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Elezioni avanti e indietro

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Elezioni indietro e avanti

(Salvo Vitale)

Domenica l’atto finale del ballottaggio, e poi anche queste elezioni sono ormai alle spalle. In Sicilia andremo invece a votare domenica e il ballottaggio tra quindici giorni. Dopo dovremmo avere chiuso, per il momento, le tornate elettorali, anche se c’è chi scommette che questo governo così com’è non può durare e che ad ottobre andremo ancora al voto. Possiamo, comunque, già trarre alcune indicazioni utili. Come al solito, il PD, anche se vince, si presenta, anzi viene presentato dai giornali del centro destra, come perdente o incapace di saper sfruttare la vittoria: egli stesso, attraverso alcuni suoi esponenti “sfascisti”, soprattutto i seguaci di Renzi, si associa a questa analisi e dà l’immagine di un partito che non sa cosa fare. Come se nel PD non ci fosse gente “cu i scagghiuna”, cioè con denti acuminati, che sa bene dove mettere le mani, ma vuole farlo assieme a qualche compagno di viaggio su cui poter scaricare le responsabilità. E’ successo già per le elezioni nazionali, secondo uno schema già collaudato in altre precedenti elezioni, con la stessa situazione: il PD, avanti nei sondaggi, di cinque o dieci punti, viene scavalcato o appaiato dalla rimonta inaspettata, cioè dal cosiddetto “colpo di reni” di Berlusconi. Non si tratta del Berlusconi sessuale, il quale ormai, alla sua età non è più in grado di dare alcun colpo di reni, ma del Berlusconi politico che usa sapientemente le sue televisioni, e non solo quelle, perché anche la Rai, Sky e La Sette sono anch’esse  nelle mani di suoi amici, da lui nominati e ancora rimasti ai loro posti. In tal modo il gigantesco apparato mediatico, aggiunto a qualche studiato spot elettorale, tipo “aboliamo l’IMU”, diventa lo strumento del consenso, magari distribuendo qualche ritaglio agli altri partiti dell’opposizione, onde dare una parvenza illusoria di democrazia. Il pauroso crollo del PdL, più o meno occultato dall’informazione di regime, ha confermato che ormai i berluscones sono in caduta libera e che solo il PD può riuscire a salvarli, rimettendoli in partita con la strana maggioranza voluta da Napolitano.  Tanto per deviare il discorso, è stata abilmente accantonata la riforma elettorale che avrebbe richiesto la fine del “porcellum” e si comincia a parlare di semipresidenzialismo o di presidenzialismo, cioè si cerca di preparare il terreno all’ennesimo salto o assalto alle istituzioni pensato da pornoduce. Il disegno era già chiarissimo sin dalla rielezione di Napolitano: ti rivoto il vecchiardo per un incarico a tempo, magari due anni, dopo di che egli si dimetterà per dare posto al Silvio che, sulla soglia degli 80 sarà pronto per la sua ennesima avventura, la presidenza della repubblica. Napolitano non finirà il settennato, perché ormai troppo vecchio, così come troppo vecchio sarebbe Berlusca se dovesse aspettare altri sette anni. I calcoli sono questi, a meno che non intervenga qualche Grillo guastafeste, ma, anche in questo caso, una volta prese le misure e scatenato televisioni e giornali contro di lui, il comico non dovrebbe andare lontano.  

La novità Grillo è già stata  di molto ridimensionata, sia perché le amministrative non sono le nazionali, sia perché la conduzione data da Grillo in questi primi due mesi di vita politica parlamentare, ha lasciato molte ombre, specialmente tra quelli che al Movimento hanno dato il voto , nella speranza che andasse a governare, o quantomeno che provasse a cambiare le cose. Grillo ha invece continuato con testardaggine a gridare che ormai la sfida era tra lui e Berlusconi e che alla fine “ne resterà uno solo”. Invece il PD ha dimostrato di non essere ancora morto, Berlusconi non riesce ad arginare l’emorragia di voti che ne erodono il consenso, Grillo, non ha dove andare se non si decide a dare più fiducia e più autonomia ai suoi, senza starsene come il papà o il maestro che bacchetta gli alunni quando gli disobbediscono. Non ci vuole molto a capire che, così continuando, davvero ne resterà uno solo, lui, senza qualcuno che gli stia più dietro, a parte l’etereo Casaleggio. Peccato, perché i suoi parlamentari stanno già affrontando disagi e sacrifici, ogni volta con l’incubo di poter conservare scontrini e fatture per detrarli dal conto spese. E comunque non ci sono colpevoli: il voto è l’espressione della volontà popolare, e se non va a votare il 50% vuol dire che i politici non meritano più fiducia almeno da metà della popolazione.

( 5 giugno 2013 )



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