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Memorandum sulla Tatcher e il neoliberismo

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MEMORANDUM SULLA THATCHER E IL NEOLIBERISMO

 

 

“Un esempio di libertà”, cosi Barak Obama ha definito Margaret Thatcher, i cui funerali si sono svolti il 17 aprile (2013) con tutti gli onori di un’imperatrice.

Non sapremo mai se quella di Obama è un’espressione di circostanza o sentita.

Ma qual’è la “libertà” che ha praticato la Thatcher? E a quale libertà si riferisce Obama?

E’ probabile che la libertà a cui fa appello il presidente degli Stati Uniti sia quella dell’economista scozzese Adam Smith, il quale era convinto che una società funziona al meglio quando l’interesse personale è primario rispetto a quello della collettività.

E’, infatti, quella strana idea di “libertà” che tutti i partiti di destra da oltre un ventennio ci stanno rifilando e che è riuscita ad intaccare pure i partiti di sinistra, che hanno gioiosamente abbracciato il neoliberismo.

 

E’ la libertà in cui, d’un tratto, un giovane non vede più un futuro se non a credito. Dunque un futuro con data di scadenza, dove la felicità è virtuale, ma il crack è reale!

E’ la libertà estrema fino al racket dei banchieri. E’ la libertà della più violenta speculazione finanziaria dell’ultimo secolo, e che trova una copertura ideologica nei testi dell’economista austriaco Friederick von Hayek - amico e consigliere della Thatcher che gli suggerì di emulare l’esempio cileno di Pinochet in Gran Bretagna: privatizzare lo stato, scardinare i sindacati e i diritti dei lavoratori, perseguire chiunque si opponga alla “libertà” delle iniziative delle multinazionali, ecc., (ma questa ideologia trova ampio appoggio anche nei testi di Milton Friedman e Joseph Schumpeter).

 

Il metodo Pinochet, via Hayek, seduce la “lady di ferro” e dopo un anno al potere (1980) toglie l’embargo per la fornitura di armi al regime di Pinochet.

Inizia in Europa la fine del welfare. Da quella data l’amicizia tra la Thatcher e Pinochet si salderà fino alla sua scomparsa avvenuta in Gran Bretagna nel 2006. Il dittatore è morto agli arresti domiciliari. Sulla sua testa pendevano ben trecento capi d’accusa che vanno dalla violazione dei diritti umani fino alla frode.

Ma la Thatcher si è distinta anche per il più grande attacco ai sindacati della storia inglese (“nemico interno” come li stigmatizzò), strategia emulata poi in altri paesi e anche nel nostro da Berlusconi che lo estenderà alla magistratura.

Contro i minatori in sciopero scatenò 8000 poliziotti in assetto antisommossa provocando migliaia di feriti. Il suo metodo (la shockterapia) verrà ripreso con metodi più brutali da Fini (ministro dell’interno nel 2001) durante il G8 di Genova.

Con la Thatcher (e con Reagan negli Stati Uniti) inizia, in altre parole, la percezione sociale e mediale di una società dove il mercato è contro lo stato; il settore privato contro quello pubblico; l’individuo contro la collettività; l’egoismo contro la solidarietà. E’ l’ideologia che  vuole che i più forti vincano, ma che oggi trova riscontro nella parola “meritocrazia”, espressione coniata ad hoc per sostituire quella, oggi in discredito, “i più forti” che ha un forte sapore darwiniano maldestramente applicato alla società.

Un certo uso del linguaggio da il suo onorevole contributo all’impostura neoliberista, come la parola “crisi”, che è diventata una zona off-shore del neoliberismo (serve a prendere decisioni estreme a favore del capitale).

 

 

Ritorniamo alla Thatcher. Dopo una prima fase di impopolarità nel 1982 con la guerra delle Malvinas (Falkland) recupera e cavalcando gli allori del glorioso colonialismo inglese si conquista il favore delle masse. In quella breve guerra Pinochet ricambiò il favore con informazioni di intelligence sull’Argentina.

 

Ma che cos’era il “metodo Pinochet” applicato in Cile?

Consisteva nel creare uno stato minimale il cui scopo ultimo era quello di farla finita con la redistribuzione della ricchezza: farla finita con lo stato sociale (il keynesismo). Il Cile, infatti, fu il primo paese al mondo ad essere completamente privatizzato sotto la dittatura di Pinochet. Un laboratorio che in seguito al crollo dell’Unione Sovietica fu diffuso in Europa in forma più o meno violenta. Privatizzazioni, deregulation, taglio delle sovvenzioni nei settori sociali, diritto ad ogni forma di ingerenza del Fondo Mondiale Internazionale e della BCE, e dunque perdita di sovranità nazionale, ecc..

Il “metodo Pinochet” è il metodo della “schockterapia” (Naomi Klein) teorizzata per neutralizzare lo stato e subordinarlo alla volontà dell’iniziativa privata che coincide con l’iniziativa del più potente in termini economici.

In altre parole per oltre vent’anni ci hanno fatto credere che la prosperità delle aziende equivalesse a quella della società! Oggi sappiamo sulla nostra pelle che era una favola. Anzi: un bluff. Una presa per il culo! Nient’altro. Le aziende per aumentare il profitto delocalizzano la produzione in paesi dove non vige alcun diritto dei lavoratori che sono sottopagati e con orari da schiavitù, mentre la fine del lavoro in Europa trionfa come una danza macabra. 

 

Deregolamentare, privatizzare, limitare la democrazia e lo stato di diritto, descolarizzare la scuola pubblica e finanziare quella privata, denazionalizzare la moneta vale a dire privatizzare le banche, ecc..

Questo programma, inaugurato dalla Thatcher (e da Reagan) all’inizio degli anni Ottanta è il diktat imposto dalle élite economiche (ma sarebbe il caso di chiamarle letteralmente mafie) a tutti gli stati europei, e soprattutto agli stati più deboli del sud che si affacciano sul mediterraneo, che arriva al punto di programmare anche il furto dei risparmi sotto forma di  “prelievo una tantum” come in Cipro. E’ il programma del fallimento del neoliberismo che ci arriva addosso come un’onda d’urto, le cui feroci conseguenze sono ormai sotto gli occhi di tutti.

 

Marcello Faletra

 

 

 

 

 

 

 

 

( 18 aprile 2013 )



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(anonymous): 26/04/2017 22:47:06
xrwuta9i Rispondi a questo messaggio
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