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Un'intervista a Salvo Vitale (Donato Savria)

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PERCORRENDO “100 PASSI” ALLA VOLTA: INTERVISTA A SALVO VITALE

Una testimonianza,  un ricordo, una voce fuori dal coro. Questa intervista nasce per colmare un vuoto,  per conoscere la storia di grandi uomini. Uomini così grandi, ma allo stesso modo così umili. Uomini di altri tempi. Chi è Salvo Vitale? Troppo poco dire “Professore” laureato in Filosofia all’Università di Palermo, troppo poco dire “Scrittore”, troppo poco chiamarlo “giornalista”. Salvo Vitale è un uomo che ha deciso come stare al mondo, un uomo che ha deciso di schierarsi e di combattere la mafia, era ed è un compagno di lotta di Peppino Impastato, ucciso con un attentato terroristico la stessa notte in cui fu assassinato Aldo Moro, 9 maggio 1978.

Attraverso una bella chiacchierata telefonica,  Salvo Vitale ci spiega e ci chiarisce alcuni passaggi della sua vita, della vita di una regione intera, la Sicilia, e soprattutto ci spiega come si fa a dire NO in un territorio  dove molto spesso  regna l’omertà!

Chi era per Lei Peppino Impastato?

Non è semplice rispondere a questa domanda, per me è stato un compagno di viaggio in una parte della mia vita, mi ha trasmesso alcuni valori, soprattutto sotto il profilo politico che ormai sono parte integrante del mio modo di essere. Con lui e grazie a lui ho capito che si può lottare per una società diversa; Scendendo nello specifico il punto sta nel fatto che non ci si sente rappresentati da nessuna forza istituzionale, ma nonostante ciò, si ha come strada maestra il “marxismo”.

 

Vitale – Impastato: “Battaglie Condivise”   dalla parte dei più deboli. Pensavate concretamente di riuscire a portare quel cambiamento tanto acclamato e osannato da quasi tutti i Partiti Comunisti del Mondo?

Le prime lotte riguardavano la costruzione della  terza pista all’aeroporto di Palermo, nel territorio di Cinisi. Manifestavamo e appoggiavamo la causa dei contadini, i quali si sono visti espropriare le proprie terre; quelle terre erano tutto per loro, erano cibo, acqua, lavoro, erano “vita”. Questa è stata solamente il primo impegno nel sociale. Dopo abbiamo continuato a esprimere questa forma di lotta nell’università. Nel ’68 abbiamo partecipato al grande movimento del cambiamento e per un mese abbiamo occupato la facoltà di Lettere e ci credevamo che le cose cambiassero. Avevamo delle idee ed eravamo convinti di ciò, quando dicevamo: “Fascisti e borghesi ancora pochi mesi”, lo pensavamo sul serio, pensavamo e combattevamo per far cambiare “il sistema” nel più breve tempo possibile.

1977 Nasce RADIO AUT, una radio libera, indipendente. Lei socio fondatore con Peppino Impastato, come ricorda questa esperienza?

L’esperienza della radio è durata per quasi quattro anni, tutto ebbe inizio nel maggio del ‘77. Durante il primo anno c’è stata la collaborazione attiva di Peppino Impastato, ma, dopo la sua morte, per diversi anni, abbiamo continuato a fare lo stesso tipo di lavoro. L’idea della radio aveva un obiettivo ben preciso: diventare uno strumento di controinformazione, indipendente dall’informazione che all’epoca facevano solamente la RAI e i giornali ufficiali. Cercavamo di portare “la politica alla gente”.

 

Nel 2012 la trasmissione più famosa di RADIO AUT, vale a dire “Onda Pazza”, ritorna in radio per ricordare e commemorare a distanza di trentaquattro anni quell’esperienza che ha cambiato il modo di fare informazione. Sappiamo che il merito di aver salvato alcune cassette è suo. Ci racconta cosa successe in quei giorni di maggio?

