosso, non può esistere una struttura di partito, verticistica che, in fondo, ha la tendenza ha neutralizzare la rivolta o a renderla gestibile dal potere. Ed è questo che fa paura nei cosidetti “grillini”. Ma se le cose stanno cosi, allora hanno ragione a diffidare delle forme di comunicazione realmente populiste come i talk-show, o dei quotidiani divenuti spesso avvocati del pensiero unico.

 

Che cos’è il PD?

Ora, come non pensare che da quasi un ventennio le scelte di questo partito sono state dettate sempre dalle circostanze e non da un progetto, e che spesso queste scelte non sono state che un riflesso condizionato di buffoni al potere, la cui ultima propaggine è la tassa IMU; infatti: prima la votano con Monti e poi se la rimangiano dopo che il grande corruttore col quale hanno “dialogato” per quasi vent’anni, preferendolo ad ogni altra opposizione, ha detto che avrebbe restituito la tassa sulla prima casa. Ed è incredibile il fatto che hanno sempre preferito alle proposte di un Grillo (nome ormai collettivo) o di altri soggetti sociali antagonisti al sistema paramafioso neoliberista, il “dialogo” con la destra xenofoba e collusa con la mafia; proprio quella destra che ha sempre difeso l’evasione fiscale e lo stupro culturale del paese.

Occorre avere un po’ di memoria. Appena un briciolo. E ricordare che solo quattro  anni fa - 2009 - il Pd fece mancare la maggioranza per votare la pregiudiziale di incostituzionalità sullo “scudo fiscale” (29 settembre 2009); erano presenti 485 deputati, per avere la maggioranza erano sufficienti 242 voti. Votanti 482, astenuti 3, a favore dello scudo 267, contro 215. E’ sbalorditiva l’assenza di ben 51 parlamentari del PD e 8 dell’UDC che ha determinato il fallimento della pregiudiziale di incostituzionalità.

E cosa disse in proposito il guru maximo del PD - D’Alema -? A un giornalista diede una  risposta che è un segno di grande “saggezza” e “responsabilità” politica - parole tanto invocate oggi da “popolo” di sinistra del PD -, ascoltiamolo in silenzio: "Si, ero assente, perché avevo una manifestazione e non mi era stato spiegato bene che era un voto importante".

E’ in questo contesto che la parola populismo va decostruita. In effetti, essa non è che lo specchio di chi lo pronuncia dispregiativamente.

D’altra parte cosa differenzia il Pd dal PDL?

- Entrambi sono per le privatizzazioni.

- Entrambi sono per il mantenimento delle province - sottobosco di favori e sperpero di denaro.

- Entrambi sono per la TAV, un progetto che non serve a nulla e con rischi ambientali enormi (bucare una montagna piena di amianto).

- Entrambi sono per l’acquisto di 135 cacciabombardieri che ci costeranno 13,5 miliardi di euro e in più presentano problemi di costruzione già denunciati dalla stampa americana.

- Entrambi sono per la perdita di sovranità aderendo al MES - fondo salva-stati.

- Entrambi sono per il fiscal compact: le feroci misure di azzeramento della spesa pubblica e dei servizi sociali. Si tratta del trattato europeo che mette un’ipoteca sulle politiche dei prossimi decenni poiché impone tagli per 45 miliardi di euro per ridurre il debito.

- Entrambi sono per le cosiddette “missioni di pace”, che sono servite prevalentemente a rubare le fonti energetiche dei paesi mediorientali (afganisthan, Iraq).

- Entrambi sono per lo smantellamento dell’art:18, l’unico che finora ha garantito ai lavoratori uno stato di diritto.

- Entrambi sono per il finanziamento della scuola privata, mentre quella pubblica è ridotta in miseria.

- Entrambi sono per i rimborsi elettorali.

- Entrambi sono per la priorità della Chiesa sulla laicità dello stato.

Entrambi utilizzano l’informazione per infangare.

Entrambi erano d’accordo sugli scandalosi fatti di Genova del 2001, dove la costituzione è stata sospesa. La commissione parlamentare d’inchiesta che i Ds (oggi PD) avevano promesso al “popolo di sinistra” è stata sapientemente disattesa. Una presa per il culo per avere i voti. Nient’altro!

Fermiamoci qui. La lista sarebbe lunga….

 

 

Schizofrenie

Alla luce di queste posizioni come leggere la schizofrenia di Bersani, che fino a ieri ha appoggiato senza riserve il consulente delle Banche, il neoliberista Monti, e adesso chiede agli oppositori di questo sistema di appoggiarlo?

Ma chi ha interesse al fatto che questa paura diventi la lente attraverso la quale vediamo il mondo?

La paura è un’arma che si punta contro un popolo disinformato, reso precario e suscettibile di essere manipolato in funzione di interessi parziali. L’incubo della catastrofe economica e sociale non viene spiegata nelle sue radici, ma fatta palpare nei suoi effetti. Nessuno ci dice perché siamo indebitati, vale a dire per colpa delle politiche disastrose della finanza “creativa”, quella delle bolle, dei derivati infetti, del furto dei fondi pensione, dell’accumulazione selvaggia del capitale collettivo (il bene comune), ecc., di cui le banche sono state il dispositivo legale.

In altre parole da che parte sta il PD? Stanno dalla parte dei cittadini truffati o dalla parte dei sedicenti creditori, resi tali da politiche di connivenza, di corruzione e favoreggiamento? Le privatizzazioni che hanno appoggiato a tutto campo, alla luce di ciò, è chiaro che non rientrano nelle riforme, ma nelle controriforme.

