/ Archivio notizie e iniziative | BlogAut | 9MAGGIO | Notizia

Palermo: il processo al generale Mori

decresce la grandezza del testo Resetta la grandezza del testo Incrementa la grandezza del testo

Palermo; il processo al generale Mori

 

C'è un processo che si celebra da tempo a Palermo ma che non gode di alcuna copertura mediatica da parte delle grandi testate. Il generale Mario Mori, uomo chiave della trattativa Stato-mafia e imputato nell'omologo processo, deve rispondere dell'accusa di favoreggiamento a Cosa Nostra (assieme al colonnello Mauro Obinu).

 

La vicenda, avvenuta nel 1995, è strettamente legata alla storia della trattativa. Grazie al lavoro del confidente Luigi Ilardo, il colonnello Michele Riccio portò il Ros davanti al casolare di Mezzojuso (Palermo) in cui si nascondeva Bernardo Provenzano, che resterà latitante ancora per 11 anni, fino all'arresto avvenuto al 2006.

 

Secondo la ricostruzione dei fatti fornita da Riccio, il confidente riuscì da infiltrato ad acquisire la fiducia degli uomini più vicini a Provenzano e che 'gestivano' la latitanza di Binnu. Il 31 ottobre 1995 è tutto pronto per il blitz ma, secondo le accuse, Mori non concede l'ok. Ilardo verrà assassinato pochi mesi dopo e Provenzano resterà libero per un altro decennio. La mancata cattura di Provenzano si inserirebbe così nella trattativa: il patto suggellato dallo Stato (tramite il Ros) con Cosa Nostra avrebbe garantito l'impunità del boss, in cambio della fine della strategia stragista e dell'inabbissamento di Cosa Nostra.

 

Oggi a Palermo è in corso l’ultimo atto di questo processo, con la requisitoria del pm Antonino Di Matteo, già titolare dell'altra inchiesta, quella sulla trattativa Stato-mafia il cui processo è iniziato il 27 maggio. "Nell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia abbiamo incontrato tante resistenze politico - istituzionali che continuano ancora - ha dichiarato il pm -  Ancora oggi, chi ostinatamente continua a negare che ciò sia avvenuto e che ci sia stata una trattativa, finge di ignorare le conclusioni della sentenza emessa dalla Corte d'assise di Firenze del processo a Leoluca Bagarella".

 

"Massimo Ciancimino è un testimone importante, se non altro perchè a partire dalle sue prime dichiarazioni è stato possibile investigativanente ottenere una progressione importante sul tema della trattativa tra Stato e mafia - ha proseguito Di Matteo - Le sue prime dichiarazioni hanno costituito il presupposto di recupero memoria di autorevoli personaggi. E' infondata la prospettazione che anche mediaticamente ha avuto largo spazio, per cui l'indagine sulla trattativa e sul protagonismo dei carabinieri, che la ricostruzione di quei fatti fosse affidata principalmente a Massimo Ciancimino. Non è così".

 

"Certamente - spiega il pm - Ciancimino è un personaggio controverso alle cui dichiarazioni dobbiamo accostarci in ottica valutativa laica e serena. Certamente non recependo e acriticamente e considerando veritiere tutte le sue dichiarazioni, ma nemmeno come tanti fanno e vorrebbero che questo tribunale facesse pregiudizialmente, svalutando il suo importante contributo, anche quando rispetto ad alcuni passaggi importanti le dichiarazioni siani confortate da altri e convergenti elementi di prova".

 

 

 

Di C.F.  24.05.2013  - CEST

 

( 1 giugno 2013 )



Ci sono 0 commenti sulla notizia