Subito dopo la morte di Peppino (9 maggio 1978), mi sono preso la briga di recuperare e nascondere alcune cassette, per la precisione sette registrazioni. Le presi e le ho conservate gelosamente per molto tempo. Le nascosi perché ci aspettavamo una perquisizione, che poi avvenne. In questi anni tramite il lavoro instancabile dell’associazione “Peppino Impastato” e tramite l’aiuto e il supporto di molti ragazzi siamo riusciti a far rivivere Onda Pazza in radio e siamo riusciti addirittura a stampare due libri contenenti tutti i discorsi dell’epoca.

 

Molti conoscono la situazione familiare di Peppino Impastato (figlio di un affiliato), per quanto riguarda Lei invece, come reagivano i suoi genitori alle sue scelte di vita? La sua famiglia appoggiava la lotta?

Tutti quelli del nostro gruppo, si sono trovati ad affrontare un grosso momento di rottura familiare, poiché tutte le nostre famiglie erano, non dico mafiose, ma, parafrasando proprio ciò che diceva Peppino c’erano “gli amici, gli amici degli amici, gli amici degli amici degli amici e così via”. Io personalmente ho dovuto lottare moltissimo inizialmente, però alla fine ero apprezzato. Ricordo che una volta, appena rientrato a casa da una diretta in radio, dove avevo parlato di Salvo Lima, mia madre (che aveva sentito tutta la trasmissione) mi gridò in un dialetto stretto: “Quando ti ammazzano, mi vestirò di rosso”, questa rappresentava la volontà di volermi difendere, a modo suo.

 

Dando uno sguardo più in generale e non soffermandoci solamente sulla sua regione natia, in altre parole la Sicilia, Lei crede che le associazioni che si occupano di Anti-Mafia siano abbastanza attive sul territorio nazionale?

Qualche associazione attiva c’è, mi riferisco soprattutto ai ragazzi di “Addio Pizzo” e ai ragazzi di “Libera”, ma è un’attività che da luogo a tutto un meccanismo legato a una sorta di “commercializzazione dell’anti-mafia”. In questo caso, quando alle spalle c’è una struttura economica abbastanza forte, diciamo che “funziona” fare antimafia. Mi riferisco, ad esempio, ai prodotti in vendita ricavati dalle terre confiscate alle mafie o cose del genere. Per cacciare la mafia dalle nostre terre (Sud) c’è ancora da aspettare molto, è un processo molto lento, ma non perdiamo mai la fiducia.

 

Ultima domanda, chi sono i mafiosi oggi?

I mafiosi, oggi come ieri, sono quelli che ti rubano il futuro. Il futuro che è propriamente nostro, quello che noi decidiamo di costruirci.

 

Ringrazio personalmente Salvo Vitale per la disponibilità e la cortesia con cui ha accettato l’intervista telefonica. Avrei voluto ascoltare queste storie e questi racconti per ore. Sentire una voce a tratti commossa, ma sempre fiera, un tono che solo l’esperienza può dare, fa immergere in un passato che è possibile rivivere solo attraverso i libri, attraverso la musica, attraverso i film e perché no, attraverso le registrazioni di RADIO AUT.

Voglio consigliare, per chi se lo fosse perso, un bellissimo film del 2001 di Marco Tullio Giordana: “I Cento Passi” –La storia di Peppino e degli amici siciliani.

Facciamo in modo che il sacrificio di queste persone non sia vano, continuiamo a credere nelle nostre idee, a “combattere” al fine di tenerle in piedi. Cerchiamo di smetterla con i nostri “continui lamenti” aspettando che gli altri facciano qualcosa. A testa alta, senza paura o vergogna, bisogna crederci, come fecero (e fanno ancora oggi) questi ragazzi siciliani.

EPPURE VOLARE SI PUO’

Donato Savria

7.12.2013

 

 

 

( 21 dicembre 2013 )



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