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Agibilità politica

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Agibilità politica

 

E’ il nuovo termine entrato nel gergo politico e giornalistico dopo la sentenza di Berlusconi. Ogni giorno i telegiornali lo ripetono in continuazione. Bisogna a qualsiasi costo trovare una legge, farla, oppure convincere Napolitano a dare la grazia, affinchè Berluscazzo diventi “politicamente agibile”. Il che significa che, per ora, è inagibile. La cosa, come generalmente le cose che riguardano il cavaliere, al quale, ormai, bisogna revocare anche questo titolo, non può che suscitare la solita cascata di risate. Chi trova queste espressioni avrebbe bisogno di un buon corso d’italiano. L’agibilità viene concessa per rendere un luogo fruibile al pubblico. Cosa c’entra la politica? Anche a volerne estendere il significato si potrebbe pensare a un espediente per rendere berluscazzo agibile, dal momento che egli non si può rendere agibile da sé. In questo senso il soggetto, nei confronti del quale si chiede l’agibilità è passivo, cioè è oggetto delle decisioni altrui. E quindi viene fuori l’immagine di uno che è reso agibile dagli altri, ovvero che gli altri manipolano per usarlo a proprio vantaggio. Insomma, il termine riguarda troppo da vicino il modo di manovrare un pupazzo. Che berluscazzo sia un pupazzo è una cosa che molti pensano: egli sarebbe la faccia nota di una serie di persone e di interessi che preferiscono restare nell’ombra. Vedi Dell’Utri, vero fondatore di Forza Italia, vedi i mafiosi, a cominciare da Stefano Bontade, che hanno finanziato le attività edilizie del primo Berluscazzo, oppure Confalonieri, gestore unico delle aziende Mediaset , per non parlare di Ferrara, Feltri, Sallusti, Gianni Letta e altri servi cantori della politica del centro destra. Il vertice di Arcore, di qualche giorno fa, ha visto trionfare le tesi dei più oltranzisti, definiti falchi, rispetto alle colombe come Alfano, il quale, per la verità, rassomiglia di più a un bulldog. I giochi sono chiari: ricattiamo il governo Letta e il PD, dicendo ufficialmente che si vuole l’abolizione totale dell’IMU e dell’IVA , ma sostenendo, come elemento del ricatto, l’assoluzione presidenziale di berluscazzo, cioè la sua agibilità politica, così com’è avvenuto per Sallusti. In tal senso anche il compagno Violante gli ha dato una mano, sostenendo che è legittimo (lo ha deciso lui) fare ricorso contro la legge Saverino, approvata sei mesi fa da lui stesso e da tutti i  parlamentari PDL e PD, che prevede l’ineleggibilità o la decadenza di coloro che sono stati puniti dalla legge con una condanna da due a cinque anni. Violante, forse nella speranza di prendere il posto di Napolitano, che, prima o poi si dimetterà, ha lanciato un’ancora di salvataggio, dopo che nel 1996 aveva equiparato e messo sullo stesso piano tutti i morti in guerra, sia i partigiani che i fascisti o i nazisti. In altri termini si chiederebbe di applicare la legge solo a partire da quando essa è stata promulgata, senza renderla retroattiva. Così se, per esempio, un impiegato di banca ha rubato una somma prima della data della legge, e, per questo è stato licenziato, può chiedere di essere di nuovo assunto, perché la legge è stata fatta dopo la data della rapina.

Così, ancora una volta le vicende  personali si incrociano con quelle politiche, in un groviglio incredibile: la finta abolizione dell’IMU, è compensata  da una Service tax, forse più pesante, ma tutto è utile per cantar vittoria, anche se non è stata restituita, come promesso da Berlusca, l’IMU 2012 sulla prima casa, quella del 2013 è stata condonata a metà: solo la rata di 2,5 miliardi da pagare a settembre, è stata  confermata abolita e non sono ancora stati trovati i soldi per la rata di dicembre. Ancora una volta berluscazzo ne esce vincitore a parole, come se fosse stato solo lui a votare per l’abolizione dell’IMU e come se gli altri siano tanto cattivi da mettere tasse, mentre lui le leva. Non è così, ma  è importante far credere che sia così.  Non ci resta che piangere; e pensare che l’occasione per eliminare il morto in mezzo alla casa, cioè il solito berluscazzo l’avevamo avuta quando bersani  provò  a fare un governo con l’appoggio dei cinquestellati. Non hanno accettato A quest’ora non sentiremmo più parlare del pornoduce e della sua schiera di servi.(S.V.)

( 29 agosto 2013 )



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