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I falsi democratici e i trucchi della falsa democrazia.

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I falsi democratici e i trucchi della falsa democrazia

 Il termine “democrazia” è stato usato e abusato. Quello che avrebbe dovuto essere “governo del popolo”, per garantire a tutti le stesse condizioni di libertà, di giustizia e di azione, è rimasto, come sempre un vantaggio di pochi, cioè dei più ricchi o di coloro che occupano i gradini più alti della  scala sociale. Nelle democrazie borghesi sono state spacciate per governo di tutti le oligarchie che hanno mantenuto saldamente in mano il potere: sono loro a decidere chi deve essere candidato, chi deve essere eletto, quali sono i limiti entro i quali si può spostare un’apertura o una chiusura delle regole democratiche. Sono loro che decidono come orientare il voto, attraverso un sapiente controllo di tutto ciò che produce consenso elettorale, dai mezzi d’informazione, all’economia, all’assistenza pubblica, al clientelismo. Una delle più elementari regole della democrazia è, o dovrebbe essere, il sistema proporzionale: ogni forza politica e ogni gruppo di cittadini dovrebbe avere il diritto ad essere rappresentato: in tal senso dovrebbero essere studiate tutte le garanzie possibili per dare rappresentanza e voce alle minoranze. E invece si è creato il sistema maggioritario, che consente la rappresentanza solo a chi vince ed esclude i perdenti, anche per un solo voto di differenza. Il 61 a zero in Sicilia nel 2001 è stata la conferma più abnorme di questa assurdità, sostenuta anche dalle forze di sinistra, che hanno dovuto ricorrere al “mattarellum”, cioè alla quota proporzionale di un quarto degli eletti, per essere ancora presenti. Invece si è pensato allo sbarramento del 3, del 5 per cento, adesso si dice, addirittura del 7%. onde consentire l’ingresso in parlamento solo alla Lega ed escludere Vendola, Di Pietro, i Verdi e  Rifondazione. Con il Porcellum, la legge-porcata approvata come regalo natalizio per gli Italiani il 21.12.2005, viene ratificato un colpo di stato strisciante, ovvero abolizione della preferenza, e soprattutto il premio di maggioranza alla lista o alla coalizione che riceve più voti: sono tutti trucchi meschini per falsare le regole della democrazia e consentire la cosiddetta “governabilità” anche con un 30% di voti, eliminando le minoranze o riducendole a semplice rappresentanza, tuttavia ben foraggiata da stipendi, prebende, gettoni di presenza, sconti, scorte, esenzioni e privilegi vari. E’ chiaro che, in questi termini, parlare di democrazia diventa uno specchietto per le allodole. Secondo un trucco ormai collaudato, ci si preoccupa dei limiti delle democrazie in altri paesi e si tende ad offuscare i propri limiti. Cinquanta che protestano a Cuba o in Cina fanno più notizia di cinquecentomila che scioperano a Roma. Gli attuali partiti politici presenti in parlamento sono perfettamente d’accordo sullo studio di norme che consentano loro di sopravvivere e sbarrare l’accesso alle nuove forze. Il Porcellum è stato votato e approvato dal centrodestra, ma, da sinistra, non è stata mai espressa nessuna seria intenzione di cambiare questa legge che, per alcuni aspetti richiamava aspetti della defunta Unione Sovietica. La mistificazione è arrivata al punto di dire che i tipi come Fiorito, il ladro berlusconiano della regione Lazio, sono possibili perché alle regionali ci sono le preferenze, che quindi diverrebbero sinonimo di clientelismo. E perché? Forse che tutto il popolo sceglie solo coloro che lo corrompono o lo allettano con false promesse? Pare che siano tutti imbecilli gli elettori, mentre intelligenti sarebbero solo i segretari di partito. Queste strategie da furbetti, degni di essere processati per truffa alle norme della democrazia, sono sostenute all’unisono sia dal PD che dal PdL. Non si sono ancora resi conto che si scavano la fossa con le proprie mani e che il malcontento finisce con l’orientarsi verso forme demagogiche  distruttive, come quelle del  Movimento a Cinque stelle, che  continua a macinare consensi e a mettere in crisi la sopravvivenza   della partitocrazia e la sua fame di denaro pubblico. Fra l’altro, all’origine della crisi che stiamo vivendo c’è un meccanismo che ormai sta caratterizzando il nostro nuovo secolo, ovvero un ritorno al medioevo e alla scala gerarchizzata degli uomini in vassalli, valvassori, valvassini, militi. I ricchi hanno allargato, e continuano a farlo, i loro margini di profitto, e possono consentirsi di guazzare nel loro mondo dorato fatto di alberghi a 5 stelle, crociere, vacanze mitiche, negozi specializzati, griffe, gioielli ecc. I lavoratori, che hanno sempre meno soldi da spendere, non potendo comprare, bloccano il piccolo profitto, l’unico loro accessibile, e sono risucchiati da un cerchio di miseria e disoccupazione. Metti poi che non esiste più un partito cui fare riferimento per organizzare le lotte sociali e progettare una società nuova, basata su parametri ben diversi dagli attuali, ed hai un’idea di quanto ben poco sia cambiato da quel dieci per cento dei tempi di Pericle che avrebbe inventato ad Atene la democrazia. Quindi, niente democrazia, e neanche “aristocrazia”, perché “aristoi”, in greco significa “i migliori”:  figurarsi se i migliori erano i “berluscones”, o i montiani  “professori”, interamente al servizio dei “poteri forti”. Non c’è un governo dei migliori, ma di pochi, “oligoi”, e cioè un’oligarchia”, una “timocrazia”: il termine timos vuol dire “censo”, è un indicatore della ricchezza posseduta. Governo dei ricchi. Se  vogliamo addirittura usare un termine caro al fascismo potremmo chiamarla  una “plutocrazia”, in cui “plutos” è il dio denaro.

Salvo Vitale

Questa nota è stata scritta nel 2012 e presentata al Forum Sociale Antimafia a Cinisi. Da allora mi pare che nulla sia cambiato.

 

( 9 dicembre 2013 )



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