Forum dell’ 11.5: Antimafie a confronto
La giornata conclusiva dell’11.5 è stata dedicata al tema “Antimafie a confronto”. Il forum è stato coordinato da Salvo Vitale che ha dato subito la parola a Maurizio Montalto, un noto avvocato di Napoli, da tempo impegnato nello studio sulle ecomafie. A partire dalla considerazione che l’emergenza rifiuti è voluta e pilotata da specifici interessi mafiosi, e che pertanto fa comodo alla mafia il permanere della situazione d’emergenza per lucrare più profitti dalla straordinarietà, Montalto ha allargato lo sguardo alla criminalità sotterranea e tipicamente massonica che caratterizza la strategia economica mondiale e i grandi flussi di denaro che, a seconda delle scelte politiche, causano il tracollo o l’affermazione di intere nazioni. Salvo Vitale ha fatto notare la latitanza dell’attuale governo sul tema della lotta alla mafia: non è stata ancora messa al lavoro la Commissione Antimafia nazionale, ma anche quella regionale è assente. E’ stato poi tracciato un quadro delle “antimafie”, soprattutto di quelle che hanno caratterizzato Cinisi o che da qui hanno preso l’avvio, partendo dall’”Antimafia difficile”, teorizzata nel 1987, passando a quella istituzionale, cominciata nel 2002 con la presenza della Commissione antimafia e poi continuata, negli ultimi due anni, con la presenza di sindaci e istituzioni varie, all’antimafia dei bivacchi, intendendo, con questo termine l’ipocrita condanna fatta da qualche politico, nei confronti di chi “osa” mangiare nelle terre confiscate ai mafiosi, per non parlare dell’antimafia commerciale, cioè che finalizza le attività al conseguimento di un profitto. A Cinisi è nata anche l’antimafia sociale, nel Forum Sociale Antimafia, nel 2001, ovvero quella caratterizzata dalla scelta militante di essere costantemente presenti in tutti i momenti di lotta che nascono sul territorio, di appoggiarli, di considerarli come momenti di costruzione di una “resistenza” al sistema mafioso, sull’esempio di quella che era la lotta di resistenza al nazifascismo: sono stati momenti di queste scelte la partecipazione alle lotte degli operai della Fiat di Termini, ai movimenti No-Tav in Val d’Aosta, al movimento No-triv, contrario alle trivellazioni, al neonato movimento No Muos contro le antenne americane a Niscemi, in Sicilia, ecc. Anche la costante presenza nelle scuole o nelle associazioni che organizzano momenti d’impegno civile è un passaggio di questa antimafia militante. Proprio su questo si è sviluppato il dibattito, riprendendo un tema che era stato affrontato in altri forum e che può definirsi “antimafia pedagogica: fare educazione alla legalità è un termine più ampio del fare educazione antimafia, e tale educazione non va solamente orientata nel rispetto e nell’obbedienza passiva a tutte le leggi, ma anche nell’acquisizione di capacità di valutazione critica di leggi che non obbediscono al benessere collettivo. In tal senso il riferimento alla figura di Peppino Impastato “ribelle” è emblematico. E’ stato ripreso il tema dell’”educazione maieutica” teorizzato da Danilo Dolci e inteso come modulo che stimoli le capacità creative, che occulti il principio di autorità, tipico della scuola italiana, e che abitui allo sviluppo di una propria capacità di pensiero che non sia frutto della trasmissione e dell’acquisizione passiva di moduli storicamente costruiti. E’ stata così individuata la linea attuale dell’istruzione in Italia, che non stimola la creatività e che, per molti aspetti, perpetua certe caratteristiche della subcultura mafiosa attraverso l’accettazione passiva di tutto ciò che serve alla conservazione dei sistemi di potere dominanti. Sono state citate le leggi che mettono a disposizione delle scuole contributi per la realizzazione di progetti, a partire dalla legge regionale 51, sino all’attuale legge 20. Ed è stato poi citato un disegno di legge, da tempo presentato all’ARS, per introdurre nelle scuole “l’ora di antimafia”. In tal senso l’assemblea dei presenti ha avanzato riserve, rilevando che l’antimafia non può essere uniformata all’ora di religione, cioè a un singolo momento, bensì deve diventare progetto da inserire nella linea programmatica dei Consigli di classe, ovvero nel programma annuale di ogni docente ed elemento caratterizzante del piano dell’offerta formativa di ogni Istituto. Nella sua conclusione Salvo Vitale ha auspicato che l’attuale forum possa rendere noti e far circolare i risultati ai quali è pervenuto, lanciando e diffondendo le sue proposte nel senso di una “cittadinanza attiva” che inverta l’attuale fase di restrizione degli spazi di democrazia e che, per contro, cerchi di dilatarli.