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La questione morale

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La questione morale

 

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche.

Un giornalista invitò una volta a turarsi il naso e a votare Dc. Ma non è venuto il momento di cambiare e di costruire una società che non sia un immondezzaio?

 

(Enrico Berlinguer, intervista a Eugenio Scalfari, La Repubblica, 28 luglio 1981)

 

La conferma della condanna di Silvio Berlusconi a 4 anni pronunciata dalla Suprema Corte dopo un travagliato iter processuale fatto di vari “stop and go”, riporta l’asse della dialettica politica verso una tematica cara a pochissimi dei nostri eletti. Ovvero l’annosa questione morale che l’Italia ancora non ha provveduto ad affrontare e risolvere. E non è un argomento di poco conto dal momento che la storia repubblicana del nostro paese non annovera solo l’episodio giudiziario targato Silvio Berlusconi ma è contornata da molte di queste imbarazzanti situazioni che prendono corpo con estrema facilità e con quella medesima facilità stremano un paese, portandolo a volte al ridicolo internazionale. Mi capita spesso di leggere quanto viene pubblicato dalla stampa internazionale: è in quel momento che percepisco quanto il nostro paese sia sulla bocca di tutti, continuamente schernito. I titoli, mettono in risalto la bassezza morale ed istituzionale che per lungo tempo ha rappresentato il governo Berlusconi, la sua incapacità di farsi “tutore” degli interessi della collettività. Nonostante ciò, molti continuano a cadere negli errori del passato, a crogiolarsi in essi senza fare un minimo passo avanti.

Era prevedibile che la sentenza della cassazione avrebbe portato la politica allo sbaraglio, togliendole la giusta lucidità per pensare alle questioni fondamentali, ovvero il benessere della collettività, la tutela della Costituzione, la stabilità istituzionale. Sembra che invece i palazzi del potere siano preoccupati delle sorti di Berlusconi che ancora riesce a tenere banco con le sue proposte e i suo “ricatti”. In Italia, oramai, la nostra politica è dilaniata da un conflitto interiore. Sembra quasi che per essa, convivere con il ricatto sia essenziale. Ricatto di qualsivoglia natura, sia chiaro: mafioso, morale. Risuona nella mente la famigerata questione morale berlingueriana, che imponeva alla politica una pulizia interna tale da legittimarla agli occhi della collettività chiamata da essa per il tramite del voto ad occuparsi della cura della “cosa pubblica”.

Sembra che, negli ultimi anni, questo meraviglioso passaggio del pensiero e del modo di fare politica di un grande uomo come Enrico Berlinguer, sia svanito dalla mente della attuale classe dirigente che invece, abusando della sua posizione e dei poteri che ha assunto attraverso il voto, utilizza la politica per soddisfare i propri interessi personali, attaccare e delegittimare poteri importanti come la magistratura, perseguire la perversa logica del “do ut des”. Tutto a scapito della collettività che in questa partita è l’unica ad uscire sconfitta.

Si sostiene in casa PDL che questa sentenza è una sconfitta della democrazia. Ma occorrerebbe ricordare ai parlamentari del PDL che una sentenza, soprattutto una sentenza pronunciata dalla Suprema Corte, non mette in pericolo la democrazia; che Silvio Berlusconi, è stato ritenuto colpevole in maniera irrevocabile per un reato importante e grave; che è una vergogna sapere che in uno Stato di Diritto come il nostro si permette ad un uomo con più di 40 procedimenti penali (alcuni dei quali prescritti grazie a una legge fatta approvare d hoc) di essere ancora eleggibile; che il prestigio e la credibilità di una nazione derivano dalla credibilità della classe politica che ha in mano le redini del potere. Questa ultima consapevolezza, deve essere tenuta ben presente perché si collega all’ideale di “politica” che oggi sta svanendo poco per volta. I vari episodi giudiziari di Berlusconi, non solo rendono poco credibile il nostro paese nella dialettica e nella politica europea e internazionale ma inficiano notevolmente l’ideale di purezza che dovrebbe caratterizzare l’uomo che si impegna in politica.

La politica è impegno, passione, cura. Ma tutto ciò comporta pulizia morale ed interiore. Comporta, anzitutto, la mera applicazione delle parole di Berlinguer che disegnano i tratti imprescindibili a cui ognuno di loro è tenuto ad adeguarsi. Questo disegno non rispecchia in nessun modo il personaggio Berlusconi, anzi. Lo rende totalmente avulso da questo sistema, che ha usato per soddisfare interessi personali e non certo per adempiere a quel famigerato “contratto con gli italiani” sottoscritto anni fa nel salotto di Vespa. Una buona parte della società civile è stanca di questo teatro, di questo vittimismo ostentato, del continuo parlare di accanimento giudiziario ai danni di quest’uomo.

La maggior parte dei cittadini vuole una politica impegnata a risolvere i problemi fondamentali che attanagliano una generazione intera, senza lavoro e senza speranza. Dovrebbe studiare piani per trattenere le sue migliori intelligenze per una progressiva crescita del paese e non indurli a fuggire perché qui non ci sono speranze. Deve anteporre l’interesse del popolo, non del singolo. Deve affrancarsi da ricatti come quelli che stanno lanciando gli esponenti del PDL e iniziare a camminare da sola. In Italia deve cambiare il modo di fare politica. La nostra classe dirigente dovrebbe avere il coraggio di adeguarsi alle parole di Enrico Berlinguer e porre al centro della sua azione la “questione morale”. Deve interrogarsi e chiedersi se la sua azione, la sua capacità di intervento rispecchiano quelle parole. Se non affronterà questo “esame” e non attuerà il profondo cambiamento che ne deriva, avremo poche speranze e non potremmo sentirci mai un popolo libero dagli intrighi e dai ricatti.

Danielle Sansone -Azione Civile Puglia

( 24 agosto 2013 )



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