/ Archivio notizie e iniziative | BlogAut | 9MAGGIO | Notizia

Trovata una lettera con minacce di morte a Peppino, scritta un anno prima della sua morte

decresce la grandezza del testo Resetta la grandezza del testo Incrementa la grandezza del testo

Trovata una lettera con minacce di morte a Peppino Impastato, scritta un anno prima della sua morte

Sono giunte diverse richieste d’informazione su una vicenda che, in prima notizia è stata data stamane, alle 8,30 dal Quotidiano di Calabria, e, poche ore dopo, dal giornale online Palermo To Day. Ecco tutti e due gli articoli:

1

Scritto da Maria Carola Catalano 29 marzo 2013 su Palermo Today

Peppino Impastato, spunta una lettera inedita che ne annuncia la morte

E' stata ritrovata ieri tra le cose della mamma Felicia insieme a due poesie. La missiva è anonima ed è datata 14 aprile 1977, un anno prima del suo omicidio. Il fratello Giovanni: "Non aggiunge nulla alla verità giudiziaria"

Felicia Impastato sapeva che il figlio Peppino correva il rischio di essere ucciso ed ha portato con sè questo segreto per molti anni. Ieri, nella camera da letto della mamma del militante scomparsa il 7 dicembre 2004, è stata ritrovata una lettera di minacce che ne dà conferma. "Il contenuto della lettere - commenta il fratello Giovanni - che era nascosta tra le cose di mia madre è inquietante. Viene annunciata la morte di mio fratello".

"Ti faranno male", si legge nella missiva, anonima, che è datata 14 aprile 1977 e che risale dunque ad un anno prima della morte di Peppino, assassinato dal boss Tano Badalamenti il 9 maggio 78.

Nel testo vengono fatte altre importanti comunicazioni. L'anonimo autore spiega che il piano per eliminare Peppino prevedeva che le colpe ricadessero sui fascisti.

Consiglia al mittente "guardati bene dai tuoi veri nemici". E poi fa diversi nomi di persone a lui vicine. Nomi che la famiglia di Peppino ha deciso di non divulgare. "La lettera non aggiunge nulla alla verità giudiziaria. Non credo che possa portare ad aggiunge altro al caso che ormai è chiuso", conclude Giovanni Impastato.

 

2

Quotidiano della Calabria

Peppino Impastato, spunta una lettera inedita

Il piano per ucciderlo fu deciso un anno prima

Ritrovata per caso in un cassetto tra la biancheria della madre. Un anonimo metteva in guardia il giovane di Cinisi, descrivendo quello che poi sarebbe successo: la colpa doveva ricadere sui fascisti. Ma affiorano anche nomi nuovi: un compagno comunista di Peppino. E un uomo delle forze dell'ordine

di MICHELE INSERRA

REGGIO CALABRIA - Il destino di Peppino Impastato era già segnato da almeno un anno. Non è più una semplice ipotesi dopo che ieri pomeriggio è spuntata una lettera inedita da un cassettone all’interno della camera da letto della mamma di Peppino, Felicia Bartolotta. «Ti faranno male» si legge nella missiva di un anonimo amico datata 14 aprile 1977. Oltre un anno dopo faranno tanto male a Peppino: il 9 maggio del 1978 verrà barbaramente ammazzato. Tredici mesi prima era stata decretata l’eliminazione di Impastato su ordine del numero uno di Cosa Nostra Tano Badalamenti. La mamma di Peppino era deceduta il 7 dicembre del 2004. Da quel momento nessuno aveva osato mai “profanare” quella stanza che rappresenta una parte della Casa della Memoria di Cinisi, al corso Umberto 220, nata nel 2005, e riconosciuta a dicembre scorso dal governatore Rosario Crocetta bene di interesse storico-culturale. Ieri, per la prima volta, c’erano lavori in corso. Ed era giunto il momento di svuotare quella stanza colma di ogni cosa e di ogni ricordo. C’era Giovanni, il fratello di Peppino, e Claudio Lacamera, responsabile del progetto “Un ponte della memoria”. Hanno impiegato una intera giornata per “ripulire” armadi e cassetti. E in un cassettone anni Cinquanta tra la biancheria della donna è spuntata una lettera indirizzata a Peppino Impastato. Una missiva mai vista prima e dal contenuto che ha lasciato Giovanni e Claudio Lacamera senza fiato. Il piano per eliminare Peppino era già stato ideato almeno un anno prima della sua morte. Bisognava far ricadere le colpe di quello che doveva accadere sui fascisti. E poi spunta il nome di un compagno del partito comunista. Si tratta di Franco Maniaci, ex vicesindaco di Cinisi dell’epoca, che si era andato a scusare dal boss Badalamenti e da un tale Finazzo (soggetto al momento ancora da identificare) per le offese a loro rivolte e, vigliaccamente, aveva scaricato tutte le colpe su Peppino Impastato. Parallelamente al piano per fare “tanto male” a Peppino viaggiava anche il piano per bruciarlo politicamente. E il nemico era, come spesso accade, in casa. Maniaci era, secondo quanto riportato nella lettera, colui che vedeva in Peppino uno che gli portava via consensi elettorali. Balza agli occhi anche un consiglio nella missiva: «Guardati bene dai tuoi veri nemici». E spunta il nome di un uomo in divisa tuttora in servizio nel Palermitano. E che, in vista di possibili approfondimenti investigativi, abbiamo ritenuto opportuno omettere. Per quel delitto sono stati condannati i mandanti ma mancano gli esecutori materiali. Dopo due archiviazioni (nel 1984 e nel 1992), nell’aprile del 1995, l’indagine era stata riaperta. L’11 aprile 2002 Badalamenti fu condannato all’ergastolo ma il 30 aprile 2004, a 80 anni, morì in un centro medico penitenziario di Ayer (Massachusetts). Il 5 marzo 2001, Vito Palazzolo, braccio destro di Badalamenti, anche lui amico degli Impastato, aveva rimediato trent’anni. Oggi spunta l’ennesimo mistero. E il ritrovamento di quella lettera lascia spazio a due ipotesi. O era stato Peppino a nasconderla alla mamma e quest’ultima l’aveva ritrovata tra le cose del figlio dopo l’uccisione, oppure era stata la mamma a nascondere quella corrispondenza arrivata al figlio nell’aprile del 1977 per non farlo preoccupare. Nell’uno e nell’altro caso, comunque, quella lettera anonima è stata sottovalutata in quel momento e anche dopo la morte di Peppino. Ora potrebbe dare un’ulteriore chiave di lettura  al delitto della voce ribelle di Radio Aut.

