L’ESODO COATTO: BREVISSIMA TEORIA DEL TURISTA
Marcello Faletra
L’estate è la stagione del turista. La fine dell’estate la sua scomparsa.
Figli delle folle analizzate da Poe, Baudelaire e Benjamin, i turisti sono entità anonime, impersonali, esseri che abitano uno spazio che è il poligono dei segni pubblicitari. Come le bestie, i turisti sono le cavie del funzionariato della sollecitudine. Camerieri servizievoli. Imperativo del riposo. Evasione a scadenza. Obbligatorietà del sorriso che si proietta sul turista come un paraurti mimico. La pubblicità che prende corpo nella sollecitudine dei servitori (lavoratori stagionali). Cura e sfruttamento intensivo del corpo che deve conformarsi ai modelli pubblicitari. Corpo-massa da informare, da mettere in forma con pratiche mistiche o essoteriche, individuali o collettive (sesso compreso). Valorizzazione del tempo libero. Non la libertà di perdere il proprio tempo, ma di riempirlo. Come le cavie animali i turisti sviluppano un’ansia patologica se non guadagnano sul tempo “libero” concesso a tempo determinato e inscatolato in spazi concentrazionari dei villaggi turistici dove la gentilezza è un’estorsione del denaro.
Solo che le bestie non conoscono un tempo diverso dal loro destino naturale, mentre i turisti riproducono l’illusione di una temporalità che si staglia sulle loro vita come un paradiso a portata di mano.
Figli del plusvalore economico che si diffrange sulle misere vite quotidiane i turisti tentano di far proprio un frammento di questo plusvalore. Cercano un piccolo bottino da portare con sé per il resto del tempo.
Sottoposti a stress di godimento coatto, così come le bestie sono sottoposte a stress da produzione, i turisti sono tenuti a rispondere a questa performance coatta di guadagno ansiogeno del tempo libero. Pena la depressione dopo l’estinzione delle vacanze.
Nel nostro sistema sociale il tempo non si può che guadagnare, ugualmente in vacanza questo guadagno, guadagno del corpo, guadagno del piacere, guadagno dei sensi, diviene la ragion sufficiente della concezione coatta del tempo. Dietro l’apparente gratuità delle vacanze il “tempo libero” riproduce il tempo coatto del lavoro sotto altre forme. Perché esso veste il turista di una patina di libertà che non è la liberta di creare come nell’arte. Piuttosto il suo modello utopico, irraggiungibile, è il tempo dell’infanzia. Il tempo perduto per sempre. L’età d’oro del tempo. Regressione verso una temporalità prima della divisione sociale del lavoro. Un tempo mitico, dove l’evasione e la spensieratezza regnano sovrane. Nell’ossessiva ricerca di questo “tempo perduto” ritroviamo lo stesso accanimento morale e idealista di guadagno del tempo che vige nella sfera del lavoro. In sintesi: un’estorsione del godimento. La vacanza, con le sue pratiche farmacologiche, con le sue terapie distensive, con i suoi rituali del consumo, sostituisce l’antico principio di salvezza. Come un sacramento che riunisce gli officianti che comunicano con lo Spirito Santo del divertimento, e dove la domanda compulsiva di libertà individuale è scambiata col consumo rituale. Ovunque troviamo questo sistema generalizzato di servizievole gratificazione che ricorda il fatto che siamo in una società dell’abbondanza, e che democraticamente fa assaggiare lo splendore feudale del rapporto fra servo e cliente. Per un breve periodo si è Signori a pagamento. La socialità immanente alla sollecitudine maschera l’ipocrisia di una società che mantiene intatti i rapporti di sfruttamento. Essa, in fondo, cela la violenza del sociale fatta di precariato e disperazione. Per un breve periodo il turista può pagarsi il sorriso servizievole del servo.
L’arroganza del padrone, l’aggressività del superiore, il cinismo del dirigente, vanno in congedo, seppure per poco tempo, dietro presentazione della carta di credito, che obbliga, per contratto, la performance terapeutica della sollecitudine. Ovunque il turista è preda di questa violenza dei servizi che si raddoppia nell’assenza della loro erogazione (il disservizio), è preda di questa polverosa abbondanza profusa come un bene spirituale, è succube di questi pseudo valori democratici che estromessi dalla sfera pubblica sono parodiati nella sfera privata delle vacanze, assumendo il volto della tolleranza funzionale. Infatti, in vacanza anche i nemici si parlano. Nei grandi meeting politici estivi, ad esempio, come quello di CL (comunione e liberazione) a Rimini, le ideologie apparentemente più distanti si parlano (PD e PDL), si scambiano le loro prospettive, mettono in atto una performance che ratifica il fatto che siamo in una permissive society, siamo in un liberalismo tollerante, siamo in un gioco umanistico delle relazioni sociali che porta dritto al “pensiero unico”, di cui l’attuale governo con a capo Letta nipote ne è la prova flagrante. Tutto ciò significa solo un fatto: che le ideologie, le opinioni, i dibattiti politici profusi con grande generosità, sono in fondo, un materiale di scambio e di consumo. Sulla scia di Nietzsche potremmo vedere in questi esseri materializzati nella figura sociale del turista esemplari dell’Ultimo Uomo. Quando Zarathustra - il portavoce di Nietzsche - decide di abbandonare il suo isolamento e di scendere verso la gente, il suo intento è quello di profondere nei suoi uditori l’orgoglio del disprezzo verso l’asservimento dell’uomo alle cose futili e mediocri.
Per Zarathustra ciò che di più spregevole vi è al mondo è “l’ultimo uomo”, l’uomo asservito, avvilito, che sceglie di imputridire nella palude di un benessere apparente. Vale a dire il nulla.
Siamo attratti da questo nulla come una vertigine, come le popolazioni selvagge di un tempo lo erano per le potenze soprannaturali; questi esseri che non hanno mai conosciuto il turismo e la pubblicità. Più che di un trionfo dell’umanità il turista mette in scena un trionfo sull’umanità; perchè la figura del turista coincide perfettamente con quello del culturicida. I turisti in fondo rappresentano bene queste orde umane lanciate in tutto il pianeta come un proiettile a sterminare ciò che sono state le culture, le civiltà con i loro oggetti, i loro simboli, con gli scenari paesaggistici formattati secondo l’industria del divertimento, predisposti al consumo onnivoro, all’irruzione di massa, dove il più che “culturale” - l’arte, la storia, l’archeologia, il paesaggio, ecc. - viene annientato dal peso del meno culturale o del più che brutale. Perchè, come ha scritto Hans Magnus Enzensberger: “il turismo è la parodia della mobilitazione generale. I suoi quartieri generali sono simili a stati maggiori dove si calcolano in anticipo i movimenti di truppa”.
Buone vacanze.