/ Archivio notizie e iniziative | BlogAut | 9MAGGIO | Notizia

Lettera del sindaco di Lampedusa all'Italia e all'Europa

decresce la grandezza del testo Resetta la grandezza del testo Incrementa la grandezza del testo

Torna ad affollarsi il centro accoglienza profughi di Lampedusa. In questi giorni vi sono arrivate più di mille persone, in contemporanea con l’inizio della stagione balneare nell’isola. Gente che ha bisogno di tutto, dal cibo all’acqua ai vestiti, gente che ha lasciato tutto, affetti, lavoro, terra, nell’illusoria speranza che la ricca Europa possa avere qualche briciola anche per loro. Arrivano da luoghi dove infuria la guerra civile, come in Siria, o dove la repressione delle dittature non dà alcuno spazio di libertà, come in Turchia. Per questo il sindaco di Lampedusa ha scritto una lettera, purtroppo rimasta, sino ad oggi, senza risposta:

 

Lettera che il  Sindaco di Lampedusa ha scritto all'Italia e all'Europa.

 

 

“ Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a maggio 2012, alla fine dell’anno mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore.

        Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme; il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?

        Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l'idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme,  durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l'inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.        Sono indignata dall'assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell'Europa che ha appena ricevuto il Nobel  della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra. Sono sempre più convinta che la politica europea sull'immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi,  se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l'unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare   debba essere per l'Europa motivo di vergogna e disonore. In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l'unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche

quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.

        Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all'accoglienza, che dà dignità di esseri umani  a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all'Europa intera.

        Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato.

        Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza".

 

        Giusi Nicolini

 

(L'immagine di titolo è un quadro di Gaetano Porcasi) 

( 19 giugno 2013 )



Ci sono 0 commenti sulla notizia