Per quel delitto sono stati condannati i mandanti ma mancano gli esecutori materiali. Dopo due archiviazioni (nel 1984 e nel 1992), nell’aprile del 1995, l’indagine era stata riaperta. L’11 aprile 2002 Badalamenti fu condannato all’ergastolo ma il 30 aprile 2004, a 80 anni, morì in un centro medico penitenziario di Ayer (Massachusetts). Il 5 marzo 2001, Vito Palazzolo, braccio destro di Badalamenti, anche lui amico degli Impastato, aveva rimediato trent’anni.

L'EDIZIONE COMPLETO DELL'ARTICOLO E IL TESTO DELLA LETTERA ANONIMA SONO SULL'EDIZIONE CARTACEA DEL QUOTIDIANO ACQUISTABILE IN EDICOLA O SULLO SFOGLIATORE ONLINE

venerdì 29 marzo 2013 08:41

 

QUALCHE OSSERVAZIONE

Considerato il necessario stupore che si può dare a questa notizia, c’è da fare qualche considerazione, a cominciare dal sottotitolo: “Il piano per ucciderlo fu deciso un anno prima”: la lettera annuncia l’esistenza di un piano o è una generica minaccia di morte come le tante che Peppino aveva ricevuto nel 1974, allorchè si occupava di organizzare gli edili?  Altra domanda: che piano sarebbe questo, cioè di far cadere la colpa sui fascisti, quando poi tutto è stato fatto in ben altro modo?  Terza domanda: come mai la notizia è stata data, si presume alle prime ore del mattino, o la sera prima, al “Quotidiano della  Calabria” e non a un giornale siciliano o a questo sito? E’ chiaro che in mezzo c’è lo zampino del buon  Claudio La Camera, responsabile del Museo della ‘ndrangheta di Reggio Calabria e promotore del progetto “Un ponte per la memoria”, finanziato con 250.000 euro. Tutto normale, sia chiaro: Claudio frequenta spesso  Cinisi e ieri ha fatto, casualmente, con Giovanni, mentre lo aiutava a fare ordine, dopo una giornata di lavoro, l’interessante scoperta. Ha creduto opportuno far fare lo scoop a un giornale della sua regione, trasmettendogli anche una fotocopia o un fax della lettera, il testo della quale però si può leggere, si badi,  solo sull’edizione in cartaceo dello stesso giornale o sullo sfogliatore on line, che non so  cos’è. Pare che non sia stato pubblicato solo il nome dell’uomo in divisa, tutt’ora in servizio nel palermitano, che sarebbe stato omesso “in vista di possibili approfondimenti investigativi”. Si presume tuttavia che si tratti di persona già individuata, dal momento che si sa che è ancora in servizio. Mi sembrano ingiuste e immotivate le accuse a Franco Maniaci, che, è vero, era uno dei bersagli della nostra “Onda Pazza”, (lo chiamavamo “Franco M’a nesci”, cioè “me la esci” ) per avere fatto l’accordo con la Democrazia Cristiana, ma che, non bisogna scordare, si era beccato una condanna a sette mesi, per avere cercato di difendere i contadini di Punta Raisi. Inoltre, nella sua qualità di vicesindaco, alla fine del ’75,  aveva concesso l’aula consiliare a Peppino e ai suoi amici musicisti, per effettuare un concerto che avrebbe dovuto tenersi  nel salone della chiesa del Sacramento, a Cinisi, ma che, all’ultimo minuto, aveva incontrato il divieto del parroco, forse minacciato da “un tale Finazzo”,  presidente della Congregazione religiosa della parrocchia. Nell’articolo si dice, di Finazzo, “soggetto ancora da identificare”, ma noi possiamo, con sicurezza dire che si tratta di Giuseppe Finazzo, “strascinaquacina” (così lo definiva Peppino), cioè prestanome di Gaetano Badalamenti e da lui chiamato, alla radio, “don Peppino Percialino”, perché proprietario di una cava di perciale, cioè pietrisco. Ma Finazzo, ucciso a Cinisi il 20 dicembre 1981 nel corso della guerra di mafia tra i seguaci di Badalamenti e i Corleonesi di Riina, è richiamato, assieme a don Tano come persona presso cui, è scritto nell’articolo, “Franco Maniaci si era andato a scusare per le offese a loro rivolte e, vigliaccamente, aveva scaricato tutte le colpe su Peppino Impastato”. Io non so se la lettera anonima ritrovata scriva questa”minchiata”, ma è la prima volta che sento dirla, la trovo estremamente offensiva nei confronti di Franco Maniaci e dubito che possa avere un lontanissimo fondamento di verità. Franco Maniaci , per quanto su sponde diverse da Peppino, non mi risulta né essere stato un vigliacco, né tantomeno un nemico di Peppino al punto da volerne la morte, o uno che discorreva con i boss.

