La crisi, l’Italia, l’Europa
Parlano del malato, ma si guardano bene dal citare la malattia. E, soprattutto, la terapia da seguire per guarirla. La nuova crisi di governo che sta travagliando questa povera Italia, ci viene spiegata dai media nazionali come una ripicca tra un ricco signore che sta per essere messo fuori gioco, e una classe politica dirigente che sta facendo di tutto per evitare il tracollo definitivo del Paese. L’ipocrisia di giornali e televisioni ha ormai raggiunto il culmine. La disinformazione, ad ogni livello, è un fatto assodato e conclamato. Si parla di questa fantomatica crisi, come se fosse una specie di periodo transitorio che prima o poi potremo lasciarci alle spalle. E tutto ciò che ci gira intorno, compreso governo e risoluzione dei problemi economici che hanno messo in ginocchio imprese e famiglie, nascerebbe dal lavoro che si sta facendo per fronteggiare il critico trend negativo. Cerchiamo quindi di decriptare questo fasullo messaggio mediatico per comprendere quale sia realmente la situazione che stiamo vivendo.
Contrariamente a quanto è avvenuto in passato, quanto ci sta accadendo adesso non è più solo il frutto della tradizionale inettitudine della classe politica italiana. Non stiamo vivendo, tanto per capirci, i soliti intrallazzi tra politicanti di basso mestiere che litigano tra di loro per essere i primi a mettere le mani sulla cassa. Quello che sta succedendo va ben oltre le nostre teste, è il frutto di una strategia mondiale del grande capitale che sta cercando di imporsi sulle Nazioni, sottomettendo una volta per tutte le politiche nazionali ai propri disegni. Ha cercato di dirlo, a modo suo, anche Papa Francesco, quando ha pubblicamente denunciato l’operato dei Poteri Forti (definiamoli così per facilità d’uso), a livello globale. Sembrava il solito sermone di un Pontefice che parlava ai fedeli, ma non lo era. E vediamo perché. Fino a una quindicina d’anni fa i grandi capitalisti, cioè coloro che riescono a muovere enormi masse di denaro da un continente all’altro, condizionando le economie nazionali e il famigerato Spread, si accontentavano di intervenire su ogni singolo Paese in base alle proprie esigenze. Poi, hanno capito che potevano fare di più. Per quanto ci riguarda, il piano che ha intrappolato l’Italia e altri 26 Stati sovrani, si è chiamato Unione Europea. Nell’immaginario collettivo, la UE doveva essere la casa comune di noi europei. Nei fatti, era la longa manu del grande capitale per togliere autonomia politica e decisionale ad ogni singolo Stato membro, imponendo regole precise che non potessero essere messe in discussione dal libero voto dei popoli. La UE non è una federazione di Stati sovrani, bensì soltanto un centro di potere economico, i cui vertici decidono sulla base degli interessi dei Paesi più forti. Un direttivo che controlla la vita di tutti coloro che ne fanno parte. Il cuore di questo organismo si chiama Banca Centrale Europea, della quale fanno parte le Banche Centrali di ogni singolo Paese. Il problema è che ogni Banca Centrale non è statale, non è quindi sotto il controllo del potere politico, democraticamente eletto, del Paese cui appartiene. La Banca d’Italia, per esempio, non è un ente statale. La Banca d’Italia, invece, è un organismo privato formato dall’insieme delle banche italiane. Dunque, il nostro rappresentante all’interno della BCE, è un signore che viene nominato dai banchieri italiani e, certamente, non viene eletto dal popolo italiano. A sua volta, il presidente della BCE, viene nominato dagli altri rappresentanti della comunità bancaria europea. Dunque, anche lui è un privato che non conosce alcuna forma di pubblica elezione. Il problema è che, entrando nella moneta unica, ogni singolo Paese rinuncia alla propria facoltà di battere moneta. Quindi, non può agire sul gioco della svalutazione strumentale, come ha sempre fatto l’Italia, per stare al passo dei mercati internazionali. Sì, ma se non può battere moneta, da chi li prende i soldi uno Stato sovrano? Dalle concessioni che riceverà dalla BCE, secondo precise regole comunitarie. Nell’infelice caso di un gigantesco debito nazionale, come quello italiano, la BCE impone poi allo Stato membro, un pagamento annuale per smaltire negli anni il deficit raggiunto. Nel caso italiano si parla di oltre 42 miliardi l’anno per vent’anni. E’ chiaro che, a queste condizioni, ben presto i soldi in circolazione non basteranno. Il governo in carica allora dovrà rifornirsi dalle tasche dei propri cittadini, imponendo tasse, accise e balzelli vari. Da qui l’IMU, l’IVA e chissà quanto altro ancora. Il risultato è che nessuno dispone più dei capitali per investire. A eccezione, ovviamente, dei soliti mega capitalisti (vedi FIAT, grandi famiglie e multinazionali), la cui attività non è legata alle sorti di un solo Paese. Tutto questo per poter dire che siamo dentro l’area Euro!