Quando alcuni dicono (con la puzza sotto il naso che non hanno mai mostrato con la destra camorrista, fascista e xenofoba) che i “grillini” devono “dialogare”,  dimenticano di aggiungere: devono dialogare con coloro che sono stati i collaborazionisti del crack economico e culturale in atto! Vi ricordate Letta quando disse pubblicamente durante le elezioni del sindaco di Parma che “è meglio che i voti vadano al PDL che a Grillo!”. Che dire?  Suggerimenti molto responsabili!

 

I difensori dell’impolitica

Questi professionisti dell’impolitica, questi passacarte degli interessi delle banche, che appena ieri sputavano invettive camuffate da arroganti posizioni istituzionali e storiche contro chiunque si opponeva a questo stato di cose, questi stessi impolitici, oggi, recitano la parte dei “democratici”: chiedono il dialogo!

Ora è evidente che il Pd è stato accolto dal neoliberismo; a patto che rinnegasse lo  stato sociale e non si opponesse al sistema speculativo bancario.

Se il PD, oggi,  pretende un dialogo con i cosiddetti grillini, credo, che debba prima di tutto decidere con chi stare: o dalla parte delle politiche antisociali del capitalismo-rapina - che ha difeso anche nel malaffare (Fazio, Gnutti, Fiorani, Unipol, e adesso Monte dei Paschi, ecc., per restare solo a casa nostra) - o dalla parte di chi sta pagando un debito non dovuto.  Questo partito deve decidersi con chi stare.

Non può stare su due fronti come ha sempre fatto. Eticamente è infantile. Moralmente riluttante.

Ed è scandaloso che le energie che questo partito ha speso per delegittimare i tutti i movimenti di opposizione al sistema neoliberista, sono stati incredibilmente superiori, quasi da caccia alle streghe, a quelle che ha speso - ma lo ha fatto? - per contrastare le politiche paramafiose del PDL con i suoi Cosentino, Dell’’Utri, ecc..

In altre parole: fermare lo strapotere dei faccendieri, delle lobby, delle banche è populismo? La parola populismo è stata fatta passare come una patologia di massa.  Se è vero quello che diceva Wittgenstein che le parole non hanno significati ma usi, allora bisogna dedurne che l’uso della parola populismo, in questo caso, è volto a delegittimare una forza eterogenea che è sfuggita alle imposture dei partiti, divenuti negli anni, espressioni di affaristi senza scrupoli. Ed è evidente che la corruzione  delle élite politiche ha offerto una base considerevole alle rivendicazioni cosiddette “populiste”.

Le  esigenze semplificatrici dei media arrivano a trasformare un fenomeno di base in un fatto di brutale cronaca giornalistica. Ciò che conta, in questo caso, è l’immagine che si costruisce sul presunto nemico.

Sorgono alcune elementari domande: nazionalizzare le banche fallite per eccesso di speculazione è populismo? Mettere al centro la persona e non l’economia è populismo? E poi ancora: abolire la legge “Gelmini”, che ha mortificato senza appello tutta la scuola, è populismo?

 

Io non parlo, non sento, non vedo

Anche qui il PD è sfacciatamente muto. Il partito (ex PCI, ex Ulivo, ex Ds, ex tutto) che per primo ha violato la costituzione concedendo, per opportunismo politico, soldi pubblici alle scuole private.

Di cosa stiamo parlando quando decine di migliaia di cittadini che fanno parte del “popolo di sinistra” firmano appelli per un governo fra movimento 5Stelle e PD?

 Come dire una destra apparentemente moderata, ma neoliberista nelle scelte politiche - non dimentichiamo che era per gli inceneritori e il nucleare -; una nuova destra (Pd) che è stata complice della svendita del patrimonio ambientale e culturale del paese, che è rimasta in un silenzio osceno sui licenziamenti dei lavoratori per la delocalizzazione delle imprese, che non si è mai esposta sui rapporti stato-mafia, che ha taciuto e ha acconsentito alle privatizzazioni senza regole… Alla luce di tutto ciò (giusto per ricordare qualcosa di questo non-partito) che significa questo appello? Sarebbe come allearsi con una destra virtualmente moderata, ma concretamente servile al sistema neoliberista.

Occorre scegliere. Occorre rischiare.

In fondo aver votato il PD per non far vincere il PDL e i suoi accoliti inquisiti è già una sconfitta politica, morale e culturale.

La politica del terrore e della paura che in questi anni è stata distillata sta sortendo i suoi effetti.

Ma non bisogna disperare.

Amici, ancora uno sforzo, per liberarsi della dittatura economica neoliberista e dei suoi  demagoghi travestiti da pappagoni popolani.

Se Bersani, Berlusconi, Monti, pur nelle loro apparenti diversità, si sono riconosciuti in un nemico comune - Grillo - ci deve pur essere una ragione. E’ perché si riconoscono negli stessi principi del neoliberismo. Qualcuno in forma estrema, qualcun altro in forma soft. Dunque, non rendiamo nebulosa la scelta.

Per una volta, almeno, facciamola brillare.

 

un non grillino

Marcello Faletra

 

 

Nota: Pubblico questa riflessione critica di Marcello Faletra, docente di Pittura presso l’Accademia delle belle Arti di Palermo, con l’avvertenza di non considerare Grillo come l’alternativa alle politiche neoliberiste del PD e del PDL. Avrebbe potuto esserlo la lista di Rivoluzione civile, ma essa è nata troppo tardi, all’ultimo minuto, ed era troppo legata al nome di Ingroia. Tutto questo non vuol dire che, a sinistra del PD non ci sia spazio politico per una proposta alternativa. (S.V.)

 

 

( 26 marzo 2013 )



Ci sono 0 commenti sulla notizia