Nell’articolo di Michele Inserra, è scritto che “nessuno aveva osato ‘profanare’ quella stanza”, cioè la stanza da letto di Felicia. Per la verità Felicia, negli ultimi anni dormiva a pian terreno e la sua stanza da letto, al primo piano, era una sorta di deposito di manifesti, di libri ed altro importante materiale, come i pannelli della mostra fotografica su Peppino, curata da Umberto Santino. Quindi evitiamo di fare romanzi, in quella stanza andavamo tutti, così come in tutta la casa, proprio perché Felicia aveva lasciato , come sua volontà, quella che la casa fosse aperta a chiunque volesse visitarla.

Per quanto riguarda l’articolo di Carola Catalano, su Palermo To Day, riscontro anche qui alcune inesattezze: “Felicia Impastato sapeva che il figlio sarebbe stato ucciso e ha portato con sé questo segreto per molti anni”: non è detto che Felicia sapesse, e, in ogni caso, avrebbe portato con sé il segreto solo per un anno, dal momento che Peppino venne ucciso l’anno dopo. Mi chiedo: perché Felicia, nel momento in cui, drammaticamente eravamo tutti ritenuti complici di un terrorista o patetici compagni di un suicida che voleva fare saltare un treno, non ha tirato fuori la lettera, se ne conosceva l’esistenza? Avrebbe potuto dare un contributo al corretto svolgimento delle indagini. L’articolo poi dice che la lettera “fa diversi nomi di persone a lui (cioè a Peppino) vicine, che la famiglia ha deciso di non divulgare” Tuttavia pare di capire che l’unico nome non pubblicato è quello del misterioso, ma non tanto, agente ancora in servizio. Un’ultima considerazione: condivido interamente l’affermazione di Giovanni, ovvero che “la lettera  non aggiunge nulla alla verità giudiziaria e che il caso è chiuso”. Molti interrogativi e molte  osservazioni di questa nota potranno rivelarsi superati quando sarà possibile leggere il testo integrale della lettera, sapere se ha una busta e se sulla busta c’è la data di spedizione Rimane solo una curiosità: se è vero che assieme alla lettera sono state trovate due poesie di Peppino, quando potremo leggerle? (S.V.)

( 30 marzo 2013 )



Ci sono 1 commenti sulla notizia
Luisa Impastato: 06/04/2013 13:34:38
Dovute precisazioni Rispondi a questo messaggio
Alcune precisazioni: Non voglio entrare nel merito, ne creare inutili polemiche, mi preme però precisare che gli articoli apparsi sul web riportano delle inesattezze, la prima delle quali è che la lettera l'ho trovata io, la seconda e' che non si trovava nella stanza di mia nonna ma in quella che fu di mio padre e mio zio, dietro il cassetto di uno dei comodino della stanza. Il contenuto della lettera, che comunque è firmata " un amico" riporta quanto scritto sui giornali, in effetti, per cui credo opportuno , prima di fare illazioni e supposizioni, verificare il contenuto della lettera ( basta chiedere). Inoltre assieme alla missiva ho trovato due poesie inedite di mio zio ( per quel che mi riguarda quest'ultimo ritrovamento lo ritengo più importante, oltre che personalmente molto molto emozionante per me, che non ho conosciuto Peppino). L'ultima precisazione riguarda il fatto che Il signor Lacamera in effetti non era nemmeno presente al momento del ritrovamento, ma solo mio padre, Daniela ( con cui abbiamo " smontato" la casa per tutto il giorno, e il marito. A Claudio e' stato dello l'indomani della lettera, che tutti abbiamo trovato inquietante ( sebbene ormai probabilmente irrilevante , anche ai fini giudiziari)e si è deciso di rendere pubblica la notizia . che io sappia , il contenuto della lettera non è visibile da nessuna parte, se fosse come scritto sopra prenderemo opportuno provvedimenti . Mi spiace che si sia mossa questa rete di fraintendimento e imprecisazioni, per questo ho creduto opportuno intervenire.