Il mondo è in crisi, ma la mafia no
Dal rapporto di Lega Ambiente sulle mafie
16.7 miliardi di euro di fatturato (100 milioni in più rispetto al 2011), 34mila reati accertati, 28mila persone denunciate, 8mila sequestri effettuati, 300 clan coinvolti, 25 amministrazioni comunali sciolte per mafia nel 2012.
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I numeri sono talmente evidenti che non ci sarebbe bisogno di spiegarli. Il fenomeno ecomafia fotografato dal Rapporto Legambiente 2013 non conosce la parola recessione. Il fenomeno si concentra nel Sud Italia, dove batte il cuore nero della criminalità organizzata, ma tutte le regioni d'Italia (come dimostrato ormai da anni) sono oggetto della penetrazione mafiosa, anche del business legato ai reati ambientali.
Il 45% dei quali viene riscontrato in Sicilia, Calabria, Campania e Puglia. A seguire Lazio e Toscana, dove rispetto a 12 mesi fa si registra un notevole incremento dei reati (rispettivamente +13 e +15%). Non sorprende il dato del Lazio, dove da anni ormai fanno affari la Camorra (penetrata soprattutto nel sud della regione) e la 'ndrangheta, che sta lentamente ma inesorabilmente colonizzando la Capitale e allunga le mani sul litorale.
Così come non sorprende che la regione del settentrione in cui si registra il maggior numero di reati ambientali sia la Liguria, selvaggiamente cementificata nel corso degli ultimi tre lustri, terra di conquista della criminalità organizzata calabrese, che conta lo scioglimento per inflitrazioni mafiose dei comuni di Bordighera (2011) e Ventimiglia (2012). In Liguria nel 2012 oltre 1500 reati ambientali, nove punti percentuali in più rispetto all'anno precedente.
La Campania domina la classifica delle infrazioni sia per il ciclo illegale del cemento che per quello dei rifiuti. Vola (e non è un complimento) la Puglia, che vede un aumento del 24% dei reati legati allo smaltimento rifiuti, terza in classifica dietro anche alla Calabria. Spiccano altri aumenti in regioni generalmente indietro in classifica: il Trentino Alto Adige ha visto triplicare i reati accertati, in Veneto l'aumento è del 18.9%, mentre la piccola Basilicata 'scala' la graduatoria, entrando nella top ten.
"Quella delle Ecomafie - ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - è l'unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale. Che continua a costruire case abusive quasi allo stesso ritmo di sempre mentre il mercato immobiliare legale tracolla. Con imprese illegali che vedono crescere fatturati ed export, quando quelle che rispettano le leggi sono costrette a chiudere i battenti. Un'economia che si regge sull'intreccio tra imprenditori senza scrupoli, politici conniventi, funzionari pubblici infedeli, professionisti senza etica e veri boss, e che opera attraverso il dumping ambientale, la falsificazione di fatture e bilanci, l'evasione fiscale e il riciclaggio, la corruzione, il voto di scambio e la spartizione degli appalti. Semplicemente perché conviene e, tutto sommato, si corrono pochi rischi. Le pene per i reati ambientali, infatti, continuano ad essere quasi esclusivamente di tipo contravvenzionale e l'abbattimento degli edifici continua ad essere una eventualità remota. Anzi, agli ultimi 18 tentativi di riaprire i termini del condono edilizio si è anche aggiunta la sciagurata idea di sottrarre alle procure il potere di demolire le costruzioni abusive".
Redazione IBTimes Italia | 17.06.2013