Lega addio…senza rimpianti
Queste elezioni amministrative hanno segnato, a parte lo sfascio del pentastellato Grillo, soprattutto la scomparsa della Lega. Il fenomeno era nato vent’anni fa, al grido di “Roma ladrona”, con minacce di secessione, sulla crisi della prima repubblica, coinvolta in una serie di scandali da cui, come al solito, i partiti politici di allora erano incapaci di uscire. Quasi parallelo nacque allora il berlusconismo e Forza Italia, anche qui con l’illusione che un uomo, l’imprenditore che si era fatto da sé, rimettesse a posto l’Italia. L’imprenditore è stato bravo nel rimettere a posto i suoi processi e le sue aziende, e adesso anche lui è in crisi. Data la sua capacità di cambiare le carte in tavola e di disporre dei mezzi con cui far credere tutto e il contrario di tutto, è riuscito a far credere che il suo partito va avanti solo quando c’è lui in prima persona, e che se non c’è lui scompare. Cioè il partito è l’uomo, più o meno come Grillo. E invece è proprio questa la ragione per cui il PDL ha perso oggi tutti i comuni in cui si votava: il partito di Berlusconi perde in quanto il PDL è il suo partito, non perché non c’è lui, che non può essere onnipresente. Lega e PDL perdono perché non rappresentano più niente, al di là del grumo di interessi che si ostinano a difendere. Mentre si aspettano nuove colombe o conigli che il signore di Arcore dovrebbe trovare per tornare in campo ancora una volta e illudere gli italiani, nella Lega, rifiutando l’idea dell’imminente scomparsa, qualcuno parla di crisi da cui si conta di uscire se saranno sanati i contrasti interni tra il cerebroleso, che ancora vuole avere il suo spazio, a costo di tutto, e il suo ex-pupillo, quello che rompe i “maroni”, che ormai si vuole completamente sbarazzare di lui. E comunque, siamo al canto del cigno, con l’elezione di Maroni alla presidenza della regione Lombardia, accanto ai due leghisti governatori del Piemonte e del Veneto, nell’illusione di creare una “macroregione padana” con lo slogan mafioso “prima il Nord”. Per fortuna oggi Brescia e Treviso e, da qualche anno Milano, sono comuni “deleghizzati” e hanno fatto fuori sindaci imbecilli che ci hanno fatto vergognare di essere italiani, con le loro sparate razziste e con la loro guerra agli extracomunitari, colpevoli solo di essere tali. Anche l'europarlamentare della Lega Mario Borghezio è stato espulso dal gruppo Efd al Parlamento europeo dopo un’intervista a “Panorama” in cui sosteneva, contro il ministro Kienge: “Questo è un governo del bonga bonga, vogliono cambiare la legge sulla cittadinanza con lo 'ius soli' e la Kyenge ci vuole imporre le sue tradizioni tribali, quelle del Congo", e poi ha aggiunto che "gli africani sono africani, appartengono a un etnia molto diversa dalla nostra. Non hanno prodotto grandi geni, basta consultare l'enciclopedia di Topolino”.
Per dare un’idea della deriva e della degenerazione verso cui ci si voleva portare, dopo il “Forza Etna”, ecco due esempi con cui gli stronzi leghisti pensavano di fare ridere:
Il cane
“Sai come distinguere il sangue di un cane da quello di un terrone sulla strada? Prima di quello del cane c'è la frenata”.
http://fainaincazzosa.myblog.it/archive/2009/05/22/vade-retro-terrone.html
Terroni
Umberto Bossi si fa ricevere in udienza dal Papa: "Santità Le devo chiedere un piacere!".
Il Papa: "Dimmi figliuolo, se posso..."
"Lei mi deve dare il permesso di ammazzare 5000 terroni e un francese!".
Il Papa: "Ma perchè un francese?"
"Ahh! Vede che non glie ne frega niente neanche a lei dei terroni?".
Max Stirner Commentatore certificato 20.12.12
(S.V.)