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Telecom parla spagnolo? Ma il made in Italy è già morto da tempo

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Telecom parla spagnolo? Ma il made in Italy è già morto da tempo

Mercoledì, 25 Settembre 2013 10:36

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di Mari Albanese

 

Immaginiamo un bel supermercato, anzi un immenso centro commerciale in cui puoi trovare davvero di tutto e a prezzi stracciati. Puoi trovare il reparto alimentari con decine e decine di ottimi prodotti: dall'olio, all'orzo bimbo ai cioccolatini. Per i fanatici della moda e dei gioielli ci sono anche le migliori firme e boutique, per non parlare della telefonia!

 

Ecco, l'Italia è un enorme centro commerciale meta dei carrelli delle multinazionali straniere. A noi comuni cittadini non è consentito l'accesso per ovvie ragioni, ma l'ingresso non è precluso a quanti desiderano comprare pezzi di Made in Italy per trapiantarli altrove. Non è una bufala, è la triste realtà. È di ieri la notizia che Telecom Italia, la storica azienda della telefonia italiana, verrà acquisita entro un anno dalla spagnola Telefonica, in modi e tempi che solo gli esperti di alta finanza capirebbero fino in fondo: si tratta infatti di un complicato gioco di scatole cinesi finanziarie. Qualcuno potrebbe obiettare che non c'è nulla di strano, che da vent'anni ormai il centro commerciale italiano vende e svende i propri prodotti migliori, ma la domanda che sorge spontanea è "Perché?".

 

Intanto si sta per allungare la triste ed emblematica lista. Il popolo italiano quando va al supermercato a fare la spesa sa ad esempio che la multinazionale olandese Nestlè ha comprato la Buitoni e la Perugina? Quando si regalano gli ormai famosi cioccolatini degli innamorati, ci si chiede quanto siano italiani? Eppure Shakespeare non a caso aveva ambientato una delle sue opere più romantiche, Romeo & Juliet, proprio qui da noi, ispirandosi alla bella novella, Giulietta e Romeo, del vicentino Luigi Da Porto... anche lui aveva riempito i carrelli e in tempi non sospetti? Quando compriamo il latte Parmalat, i formaggi Galbani o Invernizzi, sappiamo che sono in mano alla francese Lactalis? Per non parlare della Star e dei suoi dadi con la confezione identica e rassicurante ormai da anni, sembra di utilizzare i vecchi sapori della nonna, ma con una bella variante spagnola che si chiama Agrolimes. E del riso Scotti, passato in parte alla spagnola Ebro food, ne vogliamo parlare? Gli spumanti Gancia venduti addirittura al magnate russo della vodka Tariko e l'Orzo bimbo ai francesi... Vogliamo continuare con la Birra Peroni che va a finire addirittura in Sudafrica? E dulcis in fundo anche il top della moda italiana è nei carrelli stranieri: Valentino ad una multinazionale del Qatar, Fendi, Emilio Pucci e Acqua di Parma alla francese LVMH e Gucci, Sergio Rossi, Bottega Veneta alla francese PPr.

 

Incredibilmente vero... come vera è stata l'acquisizione dei Supermercati GS (Giesse) da parte della Francese Carrefour, tasse pagate altrove e prodotti sempre meno italiani, giusto per non farci mancare nulla! E l'altra spina nel fianco del governo italiano, ovvero L'Alitalia, per il 25% è già in mano ad Air France-Klm... che ha già fatto sapere che vorrebbe salire al 50 per cento della proprietà.

 

Quindi cari lettori, perché stupirci se anche la Telecom passa in mano agli spagnoli? Noi siamo stati sempre terra di conquista e potrebbero apparire fuori luogo le affermazioni che arrivano da centro, sinistra e destra.

 

Infatti i partiti chiedono conto e ragione all'attuale governo, dal Pd al Pdl, al Movimento 5 stelle, come se negli scranni del potere ci stessero fantasmi o gente caduta dal nulla che non sa che pesci prendere. Come se in quelle comode poltrone non stessero seduti i loro uomini e le loro donne che delle politiche industriali non si sono mai fatto carico, nonostante i loro lauti ed allettanti stipendi. A ciò si aggiunge un altro strano fenomeno: le multinazionali della chimica e della meccanica, settori in difficoltà, che fuggono dall'Italia investono nel nostro agroalimentare ad alta redditività (con grandi performance sul lato delle esportazioni) e il passaggio di proprietà significa spesso svuotamento finanziario delle società acquisite, delocalizzazione della produzione, chiusura di stabilimenti e conseguente perdita di occupazione.

 

Tutti noi sappiamo che si è iniziato con l'importare materie prime dall'estero per produrre prodotti tricolori (Addirittura aranciate con agrumi maghrebini e spagnoli!). Poi si è passati a rilevare i marchi storici e l'ultimo "step" è, come accade sempre più spesso, la chiusura degli stabilimenti. Alla faccia dei lavoratori e dei sacrosanti posti di lavoro che ovviamente saranno i primi a essere falciati.

 

Che ne penserà il popolo italiano? Comprerà ancora indifferente il Made In Italy che di Italy non ha più nulla? Il timore è che gli italiani, purtroppo, continueranno silenti a subire e sorridere. Viva a' pasta e u manduline...

 

( 25 settembre 2013 )



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