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Sul 9 maggio un articolo di Antimafiaduemila

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Impastato: quasi duemila al corteo per onorare la memoria

 

Oltre 30mila le firme raccolte per tutelare il casolare dove Peppino fu ucciso

di Aaron Pettinari - 9 maggio 2013

 

E' un fiume di giovani e colori quello che si è riunito a Terrasini dinanzi alla sede di radio Aut per partecipare al tradizionale corteo in memoria di Peppino Impastato. A 35 anni di distanza dalla sua morte è più che mai vivo il suo esempio, la sua denuncia, e la sua voglia di lottare. La mafia non è ancora stata sconfitta, le battaglie da vincere sono tante e per questo motivo quasi duemila tra attivisti, volontari, studenti, amici e compagni ancora una volta hanno voluto far sentire la propria voce. Al mattino già studenti e cento sindaci di Avviso pubblico avevano compiuto quei simbolici cento passi che separano l'ex casa Badalmetni da casa Memoria Impastato. La forte partecipazione è il segno di quanto la storia di Peppino Impastato ancora oggi insegna e può aiutare a incidere sulle coscenze, in particolare dei più giovani.

 

“Questi 100 passi rappresentano la storia del nostro Paese, del suo impegno civile, un coraggio che non si ferma ai simboli - ha detto Giovanni Impastato”. Uno dei momenti chiave della manifestazione è stata in contrada Feudo, nel casolare in cui l'attivista di Cinisi fu massacrato, prima che il suo corpo venisse trascinato sui binari e fatto esplodere per inscenarne il suicidio. Un caseggiato “ancora da espropriare e in stato di totale abbandono - denuncia Giovanni Impastato - condizioni che testimoniano quale sia la mancanza di rispetto per la memoria storica del nostro Paese. Qui Peppino ha esalato il suo ultimo respiro e qui registriamo con dispiacere l'assenza del governatore Rosario Crocetta che per la sua storia ritenevamo particolarmente sensibile a questi temi. Finora abbiamo 30.600 firme raccolte da Rete 100 passi attraverso la piattaforma di petizioni on line 'change.org', ma la sottoscrizione continua e piu' avanti consegneremo le firme al presidente della Repubblica. Tenere in queste condizioni il casolare e' un'offesa per tutti, specialmente per le istituzioni”. E in serata è tornato ad esprimere il proprio rammarico, con il corteo che era arrivato fin davanti alla casa della Memoria. Dopo aver letto una lettera inviata dal Presidente della Camera, Laura Boldrini che ha ricordato la straordinaria “strategia contro la mafia di Peppino, il suo ridicolizzare i rituali di cosa nostra, un'arma inedita per l'epoca e un atto eroico”, il fratello Giovanni è tornato sulla raccolta firme: “Vogliamo che quel casolare diventi un luogo di memoria importante così come la casa della memoria e l'ex casa Badalamenti. Casa della memoria è diventata un simbolo della lotta alla mafia e riceve visite da tutta Italia. Anche quel casolare deve entrare in questo circuito di memoria ed impegno”. Poi si è soffermato sulla battaglia quotidiana nel mondo del lavoro: “Sta vivendo una stagione drammatica e tragica - ha detto Giovanni Impastato -  I fatti gravissimi di Genova, con 7 morti e 4 feriti, ci ricordano che il nostro impegno per la sicurezza nei posti di lavoro non deve calare, esprimiamo solidarieta' alle famiglie delle vittime. Ma ci sono anche le tragedie di chi il lavoro non lo ha o lo ha perduto e compie gesti disperati, lanciando un monito a chi ci governa. Gli esempi di lotta non mancano da Portella della Ginestra allo stesso Peppino. Da Cinisi parte un messaggio positivo per tutto il Paese ed essere oggi così tanti vuol dire che davvero un altro nuovo mondo è possibile”. E' toccato all'amico di sempre, e compagno di mille battaglie, Salvo Vitale ricordare le nuove battaglie accanto ai No Muos, ai No Tav, mentre pian piano il corteo si stringe con tutti gli attivisti, i Cobas ed anche uno striscione di “Azione Civile” di Antonio Ingroia.

“Il 9 maggio è la giornata delle vittime del terrorismo – ha detto con forza – ebbene per noi è la giornata delle vittime del terrorismo ed anche della mafia perché chi ha ucciso Peppino non ha compiuto che un atto di terrorismo mafioso. Oggi Peppino avrebbe 65 anni, anche se nell'immaginario resta un uomo di 30 anni, perché a quell'età la sua vita è stata rubata. Ma il tempo ha portato ancora una volta allo sviluppo delle sue idee e vedere tanti giovani mi da pensare che le sue idee, le nostre idee, non moriranno mai. Quelle che caratterizzano Peppino sono due che suo fratello Giovanni ha fatto scrivere nella sua lapide. Ovvero “Comunista rivoluzionario”. Se si fa un'analisi in fondo l'essere comunisti è proprio della condizione umana perché tutti vogliamo sentirci uguali agli altri. E lo siamo, perché in fondo tutti si nasce nudi e tutti si muore allo stesso modo. Noi abbiamo il compito di portare avanti questa la lotta per l'uguaglianza. E finché c'è chi soffre e chi gode per le sofferenze altrui non potrà mai esserci vera libertà”. E con queste parole ha invitato a tutti all'inaugurazione della mostra presso “casa 9 maggio”, non più ex casa Badalmenti “perché non vogliamo più pronunciare il nome di questo mafioso”. Ha preso poi la parola anche Umberto Santino che ha voluto leggere una poesia dedicata a Felicia Impastato, quindi le attività si sono concluse in serata presso l’atrio comunale di piazza Vittorio Emanuele Orlando, con l’esibizione dei ragazzi dei laboratori di legalità all’interno del progetto ‘Ponte per la memoria’ e la presentazione del libro ‘Musica contro le mafie’, a cura di Gennaro De Rosa e Marco Ambrosi e il premio ‘Musica e Cultura’ assegnato a Moffo Schimmenti e ai Tete de bois, con la presenza di Andrea Satta.

( 11 maggio 2013 )



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