Ma chi l’ha voluto questo disastroso sfacelo dell’economia italiana? Chi ha voluto che abbandonassimo la nostra vecchia e amata Lira per passare all’Euro killer? Materialmente parlando, a imporre l’Euro è stato l’entourage di Romano Prodi e compagni. Dietro di loro, ovviamente, c’erano quei Poteri Forti che controllano la finanza e l’economia mondiale. Esperti internazionali e alcuni Premi Nobel (vedi Milton Friedman), avevano avvertito che l’operazione si sarebbe rivelata un disastro completo. La differenza tra le diverse economie europee non avrebbe consentito di sopportare una moneta unica. Ma l’obiettivo era un altro. Se l’Italia fosse rimasta fuori dall’Euro, il gioco della svalutazione avrebbe consentito alle imprese italiane di essere molto competitive sui mercati mondiali. In altre parole, le nostre aziende avrebbero prosperato, mettendo in crisi altri Paesi europei manifatturieri, quale, ad esempio, la Germania. E’ per questo che l’Italia doveva entrare nell’Euro: per andare in crisi, deindustrializzarsi e non essere più competitiva. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: più di dieci milioni di italiani alla fame, l’industria a pezzi, nessuna prospettiva di uscire da questo girone infernale diretto dalla BCE.
La cosa più interessante è che per raggiungere questo scopo, i Poteri Forti non si sono serviti di partiti di centro-destra, da sempre collegati idealmente al capitale, bensì del partito più forte della sinistra: il Partito Democratico. Bisogna riconoscere che l’ex agente segreto britannico John Coleman aveva ragione quando, nel suo libro “Il Comitato dei Trecento”, diceva che il grande capitale si guarda bene dall’appoggiare partiti moderati o di centro-destra. Appoggia, invece, partiti rappresentativi della sinistra affinché guadagnino milioni di voti e, alla grande massa, non facciano sospettare nulla. Pensateci: nonostante il disastro dell’Euro killer, nonostante stipendi e pensioni abbiano perso la metà del loro potere d’acquisto, nonostante sia evidente che l’Euro e l’Europa ci stanno distruggendo, non un solo sindacato si è mai espresso pubblicamente contro tutto questo sfacelo. Si limitano a parlare di “crisi” come se fosse un’entità astratta e passeggera. Lanciano accuse generiche e non mirate, stando ben attenti a non parlare mai di Euro e di Eurozona. Per essere i rappresentanti del popolo lavoratore, dovrebbero vergognarsi fino alla radice dei capelli. E non parliamo poi di un partito come il PD, il cui concorrente di maggior prestigio alla segreteria nazionale, cioè Matteo Renzi, per prima cosa va a farsi benedire dalla Merkel prima di sottoporsi al giudizio degli iscritti.
E giungiamo così all’attuale crisi di governo. Enrico Letta dirige un esecutivo che si potrebbe definire un Monti bis. L’impostazione è la stessa: completo asservimento all’Europa, sopravvivere cercando poco per volta di convincere gli italiani che devono abituarsi a essere più poveri e disgraziati, difesa dei pochissimi che continuano ad avere in mano le sorti di ciò che resta dell’economia.
Berlusconi, invece, era il nemico da abbattere. A parte tutte le pecche dell’uomo, e la sua chiarissima volontà di restare in politica con uno pseudo partito asservito ai suoi voleri, Berlusconi è stato comunque l’unico ad aver detto chiaramente nel 2011 a Merkel e compari che, alle attuali condizioni imposte dall’Europa, l’Italia sarebbe stata costretta a uscire dall’Euro. Una simile notizia non poteva che allarmare i teutonici difensori della moneta unica. Addio benessere “made in Germany for Germany”: se l’Italia fosse uscita dall’Euro, altri Paesi avrebbero avuto la stessa tentazione (Grecia, Spagna, Portogallo e addirittura anche la Francia), mandando a rotoli la supremazia germanica in Europa. No, Berlusconi doveva sparire. Con qualunque mezzo. E in Italia i sistemi per boicottare qualcuno non mancano davvero. Arriviamo così a quanto sta accadendo in questi giorni. Siamo ad un passo dall’allontanamento del senatore Berlusconi dal Parlamento, seguirà un mandato di cattura per fargli scontare la sua pena, già passata in giudicato, e la sua definitiva neutralizzazione sul piano politico. Come avrebbe dovuto reagire uno come lui nei confronti di un governo (del quale era alleato) che lo abbandonava a se stesso? Le dimissioni dei suoi ministri sono la naturale conseguenza di questo stato di cose. Con tutte le relative incognite per il prossimo futuro…
Non c’è dubbio che se in questo momento un partito politico, quale che sia, dicesse la verità sull’Europa e si impegnasse a ridiscutere tutti i trattati che ci legano mani e piedi ai nostri carcerieri di Bruxelles, prenderebbe una valanga di voti. Invece, l’unico partitino che accenna appena a questo problema è “Fratelli d’Italia”, una formazione di destra che con il suo misero 3% di voti non fa paura a nessuno. Anche i Cinque Stelle, che tante speranze avevano suscitato in un primo momento, sembrano volersi cautelare contro un eventuale attacco allo strapotere europeo. “Chi si mette contro i Poteri Forti è un uomo morto”, si sente dire in privato tra i seguaci di Grillo. Forse non siamo già morti, ma non c’è dubbio che ormai non mancherà molto. Per cui, o qualcuno si risveglia e si decide a dire la verità alla gente, oppure sarà finita. E questa volta per sempre.
Rino Di Stefano