Spiagge libere addio
ecco il mare "privatizzato"
Viaggio da Balestrate a Cefalù tra lidi a pagamento e ville costruite sugli scogli con i proprietari che stabiliscono chi e quando può avere accesso al mare. Pochissime porzioni di litorale sono a disposizione gratuita dei bagnanti
di GERALDINE PEDROTTI
TAG Mare, abusivismo Cancelli, lucchetti, sbarre, muretti e staccionate. Divieti di balneazione e spazzatura ovunque. Questo è il mare a Palermo e provincia, dove su 185 chilometri di costa solo 98 sono balneabili, il resto è inquinato da scarichi fognari. E ai chilometri "puliti" bisogna sottrarre le zone occupate dagli stabilimenti balneari e i tratti resi inaccessibili dalla privatizzazione della costa, chiusa tra le ville costruite negli anni Settanta. Con il risultato che, a conti fatti, andare a mare nel Palermitano diventa un'impresa.
Nel capoluogo. A Palermo su 28 chilometri di litorale 17 non sono balneabili e sono solo 11 i chilometri dove è possibile fare il bagno. E i pochi tratti di costa pulita sono in mano ai lidi privati. A Mondello, per esempio, sono solo tre i tratti di costa libera dalle cabine e dagli spazi con lettini e sdraio della Italo Belga, ma si tratta di aree lunghe nemmeno venti metri e prese d'assalto dai palermitani. Qualche centinaio di metri dopo, invece, c'è la Riserva di Capo Gallo, dove l'ingresso è sbarrato da un cancello e per entrare bisogna pagare. I proprietari della strada privata, infatti, chiedono il pagamento di un pedaggio: 50 centesimi se si passa a piedi, due euro per gli scooter, cinque per le auto e 15 per i camper.
Non volendo pagare, ci si può spostare verso l'Addaura, ad "Acapulco" dove, da almeno dieci anni, una famiglia gestisce abusivamente un lido dotato di tutto, dalle sdraio al bar con tavolini e sedie. Nonostante l'estate scorsa le forze dell'ordine abbiano sequestrato lo stabilimento, dopo un anno tutto è di nuovo al suo posto.
Da Aspra a Trabia. Lasciandosi alle spalle la città si incontra Aspra, con un lungo tratto di spiaggia libera in totale stato di abbandono, tra rifiuti e scarichi fognari che finiscono sulla sabbia. Proseguendo ancora e percorrendo la statale che va da Santa Flavia a Trabia il mare scompare, inghiottito dal cemento: 18 chilometri di litorale chiuso, dove sono solo una decina gli accessi liberi.
Il resto è monopolio delle centinaia di ville costruite a due passi dalla riva, che hanno sbarrato quasi del tutto la costa. Nei pochi tratti di litorale "aperto al pubblico" regnano, il più delle volte, sporcizia e divieti di balneazione, e chi vuole prendere il sole deve sottostare comunque al diktat dei proprietari delle case, che gestiscono in totale autonomia l'apertura dei tratti di costa pubblica. Succede, per esempio, che a Mongerbino i privati abbiano stabilito le date di inizio e fine della stagione balneare (da giugno a settembre, mentre la Regione le fissa da aprile a fine ottobre), chiudendo l'unico accesso alla spiaggia per tutto il resto dell'anno. Una consuetudine accettata dallo stesso Comune di Santa Flavia, dentro i cui confini si trova Mongerbino, che con una delibera ha autorizzato la decisione dei privati.
Da Campofelice a Cefalù. Per trovare un tratto di costa libero da stabilimenti bisogna arrivare fino a Campofelice di Roccella, a 50 chilometri da Palermo. Qui una spiaggia chilometrica unisce Campofelice a Lascari: circa cinque chilometri di litorale quasi del tutto liberi, un caso più che raro nel palermitano. Basta, infatti, spingersi fino a Cefalù, dove negli ultimi anni la spiaggia è stata data in pasto ai lidi, ben sei in un solo chilometro di costa. Tra uno stabilimento e l'altro tratti di spiaggia libera, piccoli fazzoletti di sabbia che non misurano più di 50 metri di lunghezza.
Da Isola a Balestrate. La situazione non migliora dalla parte opposta della provincia. Tra Isola delle Femmine e Capaci poco più di un chilometro di litorale è nelle mani dei lidi privati. A Isola gli stabilimenti sono ben tredici su mille metri di spiaggia. Lidi attaccati l'uno all'altro, quindi fuori legge secondo le norme della Regione, e appena quattro tratti liberi, che nessuno pulisce. Per trovare una spiaggia libera e pulita bisogna percorrere 60 chilometri e raggiungere Trappeto e Balestrate.
La costa del Palermitano, spiegano dall'assessorato regionale all'Ambiente, è quella con il più alto numero di licenze rilasciate ai lidi.
Non esistono regole che determinino le concessioni per gli stabilimenti e, in assenza di leggi, ognuno fa quello che vuole. "Ogni Comune bagnato dal mare - spiegano dall'assessorato all'Ambiente - è obbligato alla redazione del Piano di utilizzo del demanio marittimo, una sorta di piano regolatore della costa dove vengono stabilite le aree da dare in concessione ai lidi e quelle libere". Ma sono pochissimi i Comuni che hanno provveduto e, chi l'ha fatto, aspetta da oltre un anno il via libera dalla Regione. Con il risultato che, tra ville e stabilimenti, il mare a Palermo e provincia è stato consegnato nelle mani dei privati.
Articolo Pubblicato su La Repubblica – Palermo il 09 agosto 2013
NOTA: L'articolo non fa riferimento alla concessione della Spiaggia Pozzillo di Cinisi, in pietoso stato di abbandono, alla mini spiaggia Magaggiari di Cinisi, dove, malgrado lo spazio ridottissimo, è stata assegnata una concessione che, di fatto, ne privatizza la metà, non parla del Solarium, che privatizza un suggestivo angolo di costa, non parla del degrado della spiaggia di San Cataldo, dove si riversano i liquami di Partinico, Borgetto, Montelepre, Giardinello e, soprattutto, quelli della distilleria Bertolino, non parla della spiaggia Ciammarita di Trappeto,in costante stato di degrado e di altri angoli8 di mare dove, per entrare si deve pagare. Il che richiama a uno slogan che girava nel '68: "Quando la merda avrà valore, i proletari resteranno senza culo" (S.V.)